TRIESTE – Una vasta e articolata rete di truffe online basata su falsi investimenti in criptovalute è stata smantellata grazie a una complessa operazione condotta dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale del Friuli Venezia Giulia. Al termine di accurate investigazioni digitali, coordinate dal sostituto procuratore di Trieste, Chiara De Grassi, le autorità hanno individuato e posto sotto sequestro ben 30 siti internet, tutti con dominio “.it”, creati ad arte per attirare e raggirare investitori italiani. L’indagine, che ha svelato un meccanismo fraudolento ben collaudato, è scattata in seguito alla denuncia di un cittadino che ha subito una perdita economica di circa settemila euro.
La Meccanica della Truffa: dal “Like” Facile al Falso Trading
Il modus operandi dell’organizzazione criminale si rivela particolarmente insidioso, strutturato in due fasi distinte per carpire la fiducia delle vittime. Inizialmente, la persona veniva “agganciata” attraverso noti applicativi di messaggistica istantanea, come WhatsApp o Telegram, da utenze e account fittizi. Veniva quindi proposto un allettante e apparentemente innocuo contratto di lavoro a distanza. Il compito richiesto era semplice: apporre “like” su alcuni video o contenuti pubblicati su piattaforme social in cambio di piccole, ma reali, somme di denaro. Questa prima fase, come spiegano gli investigatori, è una tecnica psicologica studiata per creare un clima di fiducia, dimostrando che il sistema “paga” e abbassando così le difese della vittima.
Una volta stabilito questo rapporto di fiducia, scattava la seconda e più redditizia fase della truffa. Alla vittima veniva proposto di fare il “salto di qualità”: passare a vere e proprie attività di trading in criptovalute, assicurando guadagni rapidi, sicuri e con rendimenti elevatissimi. Per rendere l’inganno ancora più credibile, i truffatori mettevano a disposizione della vittima un portale web dedicato, una piattaforma di trading simulata che mostrava grafici, andamenti di mercato e investimenti apparentemente molto convenienti. L’utente, convinto di operare su un mercato reale, veniva indotto a versare il proprio denaro su wallet digitali che, in realtà, erano nella piena ed esclusiva disponibilità dei criminali.
L’Indagine e il Sequestro dei Domini “.it”
La denuncia del cittadino truffato ha dato il via a una meticolosa attività di investigazione digitale da parte degli specialisti della Polizia Postale. Partendo dal primo sito segnalato, gli inquirenti sono riusciti a ricostruire l’intera infrastruttura criminale, individuando altri 29 portali riconducibili alla stessa organizzazione. Un dettaglio significativo emerso dalle indagini è che tutti i siti web presentavano una struttura grafica e contenutistica molto simile ed erano registrati con il dominio “.it”. Questa scelta non è casuale: l’utilizzo del dominio nazionale italiano era una strategia mirata a infondere maggiore fiducia e a far percepire i portali come realtà locali e affidabili, targettizzando in modo specifico gli utenti del nostro Paese.
L’Appello delle Autorità: “Diffidate dei Guadagni Facili”
Il caso ha acceso nuovamente i riflettori su un fenomeno in costante crescita. Michela Sambuchi, Dirigente del Centro Operativo Sicurezza Cibernetica Polizia Postale e delle Comunicazioni del Friuli Venezia Giulia, ha lanciato un importante monito ai cittadini: “Stiamo assistendo a un continuo incremento di denunce di cittadini truffati per falsi investimenti online”.
La Dirigente ha quindi fornito consigli pratici per evitare di cadere in queste trappole:
- Diffidare sempre dalle proposte di guadagno facile e da quelle che promettono rendimenti elevatissimi in poco tempo.
- Rivolgersi esclusivamente a intermediari autorizzati e a società di comprovata serietà per qualsiasi tipo di investimento finanziario.
- Verificare sempre che l’intermediario sia regolarmente iscritto negli elenchi della Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), l’ente che vigila sui mercati finanziari italiani, per avere la certezza di operare con società realmente esistenti e autorizzate.
L’operazione della Polizia Postale del Friuli Venezia Giulia si inserisce in un più ampio sforzo a livello nazionale per contrastare le frodi informatiche, un crimine che sfrutta la crescente digitalizzazione e, talvolta, la scarsa conoscenza degli strumenti finanziari da parte dei cittadini.
