ACI CATENA (CATANIA) – Una scena macabra, che viola il sacro rispetto per i defunti e solleva inquietanti interrogativi sulla gestione cimiteriale, è quella che si sono trovati di fronte i Carabinieri della Compagnia di Acireale nel cimitero comunale di Aci Catena. All’interno di una discarica abusiva, nascosta tra le mura del camposanto, sono stati rinvenuti circa venti sacchi della spazzatura contenenti resti umani. La scoperta, avvenuta durante verifiche disposte dall’Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente), ha dato un nuovo, drammatico impulso a un’inchiesta già in corso da parte della Procura di Catania.
L’INCHIESTA DELLA PROCURA E GLI INDAGATI
L’indagine, coordinata dalla Procura etnea, ipotizza a vario titolo i reati di vilipendio di cadavere e abbandono di scarti cimiteriali. Nel registro degli indagati sono finite sei persone, figure di spicco dell’amministrazione comunale e della gestione cimiteriale. Si tratta della sindaca, Margherita Ferro, del suo vice con delega ai Servizi cimiteriali, Andrea Licciardello, dell’ex assessore Pippo Sciacca, del dirigente dell’Area tecnica, Alfio Grassi, dell’attuale direttore del cimitero, Alfio Di Grazia, e del suo predecessore, Alfio Gulisano. Gli avvisi di garanzia sono stati notificati in seguito ai nuovi ritrovamenti, che aggravano un quadro investigativo già complesso.
Le verifiche, condotte in collaborazione con i Vigili del Fuoco e l’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP), hanno portato alla luce una gestione che gli inquirenti definiscono “disordinata e irrispettosa”. I resti umani, provenienti da estumulazioni, invece di essere collocati nell’ossario come previsto dalla normativa, sarebbero stati trattati come comuni rifiuti, inseriti in sacchi neri e occultati in un’area nascosta da una porta in ferro. Oltre ai resti ossei – tra cui teschi, femori, tibie e parti della gabbia toracica – sono stati trovati anche capelli, frammenti di abiti e calzature.
UNA DISCARICA A CIELO APERTO TRA LE TOMBE
La zona interessata, già in passato posta sotto sequestro giudiziario per violazione delle norme sui rifiuti speciali, era un vero e proprio ammasso di materiali di scarto. I sacchi contenenti i resti umani erano accatastati sotto un cumulo di vecchie bare, casse di zinco e altri paramenti funebri, creando una situazione di grave degrado ambientale e sanitario. Le indagini hanno rivelato anche la mancanza dei registri dell’ossario, un dettaglio che rende estremamente difficile la tracciabilità e l’identificazione dei resti. Questa assenza di documentazione apre scenari ancora più foschi, con gli investigatori che non escludono la possibilità di trovare, tra i resti non catalogati, anche vittime di “lupara bianca”.
Le criticità non si fermano qui. Ulteriori ispezioni hanno evidenziato gravi problemi strutturali e igienico-sanitari in altre aree del camposanto. I sotterranei del cappellone centrale, dove riposano circa 80 salme, sono stati sigillati e dichiarati inagibili a causa di rischi per la sicurezza e la salute pubblica. Si teme inoltre un potenziale rischio ambientale per la vicinanza con il torrente Lavinaio, a causa della presenza di materiale organico in decomposizione e della possibile emissione di gas nocivi.
LA REAZIONE DELLA SINDACA E LE PROSPETTIVE FUTURE
Di fronte alla gravità delle accuse, la sindaca Margherita Ferro ha dichiarato la ferma intenzione dell’amministrazione comunale di fare piena luce sulla vicenda. “Il Comune di Aci Catena si costituirà parte civile per partecipare attivamente al processo penale contro i colpevoli e chiedere direttamente in quella sede il risarcimento dei danni subiti“, ha affermato la prima cittadina. Ha inoltre garantito la massima collaborazione con la magistratura e le forze dell’ordine “affinché la verità sulla vicenda possa presto venire fuori“.
L’inchiesta, nel frattempo, si sta allargando per definire tutte le eventuali responsabilità. L’attenzione degli investigatori si sta concentrando anche sulle agenzie funebri e su altri soggetti istituzionali che avrebbero dovuto vigilare sulle corrette procedure di esumazione, catalogazione e sepoltura dei resti. La comunità di Aci Catena, scossa e indignata, attende risposte, chiedendo che venga restituita dignità a un luogo che dovrebbe essere sacro e inviolabile.
