GENOVA – Un’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo (Dda) di Genova ha messo in luce una presunta rete internazionale dedita al finanziamento dell’organizzazione terroristica Hamas. L’operazione, denominata “Domino”, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 25 persone e all’emissione di ordinanze di custodia cautelare in carcere per nove di esse. Tra gli arrestati figura una personalità di spicco della comunità palestinese in Italia: Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia (Api).

Le accuse e il meccanismo di finanziamento

Le accuse formulate dalla Procura genovese, nella fase delle indagini preliminari, sono di associazione con finalità di terrorismo. Secondo gli inquirenti, gli indagati avrebbero costituito una cellula italiana di Hamas, operando per anni nella raccolta di fondi che, sebbene dichiarati per scopi umanitari a sostegno della popolazione palestinese, sarebbero stati in gran parte destinati a finanziare le attività terroristiche dell’organizzazione. Si stima che, dal 2001 a oggi, siano stati movimentati circa 7 milioni di euro.

Il sistema di raccolta e trasferimento dei fondi si sarebbe avvalso di diverse associazioni di beneficenza, tra cui l’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (Abspp), fondata dallo stesso Hannoun nel 1994, e altre sigle come “La Cupola d’Oro” e “La Palma”. Secondo l’accusa, oltre il 71% delle somme raccolte sarebbe finito direttamente nelle casse di Hamas o di entità ad essa collegate. I trasferimenti avvenivano tramite complesse triangolazioni finanziarie, bonifici verso associazioni estere e, in seguito al blocco di diversi conti correnti da parte di istituti di credito, anche attraverso il trasporto di ingenti somme di denaro contante.

I protagonisti dell’inchiesta

Al centro dell’indagine vi è Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun, 63 anni, architetto di origine giordana residente a Genova da decenni. Definito dagli investigatori come il “vertice della cellula italiana di Hamas”, Hannoun è una figura nota per la sua attiva partecipazione a manifestazioni a sostegno della causa palestinese. Non è la prima volta che il suo nome finisce al centro di attenzioni giudiziarie: già negli anni Duemila era stato indagato dalla Procura di Genova, ma l’inchiesta era stata archiviata. Recentemente, era stato raggiunto da due fogli di via emessi dalla Questura di Milano per frasi ritenute istigazione alla violenza durante alcuni cortei. Il suo nome era stato inoltre inserito nel 2023 nella blacklist del Dipartimento del Tesoro americano con l’accusa di essere un finanziatore del terrorismo.

Oltre ad Hannoun, tra gli arrestati figurano altri presunti membri del “comparto estero” di Hamas attivi in Italia. Due degli indagati risultano al momento latitanti: uno si troverebbe in Turchia e l’altro a Gaza. Tra le persone coinvolte nell’inchiesta ci sarebbero anche la moglie e due figli di Hannoun, ritenuti consapevoli della reale destinazione dei fondi raccolti.

Le indagini e le operazioni di perquisizione

L’operazione “Domino” è il risultato di un’articolata attività investigativa condotta dalla Digos e dalla Guardia di Finanza, partita dall’analisi di segnalazioni di operazioni finanziarie sospette. Le indagini si sono avvalse di intercettazioni telefoniche e ambientali, monitoraggio dei flussi finanziari e di una stretta cooperazione giudiziaria internazionale, in particolare con i Paesi Bassi e altre autorità europee, con il coordinamento di Eurojust. Un ruolo significativo è stato svolto anche dalle informazioni trasmesse dalle autorità israeliane.

Nel corso dell’operazione sono state eseguite 17 perquisizioni in diverse città italiane, tra cui Genova, Torino, Bergamo, Firenze, Bologna e Milano. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati oltre un milione di euro in contanti, computer, telefoni cellulari e altro materiale ritenuto di interesse investigativo. Gli investigatori si stanno concentrando in particolare su file informatici che sarebbero stati cancellati dai computer di alcune associazioni coinvolte, ma di cui potrebbe esistere una copia su un hard disk esterno.

Sviluppi giudiziari e reazioni

Mohammad Hannoun, unico detenuto nel carcere genovese di Marassi, durante l’interrogatorio di garanzia si è avvalso della facoltà di non rispondere, rilasciando però dichiarazioni spontanee in cui ha negato ogni accusa di finanziamento, diretto o indiretto, ad Hamas. I suoi legali sostengono che tutte le operazioni finanziarie sono state tracciabili e dirette ad associazioni registrate, e contestano la natura e l’utilizzabilità della documentazione fornita da Israele.

L’operazione ha suscitato reazioni a livello politico nazionale. Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha sottolineato l’importanza dell’operazione, affermando che “è stato squarciato il velo su comportamenti e attività che, dietro il paravento di iniziative a favore delle popolazioni palestinesi, celavano il sostegno a organizzazioni con finalità terroristiche”. Anche la premier Giorgia Meloni ha espresso apprezzamento per l’operazione. Dall’altra parte, l’Unione delle Comunità Islamiche (Ucoii) ha chiesto di non usare l’inchiesta per criminalizzare la solidarietà, definendo però un “tradimento” l’eventuale uso della beneficenza come copertura per illeciti.

Di veritas

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