Il rombo dei motori sta per scuotere ancora una volta le dune dell’Arabia Saudita. Mancano poche ore al via della Dakar 2026, il rally raid più iconico e massacrante del pianeta, che quest’anno si svolgerà dal 3 al 17 gennaio. L’edizione odierna non è solo il palcoscenico di sfide umane e meccaniche portate all’estremo, ma segna anche l’apertura ufficiale del World Rally-Raid Championship (W2RC) 2026 e, soprattutto, l’attesissimo debutto in forma ufficiale di un nome che evoca avventura e robustezza: Defender. Il marchio britannico entra nell’arena con tre equipaggi pronti a dare battaglia nella neonata e affascinante categoria “Stock”, riservata a veicoli strettamente derivati dalla produzione di serie.
Il Progetto Defender: Ritorno alle Origini con Tecnologia del Futuro
La decisione di Jaguar Land Rover di schierare un team ufficiale Defender alla Dakar non è casuale. Rappresenta un ritorno alle radici del marchio, un omaggio alle vittorie dei Range Rover nelle prime edizioni della Parigi-Dakar del 1979 e 1981, ma con uno sguardo decisamente rivolto al futuro. Competere nella categoria “Stock” è una dichiarazione d’intenti precisa: dimostrare che la robustezza, l’affidabilità e le prestazioni estreme della nuova Defender non sono solo uno slogan di marketing, ma una realtà tangibile, testata nel laboratorio più severo al mondo. Le tre vetture in gara, battezzate Defender Dakar D7X‑R, sono un concentrato di ingegneria che unisce il DNA del modello di serie a modifiche mirate per la competizione.
Analisi Tecnica: La Fisica della Defender Dakar D7X‑R
Dal mio punto di vista di fisico e ingegnere, la D7X-R è un affascinante studio di ottimizzazione. La base di partenza è la scocca della Defender Octa, il modello di produzione più performante, costruita sulla stessa linea di assemblaggio nello stabilimento di Nitra, in Slovacchia. Questo garantisce che il cuore del veicolo, l’architettura monoscocca in alluminio D7x, sia identico a quello che ogni cliente può acquistare. Le modifiche, pur sostanziali, rispettano i rigidi regolamenti FIA della categoria “Stock”.
Tra gli interventi più significativi troviamo:
- Geometria e Sospensioni: La carreggiata è stata allargata di 60 mm e l’altezza da terra notevolmente aumentata, per una stabilità superiore e una capacità di superamento ostacoli senza precedenti. Il sistema di sospensioni è stato riprogettato in collaborazione con Bilstein, con ammortizzatori heavy-duty (coil-over all’anteriore e doppi al posteriore) capaci di assorbire le immense sollecitazioni energetiche imposte dalle dune e dai terreni rocciosi.
- Motore e Sostenibilità: Il cuore pulsante è il motore V8 biturbo da 4,4 litri, meccanicamente invariato rispetto alla versione di serie della Octa. La vera innovazione risiede nell’alimentazione: un carburante sostenibile a basso contenuto di carbonio, in linea con le nuove direttive della FIA e l’impegno di Defender verso un motorsport più consapevole. Sebbene un restrittore all’aspirazione, imposto dal regolamento, ne limiti la potenza massima rispetto ai 635 CV della versione stradale, la curva di coppia rimane il punto di forza cruciale per districarsi sulla sabbia soffice.
- Raffreddamento e Protezione: Per sopravvivere alle temperature estreme del deserto, il sistema di raffreddamento è stato potenziato, sostituendo i tre radiatori standard con un’unica unità sovradimensionata, coadiuvata da ventole ad alta efficienza e filtri antiparticolato per proteggere le prese d’aria dalla sabbia abrasiva.
- Dettagli da Corsa: Completano l’allestimento un serbatoio di sicurezza da ben 550 litri per affrontare le tappe marathon, un impianto frenante specifico con pinze a sei pistoncini all’anteriore, pneumatici da 35 pollici, un roll-cage integrale omologato FIA e tutta la strumentazione di navigazione necessaria per orientarsi nel nulla.
Un Trio di Piloti per Puntare alla Gloria
Per un debutto così ambizioso, Defender ha messo insieme una formazione di piloti che bilancia esperienza, velocità e visione. Un mix esplosivo che promette scintille.
- Stéphane Peterhansel – “Mr. Dakar”: Con 14 vittorie all’attivo (sei in moto e otto in auto), il francese è una leggenda vivente del rally. La sua immensa esperienza, la capacità di leggere il deserto e di gestire la meccanica in condizioni critiche sono un patrimonio inestimabile per lo sviluppo della vettura e per la strategia di gara. Al suo fianco siederà il navigatore connazionale Mika Metge.
- Rokas Baciuška – La Giovane Furia: Il 26enne lituano è uno dei talenti più brillanti emersi negli ultimi anni. Già tre volte campione del mondo W2RC nelle categorie SSV e Challenger, ha dimostrato una velocità impressionante e una determinazione d’acciaio. Il suo passaggio alla categoria Stock con un team ufficiale rappresenta il salto di qualità definitivo. Sarà navigato dall’esperto Oriol Vidal. Già nella prima tappa, Baciuška ha fatto la storia, vincendo nella categoria Stock e diventando il primo pilota a vincere tappe in quattro diverse categorie FIA W2RC (Ultimate, Challenger, SSV e Stock).
- Sara Price – La Pioniera Americana: Ex campionessa di motocross e vincitrice di tappa alla sua Dakar di debutto nel 2024, Sara è un simbolo di tenacia e talento. È stata la prima donna americana a vincere una speciale della Dakar, un’impresa che l’ha proiettata nell’olimpo del motorsport. La sua presenza nel team non solo ha un forte valore mediatico, ma porta una prospettiva fresca e una grinta non comune. Il suo co-pilota sarà Sean Berriman.
La Sfida Oltre la Gara
L’avventura di Defender alla Dakar 2026 è molto più di una semplice competizione. È un laboratorio a cielo aperto per testare soluzioni tecnologiche che un giorno vedremo sulle auto di tutti i giorni. È una piattaforma per promuovere un approccio più sostenibile al motorsport. Ed è, infine, una celebrazione dello spirito di avventura che da sempre anima l’uomo e la macchina nella sfida contro gli elementi. Con un veicolo così radicato nella produzione e un team di questo calibro, Defender non partecipa solo per esserci: lancia un guanto di sfida ai veterani della categoria e si candida a scrivere un nuovo, emozionante capitolo nella storia della Dakar.
