Nelle pieghe del tempo, tra manoscritti dimenticati e vite vissute al margine, a volte la letteratura ci restituisce tesori di inestimabile valore. È questo il caso di “Yonnondio”, il romanzo di Tillie Olsen, un’opera scritta negli anni Trenta del Novecento, rimasta a lungo incompiuta e che oggi, grazie alla casa editrice Marietti1820 e alla pregevole traduzione di Giovanna Scocchera, giunge finalmente ai lettori italiani. Un libro “doppiamente ritrovato”, come lo definisce la stessa traduttrice, che emerge dal passato con la forza di un urlo, raccontando una storia di miseria e speranza la cui eco risuona, potente e terribilmente attuale, nel nostro presente.
Un viaggio nel cuore infranto del sogno americano
“Yonnondio” ci trasporta nell’America della Grande Depressione, seguendo le strazianti vicende della famiglia Holbrook. Attraverso gli occhi della giovane protagonista Mazie, assistiamo al loro disperato peregrinare, dalle miniere di carbone del Wyoming alle fattorie in affitto del Nebraska, fino ai mattatoi e ai quartieri più poveri di Omaha, in una vana ricerca di una vita migliore. È il ritratto di un’umanità travolta dalla povertà, dallo sfruttamento e dalla violenza di un’America che ha tradito le sue stesse promesse. La narrazione, affidata alla voce della piccola Mazie, a quella della madre Anna e a un narratore onnisciente, dipinge un affresco crudo e al tempo stesso lirico della lotta per la sopravvivenza.
Il titolo stesso, mutuato da una poesia di Walt Whitman, racchiude il senso profondo dell’opera: “Yonnondio”, nella lingua della tribù irochese, significa “lamento per una perdita”. È il lamento per le vite spezzate, per i sogni infranti, per un’umanità oppressa e resa invisibile dalla storia ufficiale. Tillie Olsen, con la sua scrittura, restituisce voce a questi “invisibili”, senza idealizzazioni, ma mostrandone la cruda quotidianità, i corpi sfiniti e la tenerezza che, nonostante tutto, resiste alla miseria.
La storia di un libro, la storia di una vita
La genesi di “Yonnondio” è tanto tormentata quanto la storia che racconta. Tillie Olsen, nata nel 1912 da immigrati ebrei russi con un forte background di attivismo politico, iniziò a scrivere il romanzo a diciannove anni, nel 1932. Tuttavia, le urgenze della vita – la necessità di lavorare per mantenere la famiglia, l’impegno come madre e l’intensa attività politica e sindacale – la costrinsero ad abbandonare la stesura. Per decenni, il manoscritto rimase in una scatola, dimenticato in una soffitta.
Fu solo nel 1972 che il marito di Olsen ritrovò quegli appunti e bozze di capitoli. L’autrice intraprese allora un meticoloso lavoro di collazione, ricostruendo il filo narrativo senza però aggiungere o riscrivere nulla, per preservare l’autenticità e l’urgenza della “presa diretta” di quegli anni. Il romanzo fu finalmente pubblicato negli Stati Uniti nel 1974, rivelando al mondo una voce letteraria di straordinaria potenza.
Questa vicenda biografica è fondamentale per comprendere l’opera di Olsen e il suo saggio più celebre, “Silences”, in cui denunciava il silenzio imposto a molte voci “minori”: quelle degli emigrati, delle scrittrici, delle autrici nere, schiacciate dalle circostanze economiche e sociali. Un silenzio che lei stessa aveva conosciuto intimamente.
Una scrittura ruvida e poetica: la sfida della traduzione
Rendere in italiano la prosa di Tillie Olsen ha rappresentato una sfida significativa, come sottolineato dalla traduttrice Giovanna Scocchera. La lingua di “Yonnondio” è grezza, meno levigata rispetto a quella dei suoi racconti successivi, ma proprio in questa sua “ruvidità” risiede la sua potenza poetica. Scocchera racconta di aver dovuto “trovare spazio e posto tra i suoi silenzi”, quegli stessi silenzi che caratterizzano la poetica dell’autrice e la vita dei suoi personaggi. La vocalità del romanzo è fatta di non detti che esplodono in urla lancinanti, di sussurri che risuonano con parole potenti.
L’edizione italiana è arricchita da un prezioso saggio di Cinzia Biagiotti, che offre un’analisi approfondita della figura di Tillie Olsen e del contesto in cui sono maturate le sue opere, fornendo al lettore ulteriori strumenti per comprendere la portata di questo capolavoro ritrovato.
Perché leggere “Yonnondio” oggi
Nonostante sia stato concepito quasi un secolo fa, “Yonnondio” parla al lettore contemporaneo con una forza disarmante. I temi trattati – lo sfruttamento sul lavoro, la precarietà, la violenza domestica, il femminismo, la maternità in condizioni di povertà – sono gli stessi che leggiamo nelle cronache dei nostri giorni. L’opera di Olsen ci costringe a non distogliere lo sguardo dagli ultimi, dagli “invisibili” della nostra società.
In un’epoca segnata da profonde disuguaglianze sociali e dalla crisi delle grandi narrazioni, la voce di Tillie Olsen emerge come un monito e un incitamento alla resistenza. “Yonnondio” non è solo un romanzo, ma un documento umano e letterario di eccezionale valore, un’opera che ci ricorda come la letteratura possa essere uno strumento potentissimo per infrangere i silenzi e dare forma alla sofferenza, alla dignità e all’indomita speranza dell’essere umano.
