Un vertice carico di aspettative e complessità si è tenuto nella sfarzosa cornice di Mar-a-Lago, in Florida, dove il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha incontrato l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Al centro del colloquio, un dettagliato piano di pace in 20 punti, elaborato congiuntamente dai team di Kiev e Washington, che mira a tracciare un percorso per la fine del conflitto con la Russia. “Parleremo del piano di pace in 20 punti, il 90% del piano è stato realizzato dai noi due team”, ha dichiarato Zelensky al suo arrivo, sottolineando l’ottimo lavoro svolto e anticipando che la discussione si sarebbe concentrata sui punti più spinosi, inclusa la delicatissima “questione territoriale”.

Un accordo “vicino” ma con ostacoli significativi

Nonostante l’ottimismo ostentato da entrambe le parti, con Trump che ha parlato di un accordo “vicino” e di “progressi significativi”, la strada verso una pace duratura appare ancora irta di ostacoli. Lo stesso Trump ha ammesso che rimangono “uno o due temi spinosi” da risolvere. Le divergenze principali, come emerso dalle dichiarazioni e dalle analisi internazionali, riguardano il futuro assetto dei territori contesi nel Donbass e la gestione della centrale nucleare di Zaporizhzhia, attualmente sotto il controllo russo.

Prima dell’incontro con Zelensky, Trump ha avuto una lunga e “molto costruttiva” conversazione telefonica con il presidente russo Vladimir Putin, un colloquio che, secondo il Cremlino, è avvenuto su iniziativa statunitense. Durante la chiamata, i due leader avrebbero discusso in dettaglio tutti i 20 punti del piano. Trump ha riferito di aver trovato un Putin “molto serio” nel volere la pace, una valutazione che Kiev accoglie con cautela, memore delle discrepanze passate tra le parole e le azioni del Cremlino.

I dettagli del piano di pace

Sebbene il documento completo non sia stato reso pubblico, sono trapelati diversi punti chiave del piano negoziale. L’accordo si fonda su pilastri fondamentali quali:

  • Sovranità e non aggressione: Il piano riafferma la sovranità dell’Ucraina e stabilisce un patto di non aggressione incondizionato con la Russia, supportato da un meccanismo di monitoraggio.
  • Garanzie di sicurezza: Uno degli elementi più cruciali per Kiev. Si parla di forti garanzie da parte degli Stati Uniti, inizialmente per 15 anni, ma Zelensky ha espresso il desiderio di estenderle a “30-40-50 anni”. Queste garanzie vedrebbero anche un ruolo chiave per l’Europa.
  • Forze armate e NATO: Il piano consentirebbe all’Ucraina di mantenere un esercito di 800.000 effettivi e, aspetto significativo, non conterrebbe clausole che impongano a Kiev di rinunciare alla futura adesione alla NATO.
  • Questioni territoriali e referendum: Sul Donbass, Zelensky ha aperto alla possibilità di un referendum, affermando che la decisione finale spetta al popolo ucraino. La proposta ucraina include il congelamento delle attuali linee del fronte e la creazione di una zona demilitarizzata sotto supervisione internazionale.
  • Zaporizhzhia: La gestione della centrale nucleare resta un punto di forte disaccordo. Kiev vorrebbe una gestione a due con gli Stati Uniti, mentre una proposta americana ipotizza una gestione trilaterale che includa anche Mosca.
  • Ricostruzione e integrazione economica: Il piano prevede un robusto programma di sviluppo e investimenti per l’Ucraina, oltre all’accelerazione del processo per un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti e l’ingresso nell’Unione Europea.

Le reazioni internazionali e le prospettive future

L’incontro ha suscitato reazioni a livello globale. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e il presidente francese, Emmanuel Macron, hanno accolto con favore i progressi nei colloqui. Tuttavia, molti analisti internazionali rimangono cauti, sottolineando come, al di là dell’ottimismo di facciata, i nodi strategici e territoriali non siano stati sciolti. La Russia, da parte sua, continua a chiedere il ritiro delle forze ucraine dal Donbass come condizione per la cessazione delle ostilità.

Trump ha affermato di essere nelle “fasi finali dei colloqui”, ma ha anche avvertito che se non si giungerà a una conclusione a breve, il conflitto potrebbe “andare avanti per molto tempo”. Il vertice di Mar-a-Lago, pur non avendo prodotto una svolta definitiva, rappresenta un passo importante nel complesso processo diplomatico. Ulteriori incontri tra le delegazioni sono previsti nelle prossime settimane, con la speranza di poter finalmente trasformare le bozze di accordo in una pace concreta e duratura.

Di atlante

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