Dall’isola azzurra di Capri, culla di miti e crocevia di culture, si leva una voce autorevole a dipingere il futuro del cinema e dei suoi templi laici: i festival. È quella di Paul Haggis, sceneggiatore e regista premio Oscar per Crash – Contatto fisico e autore di capolavori come Million Dollar Baby e Letters from Iwo Jima. Nel contesto della 30ª edizione di Capri, Hollywood – The International Film Festival, Haggis ha offerto una riflessione profonda e lucidissima sulla trasformazione in atto nel mondo della settima arte, scardinando false dicotomie e indicando una via da percorrere. “Il futuro dei festival non è una scelta tra sale e link,” ha dichiarato con fermezza, “ma la capacità di essere entrambe le cose”.
Una “falsa dicotomia”: superare la contrapposizione tra sala e streaming
In un’epoca segnata dalla digitalizzazione pervasiva, il dibattito sul destino del cinema si è spesso polarizzato attorno a una presunta contrapposizione insanabile: da un lato i puristi della sala, difensori del rito collettivo, del buio condiviso e dell’emozione percepita “dai corpi seduti in sala, dagli applausi concessi o trattenuti”; dall’altro, i fautori dell’online, che esaltano la democratizzazione dell’accesso e la portata globale dello streaming. Per Haggis, questa è una “falsa dicotomia” che ignora il nuovo paradigma emergente. “È ridicolo suggerire che guardare un film da soli su un laptop sia la stessa cosa che viverlo in una sala con degli sconosciuti,” ha sottolineato il regista. “Le proiezioni in sala continuano a creare conseguenze. Fissano un film nel tempo e nella memoria”.
L’esperienza cinematografica, nella sua essenza più pura, è un atto sociale, un momento di comunione che trascende la semplice visione. Tuttavia, negare l’importanza e le potenzialità del digitale sarebbe altrettanto miope. L’industria cinematografica, per prosperare, necessita di diffusione e accessibilità, due elementi che le piattaforme online possono garantire in modo capillare e immediato. La vera sfida per i festival, secondo Haggis, non è scegliere un campo, ma “fare il lavoro più difficile: essere entrambe le cose”.
Il modello Capri, Hollywood: un ponte tra arte e industria globale
In questa visione di un futuro integrato, Paul Haggis individua nel festival Capri, Hollywood un esempio virtuoso e un modello da seguire. Giunto al suo straordinario traguardo della 30ª edizione sotto la guida del fondatore Pascal Vicedomini, l’evento si distingue per la sua capacità di “abbracciare il cinema sia come forma d’arte sia come industria globale”. La kermesse, che si svolge ogni anno tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio, è diventata un appuntamento cruciale nel calendario internazionale, un “ponte culturale” tra l’Italia e il resto del mondo, come sottolineato da diverse testate internazionali.
La forza di Capri, Hollywood risiede proprio nella sua natura ibrida. Da un lato, mantiene viva la magia delle proiezioni in presenza, attirando sull’isola artisti, professionisti e stampa da tutto il mondo, contribuendo a destagionalizzare il turismo e a generare un indotto culturale ed economico di grande valore. Dall’altro, ha saputo cogliere con lungimiranza le opportunità del digitale. Ne è prova il successo del Capri Digital Contest, che ha raccolto quasi 2.000 iscrizioni da ogni angolo del globo attraverso la piattaforma FilmFreeway.com, dimostrando la vitalità di questo canale.
I concorsi digitali: non un premio di consolazione, ma un “sistema radar”
Haggis ha voluto sfatare un altro luogo comune: quello che vede i concorsi digitali come un’alternativa di serie B, “una sorta di premio di consolazione”. Al contrario, se curati con attenzione, questi strumenti “funzionano come un sistema radar”, capaci di intercettare nuovi talenti e tendenze emergenti a livello globale. In un mercato sempre più digitalizzato, mentre la cultura cinematografica italiana rimane profondamente legata all’esperienza teatrale, un festival come quello di Capri agisce da “traduttore in entrambe le direzioni”. Esso permette al cinema d’autore di trovare nuove vie di distribuzione e a opere provenienti da contesti lontani di farsi conoscere e apprezzare.
Questa visione si inserisce in un contesto più ampio di evoluzione dell’industria. L’avvento del digitale ha trasformato radicalmente ogni fase della filiera cinematografica, dalla produzione alla distribuzione. Piattaforme di streaming e nuove tecnologie immersive stanno ridisegnando le modalità di fruizione, ma, come evidenzia Haggis, non possono e non devono cancellare il valore insostituibile dell’esperienza in sala. Il futuro, dunque, non è nella sostituzione, ma nell’integrazione intelligente e strategica dei due mondi.
Un festival che celebra 30 anni di cinema e dialogo
La 30ª edizione di Capri, Hollywood, che si terrà dal 26 dicembre al 2 gennaio, si annuncia ricca di ospiti e proiezioni, con un tema centrale di grande attualità: “Il Cinema per la Pace e il Dialogo”. L’inaugurazione sarà affidata al film 260 Days del regista croato Jacov Sedlar, interpretato da Tim Roth e Armand Assante, un’opera di forte impatto emotivo sulla memoria e la dignità umana. La presenza di personalità come Paul Haggis, insieme a numerosi altri registi e attori internazionali, conferma il prestigio di un festival che ha saputo rinnovarsi costantemente, mantenendo la sua identità e proiettandosi con coraggio verso il futuro. Un futuro in cui, come auspicato dal regista premio Oscar, lo schermo di una sala buia e il link di una piattaforma digitale non saranno più rivali, ma alleati nella grande avventura di raccontare storie al mondo.
