Il mondo dell’imprenditoria italiana e, in particolare, quello del vino, è in lutto per la scomparsa di Arnaldo Caprai, spentosi all’età di 92 anni nella sua casa di Montefalco. Figura poliedrica e di straordinaria visione, Caprai è stato un pioniere che ha saputo intrecciare con successo due mondi apparentemente distanti: quello del tessile di alta qualità e quello della vitivinicoltura d’eccellenza. Il suo nome è indissolubilmente legato alla rinascita e all’affermazione globale del Sagrantino di Montefalco, un vitigno autoctono umbro che grazie alla sua intuizione è passato dall’essere una produzione quasi familiare a uno dei grandi vini rossi d’Italia e del mondo.

Dal Tessile alla Terra: Una Visione Imprenditoriale Unica

Nato a Torino il 18 luglio 1933, Arnaldo Caprai ha iniziato la sua carriera imprenditoriale nel dopoguerra, partendo da umili origini come figlio di un ferroviere. Con tenacia e acume, ha costruito un solido percorso nel settore tessile, fondando a Foligno aziende di successo come l’Italmaglia e diventando socio del prestigioso lanificio Cariaggi. La sua passione per il bello e per la tradizione lo ha portato a diventare il più grande collezionista di pizzi e merletti antichi, un patrimonio culturale che ha saputo valorizzare e integrare nella sua attività.

La svolta verso il mondo del vino avvenne nel 1971, un’epoca in cui l’agricoltura italiana viveva una profonda crisi legata alla fine della mezzadria e allo spopolamento delle campagne. Controcorrente, Caprai vide in quella crisi un’opportunità. Acquistò la tenuta Val di Maggio a Montefalco, inizialmente 42 ettari di cui solo una piccola parte vitata, con un sogno ambizioso: trasformare l’agricoltura in un’impresa moderna e valorizzare le immense potenzialità, allora quasi inesplorate, del Sagrantino.

La Rinascita del Sagrantino di Montefalco

Il Sagrantino, vitigno dalle origini antiche forse introdotto in Umbria dai frati francescani per la produzione di vino passito destinato ai sacramenti, era all’epoca un prodotto di nicchia, quasi sconosciuto al di fuori dei confini locali. Arnaldo Caprai intuì il potenziale di questo vitigno potente, ricco di tannini e capace di un lungo invecchiamento. Con una visione che univa il rispetto per la tradizione a una spinta costante verso l’innovazione, iniziò un meticoloso lavoro di recupero e valorizzazione.

La vera accelerazione arrivò nel 1986 (alcune fonti indicano il 1988), con l’ingresso in azienda del figlio Marco Caprai. Questo passaggio generazionale si rivelò cruciale. Marco, ereditando la passione e la lungimiranza del padre, impresse una svolta manageriale, avviando collaborazioni strategiche con l’Università di Milano e altri istituti di ricerca agronomica ed enologica. Questo approccio scientifico permise di studiare a fondo il vitigno, selezionare i cloni migliori e affinare le tecniche di vinificazione e affinamento.

I risultati non tardarono ad arrivare. Con l’annata 1993, il Montefalco Sagrantino DOCG “25 Anni” conquistò la critica internazionale, accendendo i riflettori su Montefalco e consacrando la cantina Caprai come sinonimo di eccellenza. Questo successo non solo portò fama all’azienda, ma funse da volano per l’intero territorio, stimolando la nascita di nuove cantine e lo sviluppo dell’enoturismo, creando un vero e proprio “modello Montefalco”.

L’Eredità di un Uomo “Ottimista e Generoso”

Arnaldo Caprai, insignito nel 2002 del titolo di Cavaliere del Lavoro per meriti in agricoltura, lascia un’eredità che va ben oltre i successi economici. Come ha ricordato il figlio Marco, è stato “un ottimista e un generoso” che ha sempre creduto nell’impresa, nello sviluppo e nel futuro, insegnando a guardare sempre avanti con passione e fiducia. La sua è stata una vita dedicata a “realizzare grandi imprese, con una visione generosa e con un profondo impegno sociale”.

Le istituzioni umbre, a partire dalla Presidente della Regione Stefania Proietti, hanno espresso profondo cordoglio, ricordandolo come “un uomo di straordinaria visione” e un “instancabile promotore delle eccellenze del nostro territorio”. Lascia la moglie Fiorella e i figli Marco, Luca e Arianna, tutti attivamente coinvolti nelle diverse realtà produttive del gruppo. I funerali si terranno nella chiesa di San Feliciano a Foligno.

Con Arnaldo Caprai scompare non solo un grande imprenditore, ma un ambasciatore dell’Umbria nel mondo, un uomo che ha saputo trasformare un sogno legato alla sua terra in una realtà di successo globale, dimostrando come la passione, unita a una visione chiara e a un lavoro meticoloso, possa portare frutti straordinari e duraturi.

Di atlante

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