L’automobile, nella sua essenza più profonda, non è mai stata un semplice strumento di mobilità. È uno specchio dei tempi, un’estensione della personalità, un simbolo potente dello stile di vita di chi la guida. Nessuno incarna questa verità in modo più emblematico di Brigitte Bardot, l’icona del cinema francese la cui vita è stata scandita da due capitoli tanto distinti quanto le automobili che ha amato e guidato. Un percorso, il suo, che si snoda dalle curve sinuose delle cabriolet degli anni ’50 e ’60, simbolo di una femminilità libera e spensierata, alla praticità spartana dei veicoli scelti nella sua seconda vita, quella di indomita paladina dei diritti degli animali.
L’Ascesa di un’Icona: Le Auto della “Belle Époque”
La carriera cinematografica di Brigitte Bardot, iniziata nei primi anni ’50, coincide con un’epoca di grande fermento per l’industria automobilistica, che scopriva il potere della pubblicità e del “product placement”. La giovane BB, con la sua bellezza dirompente e la sua aura di moderna sensualità, divenne rapidamente il volto perfetto per associare un marchio a un ideale di stile e libertà.
Le prime immagini che la legano al mondo dei motori risalgono al 1954, quando una ventenne Bardot viene fotografata accanto a una Simca Aronde Weekend cabriolet, un prototipo che incarna l’ottimismo del dopoguerra. Ma è con il matrimonio con Roger Vadim che la sua immagine si lega indissolubilmente a un’auto da sogno: la Lancia Aurelia B24 Spider. Questa vettura, guidata da Vadim nel celebre film “E Dio creò la Donna” (1956), divenne un’icona di stile e desiderio, proprio come la sua protagonista.
Negli anni successivi, il legame con le auto francesi si consolida. Nel 1957, nel film “Une Parisienne”, BB sfreccia per le strade di Parigi al volante di una Simca cabriolet, ma nella pellicola fa la sua comparsa anche la rivoluzionaria Citroën DS, simbolo dell’eleganza e dell’innovazione tecnologica francese. Un’altra immagine iconica di quegli anni la ritrae nel 1958, a Cortina d’Ampezzo, elegantemente appoggiata al cofano di una Lancia Flaminia.
La Consacrazione con Renault e il Sogno della Floride
Il 1958 segna una svolta: Renault la sceglie come testimonial per il lancio della nuova Floride, una convertibile sbarazzina e accessibile costruita sulla meccanica della Dauphine. L’impatto è fenomenale. La Bardot non si limita a prestare il suo volto, ma fa della Floride la sua auto personale, creando un’identificazione autentica tra il personaggio e il prodotto. Le copertine delle riviste, come quella di Quattroruote nel 1961, la immortalano al volante della sua Floride, consolidando l’immagine di un’auto che parlava al grande pubblico con un linguaggio di eleganza e modernità.
La Floride, che con il successivo restyling prenderà il nome di Caravelle, rimane forse l’auto più iconica associata alla prima vita di BB, un simbolo di giovinezza e di quella “joie de vivre” che l’attrice incarnava perfettamente.
Tra Lusso e Supercar: La Parentesi del Glamour Assoluto
Con l’apice della fama, negli anni ’70, arrivano anche le auto del lusso sfrenato. BB acquista una Rolls-Royce Silver Cloud II Mulliner di terza mano, precedentemente appartenuta al cantante Charles Aznavour. Di quest’auto dirà: “c’est la seule voiture qui donne envie de s’asseoir à l’arrière” (è l’unica auto che ti fa venire voglia di sederti dietro), a testimonianza di una fase della sua vita in cui la necessità di un autista e di maggiore privacy si faceva sentire. La usò per un periodo relativamente breve, quasi a segnare una parentesi di mondanità più che una scelta definitiva.
Il 1971 è anche l’anno in cui il suo nome si lega al mondo delle supercar. La sua relazione con il pilota di Formula 1 François Cevert la porta a provare l’ebbrezza di un viaggio a bordo di una Lamborghini Miura, per la precisione la celebre “Millechiodi”. Nello stesso anno, al Salone di Torino, Pininfarina presenta la Ferrari 365 GTB/4. Per la sua bellezza mozzafiato, i tecnici di Maranello e lo stesso designer Leonardo Fioravanti la soprannominano “BB”. Sebbene la versione ufficiale smentì prontamente, affermando che la sigla stesse per “Berlinetta Boxer”, il legame con l’attrice rimase nell’immaginario collettivo, un omaggio non ufficiale alla sua intramontabile seduzione.
La Svolta Radicale: Dalle Piste alle Strade Sterrate di Saint-Tropez
Nel 1973, a soli 39 anni e all’apice della carriera, Brigitte Bardot prende una decisione che sconvolge il mondo: si ritira dalle scene per dedicare la sua vita alla difesa degli animali. Questo cambiamento radicale si riflette immediatamente nel suo garage. Scompaiono le auto sportive e di lusso, come la Corvette C3 Stingray che aveva posseduto nel 1969, per far posto a veicoli pratici e funzionali, adatti alla sua nuova missione.
Diventano sue compagne inseparabili la Mini Moke verde, perfetta per le strade sterrate intorno alla sua tenuta “La Madrague” a Saint-Tropez, e soprattutto una modesta Renault R4L bianca. Quest’ultima, un’auto simbolo della Francia rurale, diventa il mezzo con cui trasporta i suoi amati animali e si muove per le attività della sua fondazione. La Bardot ha guidato la sua R4 fino a tempi recentissimi, un’immagine potente del suo definitivo distacco dal glamour e della sua totale adesione a una vita semplice e coerente con i suoi valori.
Le automobili di Brigitte Bardot non sono state una semplice collezione, ma un diario di bordo su quattro ruote. Hanno raccontato la storia di una donna che ha vissuto due vite: la prima sotto i riflettori, incarnando un ideale di bellezza e libertà; la seconda nell’ombra, combattendo per un ideale di giustizia e compassione. Dalla Simca alla R4, ogni modello è stato un pezzo di un puzzle che, oggi più che mai, ci restituisce il ritratto complesso e affascinante di un’icona senza tempo.
