Una tranquilla escursione in montagna si è trasformata in tragedia ieri, 29 dicembre, in Valle Aurina, Alto Adige. Un turista ungherese di 50 anni ha perso la vita dopo essere stato travolto da una valanga sulla Cima Vertana. L’uomo si trovava in compagnia della moglie, rimasta illesa ma sotto shock, quando il distacco nevoso lo ha sorpreso. L’incidente, sebbene causato da una slavina di dimensioni contenute, evidenzia la criticità delle condizioni del manto nevoso e l’importanza di una valutazione costante del rischio in ambiente alpino.

La dinamica dell’incidente: una valanga a lastroni

Secondo la ricostruzione fornita dal servizio specializzato Valanghe.report, l’incidente è stato causato da una valanga a lastroni di neve di piccole dimensioni. Il distacco è avvenuto su un pendio molto ripido con esposizione a nord-ovest, un’area tipicamente soggetta ad accumuli di neve ventata e a una minore stabilizzazione del manto a causa della ridotta insolazione. La slavina, larga circa 10 metri, presentava un’altezza di frattura del lastrone stimata tra i 10 e i 40 centimetri. Seppur di dimensioni modeste, la forza della massa nevosa è stata sufficiente a travolgere l’escursionista, trascinandolo per circa 300 metri in un dirupo e non lasciandogli scampo.

L’uomo e la moglie stavano rientrando a valle lungo il sentiero numero 8, noto come “Arthur Hardegen”, quando, a una quota di circa 2.500 metri, la slavina si è staccata dal pendio sovrastante. L’allarme è stato lanciato immediatamente e sul posto sono intervenuti il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza con l’elicottero Pelikan 2, i Carabinieri e i Vigili del Fuoco. Nonostante la tempestività dei soccorsi, per il cinquantenne ungherese non c’era più nulla da fare.

Analisi del manto nevoso: le cause della fragilità

L’analisi tecnica di Valanghe.report ha permesso di identificare le cause della fragilità del manto nevoso che hanno portato al tragico evento. Il lastrone distaccatosi era formato da accumuli di neve ventata non recenti, formatisi durante le nevicate del 24 dicembre e nella notte tra il 26 e il 27 dicembre. La criticità risiedeva nello strato debole sottostante, che ha agito da piano di scorrimento.

Gli esperti hanno individuato due possibili cause per questa debolezza strutturale:

  • La superficie di neve vecchia caratterizzata da cristalli sfaccettati: questo tipo di cristalli, noti anche come “neve a calice”, hanno una scarsa coesione tra loro e formano uno strato particolarmente instabile.
  • Le particelle di precipitazione frammentate, residuo della nevicata del 24 dicembre, che hanno creato un ulteriore punto di discontinuità all’interno del pacco nevoso.

Questa complessa stratificazione ha reso il manto nevoso estremamente instabile, nonostante l’assenza di recenti e abbondanti nevicate. L’incidente dimostra come anche in condizioni di pericolo valanghe valutato come debole o moderato, il rischio possa essere localmente molto elevato, soprattutto su pendii ripidi e in determinate esposizioni.

Il contesto della Cima Vertana e l’importanza della prevenzione

La Cima Vertana (3.545 m), situata nel gruppo dell’Ortles-Cevedale, è una meta apprezzata dagli escursionisti e scialpinisti. Tuttavia, come ogni ambiente di alta montagna, presenta dei rischi intrinseci che non devono mai essere sottovalutati. La parete nord, in particolare, è considerata insidiosa. Questo tragico evento si aggiunge ad altri incidenti avvenuti in passato sulla stessa montagna, a riprova della sua pericolosità.

È fondamentale, per chiunque affronti la montagna in inverno, consultare sempre il bollettino neve e valanghe, disponibile su piattaforme come Valanghe.report, che fornisce informazioni aggiornate per l’Euregio Tirolo, Alto Adige e Trentino. Inoltre, è indispensabile possedere l’attrezzatura di autosoccorso (ARTVA, pala e sonda) e saperla utilizzare, oltre ad avere una profonda conoscenza della nivologia e della valutazione del rischio locale. Questo incidente, causato da una valanga relativamente piccola ma con conseguenze letali, serve da tragico monito: in montagna, la prudenza non è mai troppa.

Di veritas

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