Roma – Un’ondata di odio digitale, violenta e inaccettabile, si è abbattuta sull’attrice Beatrice Arnera. Minacce di morte, insulti sessisti e persino inviti al suicidio sono diventati una drammatica costante nella sua vita da diversi mesi. Una persecuzione nata in seguito alla fine della sua relazione con il comico Andrea Pisani, padre di sua figlia, e all’inizio di un nuovo capitolo sentimentale al fianco del collega Raoul Bova. Stanca e amareggiata, Arnera ha deciso di rompere il silenzio, pubblicando sulle sue storie di Instagram alcuni degli agghiaccianti messaggi ricevuti, per denunciare una situazione divenuta insostenibile e per difendere il diritto fondamentale di ogni individuo alla libertà personale e sentimentale.
La genesi dell’odio: un podcast e una narrazione a senso unico
Nel suo lungo sfogo, Beatrice Arnera individua con precisione il momento in cui la campagna d’odio nei suoi confronti ha subito un’escalation. “Sono mesi che vivo questa condizione. Mesi. Precisamente dall’uscita della pirotecnica puntata del basement in cui Gazzoli si improvvisa psicoterapeuta e il padre di mia figlia racconta una storia piena di inesattezze“, ha scritto l’attrice. Il riferimento è all’intervista rilasciata da Andrea Pisani al podcast “Passa dal BSMT” di Gianluca Gazzoli, durante la quale il comico ha fornito la sua versione della fine della loro storia. Una narrazione che, secondo Arnera, ha distorto la realtà dei fatti, alimentando un’immagine di lei negativa e scatenando la furia degli “haters”. L’attrice sostiene che la sua relazione con Pisani fosse già conclusa da tempo prima di iniziare la frequentazione con Bova, conosciuto sul set della fiction “Buongiorno, mamma!”.
La vicenda ha diviso l’opinione pubblica, con una parte che ha mostrato solidarietà a Pisani dopo la sua testimonianza emotiva, e un’altra che ha condannato fermamente la violenza verbale scatenatasi contro Arnera. Proprio per questo, dopo aver inizialmente scelto il silenzio per proteggere la figlia e l’ex partner, l’attrice ha sentito la necessità di esporsi per mostrare la gravità del cyberbullismo che sta subendo.
“Non siamo sassi”: l’appello alla libertà e al rispetto
Il cuore del messaggio di Beatrice Arnera è un potente appello alla libertà di scelta e al rispetto per le decisioni personali, specialmente quelle femminili. “Una donna che si separa e mesi dopo sceglie di iniziare una nuova relazione è perseguitata da messaggi di odio, minacce e inviti al suicidio. Nel 2026. È inaccettabile“, ha dichiarato con forza. Le sue parole evidenziano un doppio standard di giudizio ancora troppo radicato nella società, dove le scelte di una donna sono spesso scrutinate e condannate con una ferocia inaudita.
“Nessuna donna dovrebbe avere paura di lasciare il proprio partner. Nessun essere umano dovrebbe provare vergogna o timore di subire ripercussioni se decide di lasciare il proprio partner“, ha continuato Arnera, sottolineando un principio che dovrebbe essere ovvio in una società civile. “Insegnerò a mia figlia che se non sta più bene, è libera di andarsene, da qualsiasi situazione. […] Perché grazie a Dio non siamo sassi, siamo esseri umani e se non stiamo bene dove siamo, siamo liberi di andarcene. E dovrebbe essere un diritto, che non dovrebbe subire conseguenze violente“. Un augurio amaro chiude la sua riflessione: “Ah buon anno nuovo! Vi auguro un anno pieno di libertà“.
La reazione di Andrea Pisani e il contesto del cyberbullismo
Di fronte alla gravità della situazione, anche l’ex compagno Andrea Pisani è intervenuto sui social, condannando senza mezzi termini gli attacchi rivolti alla madre di sua figlia. “Difficilissimo per me intervenire, difficilissimo per me non intervenire“, ha esordito, per poi definire l’aggressione virtuale “condannabile e sbagliato sotto ogni aspetto“. Una presa di posizione netta a difesa di Arnera, nonostante le divergenze personali, che sposta l’attenzione sul vero problema: l’odio online.
Il caso di Beatrice Arnera è, purtroppo, solo la punta dell’iceberg di un fenomeno dilagante. Il cyberbullismo e l’hate speech rappresentano una piaga sociale con conseguenze psicologiche devastanti per le vittime, che possono includere ansia, depressione, bassa autostima e, nei casi più estremi, pensieri suicidari. La facilità con cui si può diffondere l’odio dietro lo schermo di un dispositivo digitale, spesso protetti dall’anonimato, disinibisce e deresponsabilizza, portando a una disumanizzazione del bersaglio. La vicenda dell’attrice riaccende i riflettori sulla necessità di una maggiore educazione digitale, di leggi più efficaci per contrastare questi fenomeni e di una riflessione collettiva sulla responsabilità che ognuno ha nel creare un ambiente online più sicuro e rispettoso.
