Un’articolata operazione coordinata dalla Procura di Genova ha scosso l’Italia, portando alla luce una presunta rete transnazionale dedita al finanziamento del gruppo terroristico Hamas. L’inchiesta ha condotto a nove arresti e a 17 perquisizioni eseguite su tutto il territorio nazionale, con un’attenzione particolare sulla Lombardia, considerata un crocevia fondamentale per i flussi di denaro diretti in Medio Oriente. Le indagini, condotte dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza, hanno svelato un sistema complesso che si avvaleva di associazioni di beneficenza come paravento per raccogliere e trasferire ingenti somme di denaro.
Il Cuore dell’Operazione in Lombardia
La Lombardia è emersa come il centro nevralgico delle attività illecite. Le perquisizioni si sono concentrate in diverse province, tra cui Milano, Bergamo, Monza e Lodi. A Milano, nel mirino degli inquirenti è finita l’associazione “La cupola d’oro”, con sede in via Venini, ritenuta uno dei principali canali per il trasferimento dei fondi. Un’altra associazione legata al gruppo, denominata “La Palma”, è stata perquisita a Bergamo. Queste organizzazioni, ufficialmente impegnate in attività umanitarie, sono sospettate di aver movimentato un totale di circa sette milioni di euro.
La Scoperta a Sant’Angelo Lodigiano: PC Nascosti in un Muro
Uno dei ritrovamenti più significativi dell’operazione è avvenuto a Sant’Angelo Lodigiano. All’interno dell’alloggio di uno studente, le forze dell’ordine hanno scoperto tre computer portatili occultati nell’intercapedine di un muro. Gli inquirenti considerano questo materiale di “particolare interesse”, in quanto potrebbe contenere prove cruciali sulle transazioni finanziarie e sulle comunicazioni interne alla rete. Questo dettaglio evidenzia il livello di cautela e la premeditazione con cui gli indagati cercavano di proteggere le loro attività.
Le Intercettazioni: Panico e Ordini di “Cancellare Tutto”
Le intercettazioni telefoniche e ambientali hanno giocato un ruolo chiave nell’inchiesta, rivelando il clima di crescente preoccupazione all’interno del gruppo. Il panico si sarebbe diffuso in particolare dopo l’arresto in Olanda di Abu Rashad, considerato uno dei maggiori collettori di finanziamenti per Hamas in Europa.
Dalle conversazioni registrate emerge chiaramente la decisione, presa da figure di spicco come Mohammed Hannoun e Abu Falastine (alias Ra’Ed Hussny Mousa Dawoud), di eliminare ogni traccia digitale compromettente. In una conversazione dello scorso giugno, Falastine assicurava di aver “cancellato tutto”: “ho cancellato tutto… i vecchi files tutti cancellati… tutte le ricevute cancellate. Ovviamente ho tenuto una copia e l’ho messa in un hard disk e l’ho lasciata da un amico di fiducia”. Questa ammissione non solo conferma il tentativo di inquinare le prove, ma apre anche la strada a ulteriori indagini per recuperare i dati salvati.
I Protagonisti dell’Inchiesta
Al centro dell’indagine figura Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione dei palestinesi in Italia, descritto dagli investigatori come “membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica Hamas” e “vertice della cellula italiana”. Insieme a lui, sono stati arrestati altri presunti membri della cellula, accusati di aver contribuito in modo significativo alle attività del gruppo. L’indagine si è avvalsa di una stretta collaborazione internazionale, in particolare con le autorità olandesi e di altri paesi dell’Unione Europea, oltre che di informative fornite dalle autorità israeliane.
L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova, ha portato anche a ingenti sequestri di denaro contante, per un valore complessivo di oltre un milione di euro, nascosto nelle sedi delle associazioni e nelle abitazioni degli indagati. In un caso, circa 560.000 euro sono stati trovati in un vano ricavato in un garage a Sassuolo.
L’inchiesta “Domino” rappresenta un duro colpo alle reti di finanziamento del terrorismo in Europa e sottolinea l’importanza della cooperazione internazionale e del monitoraggio dei flussi finanziari per contrastare le attività di organizzazioni come Hamas. Le autorità continuano ad analizzare il materiale sequestrato per delineare l’intera portata della rete e identificare eventuali altri complici.
