Un intervento a gamba tesa, non sul campo ma davanti alle telecamere. Gianluca Rocchi, designatore degli arbitri di CAN, ha scelto il palcoscenico di “Open Var”, il format di approfondimento di DAZN, per fare chiarezza su uno degli episodi più discussi dell’ultima giornata di Serie A: il mancato rigore concesso al Genoa per un’uscita del portiere della Roma, Mile Svilar, ai danni del difensore Leo Ostigard. Le sue parole, nette e inequivocabili, non lasciano spazio a interpretazioni: “Questo per noi è rigore, perché è vero che Svilar cerca il pallone, ma è in ritardo, trovando il viso di Ostigard. Da regolamento è punibile con un penalty”. Una presa di posizione forte che ammette l’errore commesso dalla squadra arbitrale in campo e in sala VAR, riaprendo un dibattito mai sopito sull’uniformità di giudizio e sull’efficacia della tecnologia nel calcio moderno.

LA DINAMICA DELL’EPISODIO E LA DECISIONE DI DI BELLO

Siamo allo scadere del primo tempo della sfida tra Roma e Genoa allo Stadio Olimpico, con i giallorossi in vantaggio per 3-0. Su un calcio piazzato per il Grifone, Ostigard anticipa tutti di testa, ma viene travolto dall’uscita di Svilar. L’impatto è evidente: il portiere serbo, nel tentativo di raggiungere la sfera, colpisce con la mano aperta il volto del difensore norvegese. L’arbitro dell’incontro, Marco Di Bello, lascia correre, giudicando probabilmente lo scontro come fortuito. A sorprendere, però, è il rapido e superficiale controllo da parte della sala VAR, presidiata da Prontera e Manganiello, che conferma la decisione del campo senza richiamare il direttore di gara a una “on-field review”.

Secondo quanto emerso dagli audio trasmessi proprio durante “Open Var”, la valutazione in sala video è stata di “tocco minimo con la mano aperta” e di una “mancanza di consistenza” nel contatto, giustificando il tutto come un normale scontro di gioco in cui entrambi i calciatori cercano il pallone. Una lettura che, alla luce delle parole di Rocchi, si è rivelata palesemente errata.

L’ANALISI REGOLAMENTARE DI ROCCHI: PERCHÉ ERA RIGORE

Il designatore arbitrale ha fornito una spiegazione tecnica dettagliata per motivare la sua posizione. “Non è rigore se c’è un contrasto fra due giocatori, un body check sarebbe un contatto fortuito”, ha precisato Rocchi. “Ma qui Svilar cerca il pallone e trova il viso, è punibile. Decisione non semplice, ma da un punto di vista regolamentare è rigore”. La chiave di lettura sta proprio nell’azione del portiere: l’essere in ritardo e il colpire una parte sensibile come il volto dell’avversario, pur con l’intenzione di giocare la palla, configura un’imprudenza sanzionabile con il calcio di rigore. Il regolamento, infatti, punisce il gioco pericoloso che mette a repentaglio l’incolumità di un avversario, anche senza la volontà di far male.

L’episodio ha inevitabilmente scatenato le proteste, sia in campo che fuori. L’allenatore del Genoa, Daniele De Rossi, visibilmente contrariato nel post-partita, aveva commentato con una metafora eloquente: “Un cazzotto in faccia è un cazzotto in faccia”, sottolineando come certe dinamiche dovrebbero essere di facile interpretazione, al di là di cavilli e “supercazzole”.

LA DIFESA DELLA BUONA FEDE E IL FUTURO DEL VAR

L’intervento di Gianluca Rocchi non si è limitato alla sola analisi tecnica. Il designatore ha anche colto l’occasione per difendere con forza l’integrità della classe arbitrale italiana, spesso al centro di polemiche feroci. “Se qualcuno non crede nella nostra buona fede, io domani mattina lascio. Senza mezze misure”, ha dichiarato con tono perentorio. Un messaggio chiaro volto a respingere le accuse di parzialità e a ribadire l’impegno per la trasparenza, testimoniato anche dalla scelta di rendere pubblici gli audio dei dialoghi tra arbitro e sala VAR.

Tuttavia, l’errore in Roma-Genoa solleva interrogativi cruciali. Se un episodio così, rivisto con la tecnologia, viene giudicato erroneamente, qual è il margine di miglioramento del sistema? La rapidità del check, in questo caso, si è rivelata un difetto, portando a una valutazione superficiale. L’ammissione di colpa da parte del massimo organo tecnico dell’AIA è un atto di responsabilità importante, ma è necessario che a questo segua una riflessione profonda per affinare i protocolli e garantire un’applicazione più coerente e affidabile della tecnologia, strumento nato per ridurre gli errori e non per avallarli.

Di nike

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