Minsk/Mosca – La tensione strategica in Europa orientale ha raggiunto un nuovo, preoccupante picco. Mentre il Cremlino continua a proiettare un’immagine di sé come baluardo della pace contro un Occidente bellicoso, le prove raccolte dallo spazio raccontano una storia diversa. Analisi dettagliate di immagini satellitari commerciali sembrano confermare uno degli scenari più temuti dagli analisti della NATO: la Russia sta probabilmente posizionando i suoi nuovi e temibili missili balistici ipersonici a raggio intermedio (IRBM), gli Oreshnik, in una base militare riadattata nell’est della Bielorussia. Questo sviluppo, che segue le dichiarazioni esplicite del presidente russo Vladimir Putin, non solo aumenta la capacità di aggressione di Mosca ma sposta l’epicentro della minaccia nucleare alle porte dell’Unione Europea.
L’analisi delle immagini satellitari: la “pistola fumante” a Krichev
L’allarme è stato lanciato da due autorevoli ricercatori statunitensi, Jeffrey Lewis del Middlebury Institute of International Studies e Decker Eveleth dell’organizzazione di ricerca CNA. Studiando una sequenza di immagini ad alta risoluzione fornite dalla società Planet Labs, i due esperti hanno identificato una frenetica attività di costruzione in un’ex base aerea sovietica vicino a Krichev, una cittadina bielorussa situata a circa 300 km a est di Minsk e a meno di 500 km da Mosca. Le immagini, scattate tra agosto e novembre, mostrano la costruzione di infrastrutture con caratteristiche inequivocabilmente militari, coerenti con quelle di una base missilistica strategica.
L’elemento più rivelatore, definito un “rivelatore inequivocabile”, è un punto di trasferimento ferroviario di livello militare, circondato da una nuova recinzione di sicurezza. Questa struttura è progettata specificamente per consentire il trasferimento discreto e sicuro di carichi sensibili come missili, i loro lanciatori mobili (TEL – Transporter Erector Launcher) e le componenti associate, direttamente dai treni ai veicoli di supporto. Lewis ed Eveleth si dicono “certi al 90%” che il sito sia destinato a ospitare i lanciatori mobili degli Oreshnik. Questa valutazione, secondo fonti anonime citate dalla stampa internazionale, sarebbe ampiamente condivisa anche dai servizi di intelligence statunitensi.
Il missile Oreshnik: la “Nocciola” ipersonica che spaventa l’Occidente
L’Oreshnik, che in russo significa “nocciola”, è l’ultima e più sofisticata aggiunta all’arsenale di Mosca. Non è un’arma qualunque: si tratta di un missile balistico a raggio intermedio capace di viaggiare a velocità ipersoniche, stimate oltre Mach 10 (dieci volte la velocità del suono, circa 3,6 chilometri al secondo). La sua gittata massima è di oltre 5.000 chilometri, il che significa che, se lanciato dalla Bielorussia, può colpire qualsiasi capitale europea, da Lisbona a Helsinki, con un tempo di preavviso minimo.
La vera minaccia dell’Oreshnik risiede nella sua quasi invulnerabilità agli attuali sistemi di difesa aerea. La combinazione di altissima velocità e, secondo alcune analisi, la capacità di manovrare lungo una traiettoria non lineare, lo rende estremamente difficile, se non impossibile, da intercettare. Quest’arma può essere equipaggiata sia con testate convenzionali che con testate nucleari multiple, rendendola uno strumento strategico di eccezionale flessibilità e potenza. La Russia ha già testato l’Oreshnik in un contesto operativo nel novembre 2024, utilizzandolo per colpire una fabbrica a Dnipro, in Ucraina, dimostrando al mondo le sue capacità.
Una strategia annunciata: le parole di Putin e Lukashenko
Lo schieramento attuale non è una sorpresa totale. Già lo scorso agosto, durante un incontro con l’alleato bielorusso Alexander Lukashenko sull’isola di Valaam, il presidente Vladimir Putin aveva annunciato l’avvio della produzione in serie degli Oreshnik e confermato i piani per il loro dispiegamento in Bielorussia. “I lavori preparatori sono in corso e molto probabilmente li concluderemo entro la fine dell’anno”, aveva dichiarato Putin, sottolineando che i siti erano già stati selezionati.
Più di recente, lo stesso Lukashenko ha confermato che i primi missili erano stati effettivamente schierati sul suo territorio, senza tuttavia specificarne la posizione. Il ministro della Difesa bielorusso, Viktor Khrenin, ha cercato di minimizzare la portata della mossa, definendola “la nostra risposta” alle “azioni aggressive” dell’Occidente e sostenendo che non altererebbe l’equilibrio di potere in Europa. Una visione che contrasta nettamente con la percezione occidentale, che vede in questo schieramento una palese escalation e un tentativo di intimidazione.
Implicazioni strategiche: un nuovo capitolo della Guerra Fredda?
Il posizionamento di missili a capacità nucleare in Bielorussia rappresenta la più grave alterazione degli equilibri di sicurezza in Europa dalla fine della Guerra Fredda. Ecco le principali implicazioni:
- Crollo degli accordi sul controllo degli armamenti: Lo sviluppo e lo schieramento di missili come l’Oreshnik segnano la fine definitiva dell’era del Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces), che per decenni ha vietato a USA e Russia di possedere missili a raggio intermedio basati a terra.
- Pressione sul fianco orientale della NATO: Paesi come Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia si trovano ora sotto la minaccia diretta di un attacco quasi istantaneo, aumentando la pressione per un ulteriore rafforzamento delle difese NATO nella regione.
- Coercizione nucleare: Il Cremlino sta utilizzando la minaccia nucleare in modo sempre più esplicito per scoraggiare il supporto occidentale all’Ucraina e per creare divisioni all’interno dell’alleanza atlantica.
- La Bielorussia come piattaforma di lancio: Minsk, rinunciando al suo status di paese denuclearizzato, si lega indissolubilmente al destino strategico di Mosca, diventando a tutti gli effetti un’estensione del suo apparato militare e un potenziale bersaglio in caso di conflitto.
I ricercatori stimano che il sito di Krichev sia abbastanza grande da ospitare, per ora, solo tre lanciatori. Tuttavia, questo potrebbe essere solo l’inizio, con altri sistemi che potrebbero essere dislocati in diverse località del paese, creando una rete di minaccia diffusa e difficile da neutralizzare. La comunità internazionale osserva con il fiato sospeso, consapevole che la “nocciola” ipersonica di Putin ha appena ridisegnato la mappa del rischio globale.
