ROMA – Il nuovo anno si apre con una svolta epocale per gli automobilisti italiani. Dal primo gennaio 2026, come previsto dalla Legge di Bilancio, è entrata in vigore la tanto discussa parificazione delle accise su benzina e gasolio. Una misura che pone fine a decenni di disparità fiscale a favore del diesel e che ridisegna la mappa dei costi alla pompa di rifornimento, con effetti immediati e tangibili per consumatori e imprese. La nuova aliquota unica è stata fissata a 672,9 euro per mille litri per entrambi i carburanti. Questo si traduce in una riduzione di 40,5 euro per la benzina e, specularmente, in un aumento di pari importo per il gasolio.

L’impatto sui listini, come ampiamente previsto dagli analisti, è quantificabile in circa cinque centesimi di euro al litro, IVA inclusa. Un calo per chi possiede un veicolo a benzina, un rincaro per la vasta platea di possessori di auto diesel, che in Italia rappresentano ancora circa il 40,9% del parco circolante. Una vera e propria inversione di tendenza che potrebbe portare, nel corso dell’anno, al sorpasso del prezzo del gasolio su quello della benzina.

La logica dietro la manovra: tra fisco e ambiente

Dal mio punto di vista, che unisce la fisica alla meccanica dei motori, questa manovra non è un semplice aggiustamento contabile. È un segnale forte, con radici che affondano sia nella necessità di armonizzazione fiscale europea, sia nelle direttive del Green Deal. L’obiettivo è eliminare i cosiddetti “sussidi ambientalmente dannosi” (SAD), tra cui rientrava la tassazione agevolata del gasolio. Sebbene i moderni motori diesel Euro 6 abbiano ridotto drasticamente le emissioni di CO2 rispetto ai loro omologhi a benzina, rimangono più critici per quanto riguarda gli ossidi di azoto (NOx) e il particolato fine, agenti inquinanti con un impatto diretto sulla qualità dell’aria e sulla salute umana. La parificazione delle accise, quindi, va letta come un disincentivo all’uso del diesel, spingendo il mercato verso soluzioni di mobilità più sostenibili, un campo che ho esplorato a fondo, anche attraverso lo sviluppo di tecnologie per la mobilità elettrica.

La reazione del mercato: i prezzi alla pompa

Le principali compagnie petrolifere non hanno perso tempo ad adeguare i propri listini. Stando alle rilevazioni di Staffetta Quotidiana, già dal primo giorno dell’anno si sono registrate le seguenti variazioni sui prezzi consigliati:

  • Eni: -4,9 centesimi/litro sulla benzina, +5 centesimi/litro sul gasolio.
  • IP: -5 centesimi/litro sulla benzina, +5 centesimi/litro sul gasolio.
  • Q8 e Tamoil: -5 centesimi/litro sulla benzina, +4,9 centesimi/litro sul gasolio.

Ci vorrà qualche giorno, a causa dei ritardi fisiologici legati alle festività, per avere un quadro consolidato sulle medie nazionali ufficiali comunicate dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Tuttavia, le prime proiezioni indicano che già da lunedì prossimo la benzina potrebbe assestarsi su una media di 1,63 euro/litro, mentre il gasolio salirebbe a 1,68 euro/litro.

Le rilevazioni iniziali su circa 20.000 impianti mostrano già questa tendenza:

  • Benzina Self Service: 1,671 euro/litro
  • Gasolio Self Service: 1,645 euro/litro
  • Benzina Servito: 1,824 euro/litro
  • Diesel Servito: 1,780 euro/litro

Interessante notare come le “pompe bianche” (distributori indipendenti) mantengano prezzi leggermente più competitivi, specialmente sul gasolio. In autostrada, come di consueto, i prezzi lievitano, con la benzina self a 1,772 euro/litro e il gasolio self a 1,743 euro/litro.

Impatto su famiglie e imprese: cosa cambia in pratica?

L’aumento del costo del gasolio avrà un impatto significativo non solo sui privati cittadini ma sull’intero tessuto economico. Il settore dell’autotrasporto, che si affida quasi esclusivamente al diesel, vedrà un aumento dei costi operativi che, inevitabilmente, potrebbe scaricarsi sui prezzi finali dei beni di consumo. Per un automobilista che possiede una vettura diesel, si stima un aggravio di circa 2,50 euro per un pieno da 50 litri. Su base annua, ipotizzando due pieni al mese, la spesa aggiuntiva potrebbe aggirarsi intorno ai 60-80 euro.

D’altro canto, i possessori di auto a benzina beneficeranno di un risparmio equivalente, alleggerendo, seppur di poco, i costi di gestione del proprio veicolo. Rimangono stabili, al momento, i prezzi di GPL (0,688 euro/litro) e metano (1,394 euro/kg), che si confermano alternative economicamente vantaggiose per chi percorre lunghe distanze.

Uno sguardo al futuro della mobilità

Questa manovra fiscale si inserisce in un contesto di profonda trasformazione per il settore automotive. La penalizzazione del diesel accelera una transizione già in atto verso l’elettrificazione e altre forme di propulsione a basso impatto ambientale. Come ingegnere che ha lavorato sull’ottimizzazione dei motori, vedo questa scelta come un passo necessario, sebbene doloroso per alcuni nel breve termine. L’innovazione tecnologica, dalle batterie più efficienti ai biocarburanti di nuova generazione, sarà la chiave per rendere la mobilità futura non solo più pulita, ma anche accessibile. È una sfida complessa, che richiede una visione d’insieme capace di bilanciare sostenibilità ambientale, equità sociale e competitività industriale. La strada è tracciata, e il cambiamento alla pompa di benzina ne è solo il primo, evidente segnale.

Di davinci

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