Una crepa nel sistema normativo europeo sta consentendo l’ingresso nel mercato unico di un numero crescente di veicoli provenienti dalla Cina, appartenenti a marchi minori e spesso sconosciuti. Questa falla, nota come omologazione individuale (Individual Vehicle Approval – IVA), è una procedura originariamente concepita per veicoli unici, prototipi o produzioni in piccolissima serie, ma che viene ora sfruttata da importatori paralleli per aggirare i complessi e costosi test di omologazione europei. Il risultato è un mercato grigio che non solo crea una forma di concorrenza sleale nei confronti dei costruttori europei e degli stessi grandi marchi cinesi che operano nel pieno rispetto delle regole, ma espone anche i consumatori a rischi significativi.

Cos’è l’Omologazione Individuale e Come Viene Sfruttata

L’omologazione individuale è un processo di certificazione che permette di immatricolare un singolo veicolo verificando che soddisfi gli standard minimi di sicurezza e ambientali. A differenza dell’omologazione europea completa (EC Whole Vehicle Type Approval – ECWVTA), che richiede test rigorosi e costosi su un “tipo” di veicolo prima che possa essere venduto in serie in tutta l’UE, l’IVA è una valutazione caso per caso. Questa procedura, più snella ed economica, è pensata per situazioni specifiche, come l’importazione di un’auto d’epoca da un altro continente o la messa in strada di un prototipo.

Tuttavia, un’inchiesta pubblicata dal supplemento Motori de La Stampa ha portato alla luce come alcuni importatori, operanti principalmente in paesi come Germania, Polonia e Repubblica Ceca, stiano utilizzando l’IVA in modo sistematico per introdurre flotte di veicoli di brand cinesi minori. Questi veicoli, spesso dotati di motorizzazioni a benzina da 1.500 cc o sistemi ibridi basilari, vengono immatricolati come “esemplari unici” per poi essere rivenduti in altri stati membri, inclusa l’Italia. In questo modo, bypassano i severi protocolli UE in materia di sicurezza (crash test, sistemi di assistenza alla guida), emissioni inquinanti e di CO2.

La Concorrenza Sleale e il Danno all’Industria

Questo fenomeno genera una palese distorsione del mercato. Da un lato, i costruttori europei sono tenuti a investire ingenti risorse economiche e tecnologiche per adeguare i loro modelli a normative sempre più stringenti, costi che inevitabilmente si riflettono sul prezzo finale al consumatore. Dall’altro, questi veicoli importati tramite canali non ufficiali arrivano sul mercato a prezzi estremamente competitivi, proprio perché hanno eluso i costosi processi di omologazione e certificazione.

La situazione danneggia anche i grandi costruttori cinesi come BYD, Geely, Chery e MG, i quali stanno investendo massicciamente in Europa, costruendo reti di vendita e assistenza, e sottoponendo i loro veicoli a tutti i test necessari per ottenere l’omologazione completa. La presenza di questi modelli “irregolari” rischia di generare un clima di sfiducia generalizzato verso tutti i prodotti automobilistici cinesi, penalizzando proprio quelle aziende che si stanno impegnando a competere in modo leale e trasparente.

I Rischi per i Consumatori: Un Acquisto al Buio

Chi acquista uno di questi veicoli si espone a una serie di problematiche non trascurabili. Il primo e più evidente è la totale assenza di una rete di assistenza ufficiale e di garanzia del costruttore. In caso di guasto o di necessità di un pezzo di ricambio, il proprietario si troverebbe senza alcun punto di riferimento, con enormi difficoltà nel reperire componenti e manodopera specializzata.

Inoltre, vi è un’incognita fondamentale sulla sicurezza e sulla conformità ambientale del veicolo. Non avendo superato i test europei, non vi è alcuna certezza che questi modelli rispettino gli standard minimi in caso di incidente o che le loro emissioni reali corrispondano a quelle dichiarate. Si tratta di un acquisto a scatola chiusa, dove il prezzo allettante nasconde potenziali pericoli e costi futuri imprevedibili.

Il Paradosso dei Dazi e lo Spostamento verso l’Ibrido

La situazione è resa ancora più complessa dalle attuali politiche commerciali dell’Unione Europea. I dazi introdotti di recente (fino al 38,1% in aggiunta al 10% già esistente) per contrastare la concorrenza sleale legata ai sussidi statali cinesi, colpiscono unicamente i veicoli 100% elettrici. Questo ha creato un effetto paradossale: gli importatori, sia quelli ufficiali che quelli paralleli, stanno spostando la loro attenzione sui modelli con motorizzazione endotermica o ibrida, che non sono soggetti a queste tariffe aggiuntive. Di conseguenza, mentre si cerca di proteggere il mercato delle elettriche, si lascia una porta aperta per veicoli a combustione che, nel caso di quelli importati tramite IVA, non rispettano nemmeno pienamente le normative ambientali europee.

Nel frattempo, la Commissione Europea sta riconsiderando la deadline del 2035 per lo stop alla vendita di motori termici, aprendo a possibili deroghe per gli ibridi e i carburanti sintetici. Questa incertezza normativa, combinata con la falla dell’omologazione individuale, rischia di creare un terreno fertile per ulteriori distorsioni del mercato.

L’Appello del Settore: Servono Controlli e Regole Chiare

Di fronte a questo scenario, l’intero settore automobilistico europeo chiede un intervento urgente da parte delle istituzioni. Le richieste sono chiare:

  • Rafforzare i controlli sulle procedure di omologazione individuale per prevenire abusi.
  • Chiudere la falla normativa, magari imponendo limiti numerici più stringenti o criteri più severi per l’accesso all’IVA.
  • Prevedere sanzioni severe per gli importatori che utilizzano in modo fraudolento questa procedura.

Sono stati promessi accertamenti e un giro di vite, ma i tempi dell’azione politica restano incerti. La tutela dei consumatori e la salvaguardia di un mercato automobilistico equo e competitivo in Europa dipendono dalla rapidità e dall’efficacia con cui Bruxelles saprà rispondere a questa nuova sfida.

Di davinci

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