Roma – Con un voto finale di 216 sì, 126 no e 3 astenuti, l’Aula della Camera ha dato il via libera definitivo alla Legge di Bilancio per il 2026. L’approvazione, avvenuta a un solo giorno dalla scadenza di fine anno per evitare l’esercizio provvisorio, chiude un iter parlamentare tutt’altro che agevole per il governo guidato da Giorgia Meloni. La manovra, dal valore complessivo di circa 22 miliardi di euro, è stata blindata dal voto di fiducia incassato dall’esecutivo con 219 voti favorevoli e 125 contrari, una mossa che ha di fatto impedito modifiche al testo licenziato dal Senato, accelerando i tempi ma accendendo le proteste delle opposizioni per la compressione del dibattito.
Le tensioni sulle pensioni: la Lega alza la voce
Il capitolo più spinoso, fonte di fibrillazioni continue all’interno della coalizione di centrodestra, è stato senza dubbio quello relativo alle pensioni. La Lega ha mantenuto una pressione costante sul governo per ottenere modifiche significative, mettendo nero su bianco, attraverso un ordine del giorno, la richiesta di “sterilizzare” l’innalzamento automatico dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita, che dovrebbe scattare dal 2027. La manovra approvata, infatti, non blocca l’adeguamento ma lo rende graduale: un mese in più nel 2027 e altri due nel 2028.
Il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, presente in Aula, ha gettato acqua sul fuoco, ricordando come il governo sia già intervenuto per mitigare l’aumento, che altrimenti sarebbe stato di tre mesi secchi. “Abbiamo dovuto coprirlo con oltre un miliardo,” ha dichiarato, rimandando ogni ulteriore discussione al corso del 2026. Una posizione che non ha placato le critiche del Partito Democratico. “Giorgetti smentisce ancora la Lega”, ha attaccato la capogruppo Chiara Braga, definendo gli ordini del giorno un tentativo di “riscrivere la manovra” dove “la pezza è peggio del buco”.
La Legge di Bilancio segna anche la fine di misure come Quota 103 e Opzione Donna, non rinnovate per il prossimo anno, confermando invece l’APE Sociale per specifiche categorie di lavoratori in condizioni di fragilità.
Fisco e ceto medio: le promesse di Forza Italia e le aperture del MEF
Se la Lega ha concentrato le sue energie sulle pensioni, Forza Italia ha ribadito il suo obiettivo primario: il sostegno al ceto medio attraverso la riduzione della pressione fiscale. Il leader e Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha sottolineato la volontà di “continuare la riduzione della pressione fiscale” nel prossimo anno, con l’ambizioso traguardo di allargare la base imponibile per il taglio dell’Irpef “almeno a 60mila euro”. La manovra attuale introduce già un primo passo, con la riduzione dell’aliquota IRPEF dal 35% al 33% per i redditi compresi tra 28mila e 50mila euro.
Su questo fronte, un’apertura è arrivata dal viceministro all’Economia, Maurizio Leo, che ha definito l’obiettivo dei 60mila euro raggiungibile “se troveremo risorse finanziarie”, abbracciando così “tutta la fascia del ceto medio”. Anche la Lega, tramite altri ordini del giorno, ha chiesto di valutare il ritorno alla flat tax incrementale e a quella per i giovani under 30 e 35.
L’attacco delle opposizioni: “Manovra asfittica e di austerità”
Dure e compatte le critiche mosse dai banchi dell’opposizione. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha definito la legge “sbagliata” e “una manovra di austerità, che prevede la crescita zero”, accusando il governo di non affrontare le reali preoccupazioni degli italiani. Il Movimento 5 Stelle, con il suo leader Giuseppe Conte, ha presentato un ordine del giorno per chiedere lo stop agli stanziamenti nel settore delle armi, a favore di maggiori investimenti in sanità, istruzione e transizione ecologica, proposta definita “irricevibile” dal PD. Nicola Fratoianni (Alleanza Verdi e Sinistra) ha parlato di una manovra che evoca un'”economia di guerra”, per via dell’aumento delle spese per la difesa.
Le opposizioni hanno denunciato una legge di bilancio “priva di prospettive per la crescita”, che si trasforma in un test identitario dove le promesse elettorali si scontrano con la realtà dei conti pubblici.
La pioggia di micro-richieste: dagli eventi culturali alle infrastrutture locali
Come da tradizione, l’esame della manovra è stato anche l’occasione per una lunga maratona notturna dedicata alla discussione di centinaia di ordini del giorno, spesso contenenti richieste di micro-interventi su base territoriale. Tra le sollecitazioni emerse dalla maggioranza figurano le più disparate: dal sostegno all’esposizione permanente sulle tradizioni rurali di Rocca San Casciano al finanziamento del Festival Verdi, dal completamento di un Palazzetto dello Sport a Lucca alla realizzazione di una nuova fermata per l’Alta Velocità tra Fidenza e Soragna, in provincia di Parma. Tra le firme, anche quella della deputata di Forza Italia Marta Fascina, che ha chiesto misure per la crisi idrica in alcune zone della Campania.
Questi documenti, pur non avendo valore di legge, rappresentano un impegno politico che il governo si assume di valutare, spesso per rispondere alle istanze dei singoli territori e dei parlamentari che li rappresentano.
