Sofia – Un passo definito storico, a lungo atteso e tecnicamente complesso. Dal 1° gennaio 2026, la Bulgaria adotterà ufficialmente l’euro, diventando il 21° Paese a entrare nell’area della moneta unica. La decisione, formalizzata dal Consiglio dell’Unione Europea, segna il culmine di un percorso iniziato quasi due decenni fa con l’adesione all’UE nel 2007 e rappresenta una svolta significativa per l’economia e la società bulgara. Tuttavia, l’entusiasmo delle istituzioni europee e del governo di Sofia si scontra con lo scetticismo di una parte considerevole della popolazione, che guarda al cambiamento con apprensione.

Un percorso a tappe forzate verso l’Euro

Il cammino della Bulgaria verso l’euro non è stato privo di ostacoli. Dopo aver ancorato la propria valuta, il lev, prima al marco tedesco e poi all’euro per contrastare l’iperinflazione degli anni ’90, il Paese è entrato ufficialmente nella “sala d’attesa” dell’euro, il Meccanismo di Cambio Europeo II (ERM II), nel luglio 2020, insieme alla Croazia. Mentre Zagabria ha completato la transizione nel 2023, per Sofia il processo è stato più lento, rallentato da instabilità politica interna e dalla necessità di soddisfare i rigorosi criteri di convergenza di Maastricht. Questi requisiti includono la stabilità dei prezzi, finanze pubbliche sane, stabilità del tasso di cambio e tassi d’interesse a lungo termine contenuti. La Commissione Europea e la Banca Centrale Europea (BCE) hanno dato il via libera definitivo nel giugno 2025, certificando che la Bulgaria ha soddisfatto tutte le condizioni necessarie. Il tasso di conversione è stato fissato irrevocabilmente a 1,95583 lev per 1 euro, lo stesso valore mantenuto durante la permanenza nell’ERM II.

Le ragioni del “sì”: stabilità, investimenti e integrazione

I sostenitori dell’adozione dell’euro, tra cui la BCE e la Commissione Europea, evidenziano una serie di benefici tangibili per l’economia bulgara. L’ingresso nell’Eurozona dovrebbe:

  • Eliminare i costi di cambio e i rischi valutari per imprese e cittadini, facilitando il commercio e i pagamenti transfrontalieri. Si stima che le piccole e medie imprese possano risparmiare circa 500 milioni di euro all’anno solo in commissioni.
  • Stimolare gli investimenti diretti esteri, grazie a una maggiore fiducia e stabilità del sistema finanziario.
  • Abbassare i costi di finanziamento per famiglie e imprese, rendendo più accessibili prestiti e mutui.
  • Aumentare la trasparenza dei prezzi, favorendo la concorrenza e avvantaggiando i consumatori.
  • Rafforzare l’integrazione della Bulgaria nel mercato unico europeo e conferirle un ruolo più attivo nelle decisioni di politica monetaria, con un seggio nel Consiglio direttivo della BCE.

Inoltre, in un contesto geopolitico segnato dalle tensioni con la Russia, l’adozione dell’euro è vista come un passo strategico per consolidare l’ancoraggio della Bulgaria all’Occidente e ridurre l’influenza di Mosca.

Le paure del “no”: inflazione e perdita del potere d’acquisto

Nonostante le rassicurazioni istituzionali, una fetta significativa della popolazione bulgara rimane contraria all’abbandono del lev. Secondo un recente sondaggio Eurobarometro, il 49% dei cittadini è contrario alla moneta unica. La principale preoccupazione è legata a un possibile aumento ingiustificato dei prezzi al consumo, un timore alimentato dall’attuale tasso di inflazione, che a novembre si attestava intorno al 5% su base annua, più del doppio della media dell’Eurozona. In un Paese dove lo stipendio medio supera di poco i 1.200 euro mensili e che registra il più alto tasso di rischio di povertà o esclusione sociale dell’UE, la paura di un’ulteriore erosione del potere d’acquisto è palpabile.

La presidente della BCE, Christine Lagarde, ha cercato di ridimensionare questi timori, parlando di aumenti “modesti e temporanei”, stimati tra lo 0,2% e lo 0,4%. Tuttavia, lo scetticismo persiste, soprattutto nelle aree rurali e tra le fasce più povere della popolazione. Questo sentimento è cavalcato da partiti di estrema destra e filorussi, che hanno organizzato proteste e alimentato campagne di disinformazione contro l’euro, presentandolo come una perdita di sovranità nazionale e una minaccia economica.

La sfida della transizione

Nei mesi a venire, la Bulgaria affronterà la complessa fase di transizione. Sarà obbligatoria la doppia esposizione dei prezzi in lev ed euro per permettere ai consumatori di abituarsi alla nuova valuta. I sistemi bancari, gli sportelli automatici e i conti correnti dovranno essere adeguati. Per un breve periodo, entrambe le valute circoleranno contemporaneamente, prima che il lev venga definitivamente ritirato. Il governo di Sofia e le autorità di vigilanza avranno il compito cruciale di monitorare il mercato per prevenire arrotondamenti illeciti e speculazioni, una sfida resa ancora più ardua dalla cronica instabilità politica del Paese, che ha visto otto elezioni in cinque anni.

L’ingresso della Bulgaria nell’euro è, in definitiva, una scommessa sul futuro. Una scommessa che, se vinta, potrebbe portare a una maggiore prosperità e stabilità. Ma il cui esito dipenderà dalla capacità della classe dirigente di gestire la transizione in modo trasparente ed efficace, trasformando le promesse dell’integrazione europea in benefici concreti per tutti i cittadini.

Di atlante

Un faro di saggezza digitale 🗼, che illumina il caos delle notizie 📰 con analisi precise 🔍 e un’ironia sottile 😏, invitandovi al dialogo globale 🌐.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *