Roma – L’approvazione finale della Legge di Bilancio si trasforma in un’arena di scontro politico senza precedenti a Montecitorio. Il testo, arrivato “blindato” dal Senato dopo un esame durato 63 giorni, è approdato alla Camera dove il governo ha immediatamente posto la questione di fiducia, scatenando la dura reazione di tutte le forze di opposizione. L’accusa, unanime, è quella di aver ridotto il Parlamento a un mero “passacarte”, esautorandolo della sua funzione principale: discutere e modificare la legge più importante dello Stato. A esacerbare un clima già rovente, è esplosa in Aula la polemica sul cosiddetto “caso Hannoun”, vicenda che ha ulteriormente ritardato e avvelenato la discussione.
Un Iter a Tappe Forzate che Mortifica il Dibattito
La decisione dell’esecutivo di porre la fiducia era ampiamente prevista, data la necessità di approvare la manovra entro il 31 dicembre per evitare l’esercizio provvisorio. Tuttavia, questa procedura impedisce di fatto qualsiasi modifica al testo da parte della Camera, che si trova a dover ratificare a scatola chiusa le decisioni prese al Senato. Una “consultazione lampo” in commissione, senza alcuna possibilità di intervento, ha preceduto l’arrivo in Aula, dove sono stati presentati quasi 250 ordini del giorno, destinati però a un esame puramente formale.
Le opposizioni, dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle fino all’Alleanza Verdi e Sinistra, hanno protestato con veemenza. Il deputato Dem Claudio Mancini ha simbolicamente rispolverato un video del 2019 in cui l’allora deputata di opposizione Giorgia Meloni denunciava come “non ci sia democrazia parlamentare quando il Parlamento non può discutere la legge di bilancio”. Una mossa che ha evidenziato la contraddizione tra le posizioni passate e presenti dell’attuale Presidente del Consiglio. Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha lanciato un appello ai presidenti di Camera e Senato, Fontana e La Russa, affinché “battano un colpo” per garantire le prerogative delle Camere. Persino nel parere della commissione Affari Costituzionali, su spinta delle minoranze, è stato inserito un monito per il futuro, auspicando “condizioni e tempi tali da consentire un congruo esame” da parte di entrambi i rami del Parlamento.
Il Caso Hannoun: una Miccia nell’Arena Parlamentare
A complicare ulteriormente la giornata è stata l’irruzione del caso di Mohammad Hannoun, il leader palestinese arrestato a Genova con l’accusa di finanziare Hamas. In apertura di seduta, Fratelli d’Italia ha chiesto a gran voce un’informativa urgente dei ministri dell’Interno e degli Esteri, attaccando frontalmente il centrosinistra per i presunti legami con l’indagato. La deputata di FdI Sara Kelany ha parlato di “reati gravissimi di terrorismo e di eversione”, accusando esponenti di Pd, Avs e M5S di aver “osannato e coccolato” un soggetto ritenuto pericoloso. La richiesta ha scatenato una vera e propria bagarre, con Marco Grimaldi (Avs) che ha avvertito: “L’Aula così può diventare ingovernabile, se avete deciso di andare all’esercizio provvisorio ditelo”. La polemica ha causato ritardi, facendo slittare il voto di fiducia, inizialmente previsto per le 19, alle 20.20, con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti costretto a seguire i lavori in un clima di alta tensione.
I Contenuti di una Manovra tra Rivendicazioni e Critiche
Al di là dello scontro procedurale, la manovra economica, che si attende il via libera definitivo martedì 30 dicembre, contiene misure significative. Il centrodestra rivendica un provvedimento che, a suo dire, “coniuga crescita, stabilità ed equità”, ponendo al centro la tenuta dei conti pubblici. Tra le misure principali figurano la conferma del taglio del cuneo fiscale e la revisione delle aliquote IRPEF. Si prevedono inoltre risorse per il rinnovo dei contratti della pubblica amministrazione, per il rifinanziamento del fondo sanitario nazionale e per il sostegno alle famiglie.
Diametralmente opposta la valutazione delle opposizioni. Chiara Braga, capogruppo del Pd, l’ha definita “una manovra senza respiro, con la quale il governo ci porta in un vicolo cieco”. Il Movimento 5 Stelle, con Davide Aiello, parla di “manovra degli orrori che continua a tagliare sul sociale”, mentre per Marco Grimaldi di Avs si tratta di misure “classiste che tolgono ai ceti più bassi per dare ai ricchi”. Una voce parzialmente fuori dal coro è quella di Azione: Elena Bonetti ha rivendicato l’inserimento di misure per la crescita su sollecitazione del partito di Calenda, criticando al contempo l’uso della legge di bilancio per “fare la propaganda del campo largo”.
L’iter si concluderà con una seduta fiume per l’esame degli ordini del giorno, prima del voto finale che sigillerà una delle sessioni di bilancio più tese e controverse degli ultimi anni, lasciando profonde cicatrici nel rapporto tra governo e Parlamento.
