Mar-a-Lago, Florida – Un’intesa per porre fine al conflitto in Ucraina appare “vicina”, ma il percorso è ancora irto di ostacoli. Questo è il messaggio emerso al termine dell’importante vertice tenutosi nella residenza di Donald Trump in Florida, che ha visto protagonisti il presidente degli Stati Uniti e il suo omologo ucraino, Volodymyr Zelensky. Dopo quasi tre ore di colloqui, definiti “eccellenti” da Trump, i due leader hanno espresso un cauto ottimismo, sottolineando i “progressi significativi” compiuti verso un accordo di pace. Tuttavia, restano sul tavolo “uno o due temi spinosi”, come ammesso dallo stesso Trump, che potrebbero determinare il successo o il fallimento dell’intero processo diplomatico.

L’incontro è stato preceduto da una lunga e “molto costruttiva” telefonata tra Trump e il presidente russo Vladimir Putin, un colloquio che ha di fatto preparato il terreno per il faccia a faccia con Zelensky. Fonti della presidenza ucraina hanno confermato che la conversazione non ha destato preoccupazione a Kiev, essendo un passaggio previsto nel delicato intreccio diplomatico. Lo stesso Trump ha ribadito la serietà di Putin nel voler raggiungere una soluzione pacifica. Questa triangolazione diplomatica ha visto anche il coinvolgimento dei leader europei, informati degli sviluppi attraverso una successiva telefonata congiunta.

Il Piano di Pace in 20 Punti: Intesa al 90%

Al centro della discussione vi è un piano di pace articolato in 20 punti, elaborato congiuntamente dai team di negoziatori ucraini e statunitensi. Secondo quanto dichiarato da Zelensky, su questo documento si è raggiunta un’intesa per circa il 90% dei contenuti. “Credo abbiano fatto un ottimo lavoro”, ha affermato il presidente ucraino, specificando che i restanti punti, inclusa la spinosa “questione territoriale”, sarebbero stati oggetto della discussione diretta con Trump. Anche il presidente americano ha confermato che si è “molto vicini” a un’intesa, stimando che l’accordo potrebbe essere completo fino al 95%.

Tra i punti su cui sembra esserci un’ampia convergenza vi sono le garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Trump ha assicurato che Kiev beneficerà di “forti” garanzie in caso di accordo, che vedranno anche il coinvolgimento dell’Europa. Zelensky ha specificato che il piano attuale prevede garanzie da parte degli Stati Uniti per 15 anni, con possibilità di estensione, anche se Kiev punta a un orizzonte temporale più lungo, tra i 30 e i 50 anni. Su questo fronte, il presidente ucraino ha parlato di un accordo raggiunto “al 100 per cento”.

I Nodi Irrisolti: Donbas e Zaporizhzhia

Nonostante l’ottimismo, le questioni più complesse restano irrisolte. Il futuro del Donbas, la regione orientale ucraina parzialmente occupata dalla Russia, rappresenta il principale scoglio negoziale. Il Cremlino ha ribadito la sua posizione massimalista, chiedendo il ritiro delle truppe di Kiev dalla regione come condizione per la pace. “È una questione difficile. Abbiamo posizioni diverse con la Russia”, ha ammesso Zelensky. Trump ha chiosato, affermando di non poter dire che ci sia un accordo su questo punto, ma che le parti si stanno “avvicinando”.

Un altro punto critico riguarda il controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia. Trump ha sostenuto che Putin starebbe collaborando con l’Ucraina per la riapertura dell’impianto, senza però fornire dettagli specifici sulle modalità. Kiev, dal canto suo, considera la centrale fondamentale per la ricostruzione post-bellica e propone una gestione congiunta con gli Stati Uniti.

La questione di una possibile tregua immediata è un altro elemento di divergenza. Sia Trump che Putin, secondo fonti del Cremlino, concordano sul fatto che un cessate il fuoco prima di un accordo complessivo non farebbe che prolungare le ostilità.

Le Prospettive Future e le Reazioni Internazionali

Il presidente Trump ha prospettato tempi brevi per una possibile risoluzione: “Se le cose vanno bene potrebbero volerci un paio di settimane”. Tuttavia, ha anche avvertito che, in assenza di un’intesa, il conflitto “andrà avanti per molto tempo”. Per il mese di gennaio è previsto un nuovo incontro a Washington, che vedrà la partecipazione di Trump, Zelensky e dei leader europei, per finalizzare i punti rimanenti dell’accordo.

Le reazioni internazionali sono state immediate. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha accolto con favore i “progressi significativi” e ha confermato la prontezza dell’Europa a collaborare. Anche la premier italiana Giorgia Meloni ha sottolineato l’importanza di mantenere l’unità tra i partner. Tuttavia, non mancano le voci scettiche. Il premier polacco Donald Tusk ha avvertito che la conclusione dei negoziati è “ancora lontana” e che l’Occidente rischia di perdere se la Russia riuscirà a dividerlo.

Da parte sua, Zelensky, pur mostrando un atteggiamento costruttivo, ha evidenziato la discrepanza tra la “retorica pacifica” usata da Putin nei dialoghi con Trump e i continui attacchi russi sul campo. Un segnale che la fiducia tra le parti è ancora tutta da costruire. Il vertice di Mar-a-Lago ha certamente aperto uno spiraglio, ma la strada verso una pace giusta e duratura in Ucraina si preannuncia ancora lunga e complessa.

Di atlante

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