TEGUCIGALPA – L’Honduras ha un nuovo presidente. Al termine di un’attesa durata oltre tre settimane, carica di tensioni e polemiche, il Consiglio Nazionale Elettorale (Cne) ha ufficialmente proclamato Nasry Juan “Tito” Asfura, esponente del Partito Nazionale (destra), come vincitore delle elezioni presidenziali. Asfura guiderà il paese centroamericano per il quadriennio 2026-2030, succedendo alla presidente uscente di sinistra Xiomara Castro.

La proclamazione è giunta al termine di uno scrutinio speciale, resosi necessario per verificare oltre 2.000 verbali elettorali che presentavano errori o anomalie nella trasmissione dei dati. Questo lungo processo ha tenuto l’intera nazione con il fiato sospeso, in una delle elezioni più combattute e polarizzate della sua storia recente.

Un risultato sul filo di lana

Con il 99,2% delle schede scrutinate, Asfura ha ottenuto il 40,27% dei consensi, pari a 1.479.822 voti. Un margine risicatissimo lo ha separato dal suo principale avversario, Salvador Nasralla del Partito Liberale (centro), che si è fermato al 39,39% (con alcune fonti che riportano il 39,54% o 39,55%). La differenza tra i due candidati è stata di appena 28.000 voti. Al terzo posto si è classificata Rixi Moncada, candidata del partito di sinistra al governo, Libertà e Rifondazione (Libre), con circa il 19,19% delle preferenze, segnando un netto calo rispetto al trionfo di Xiomara Castro nel 2021.

La vittoria di Asfura segna il ritorno della destra al potere in Honduras, ma con un mandato popolare estremamente fragile e un paese profondamente diviso. “Honduras, sono pronto a governare. Non vi deluderò”, ha scritto a caldo il neoeletto presidente sui suoi canali social, mentre i suoi sostenitori celebravano nella sede del comitato elettorale.

Le accuse di brogli e le tensioni post-voto

Il percorso verso la proclamazione di Asfura è stato tutt’altro che lineare. Fin dai primi giorni successivi al voto del 30 novembre, il processo di conteggio è stato funestato da problemi tecnici, ritardi e accuse di brogli. Il sito web del Cne per la diffusione dei risultati ha subito ripetuti crash, alimentando sospetti e incertezze. L’opposizione, guidata da Salvador Nasralla, ha denunciato presunte irregolarità e la “falsificazione di documenti pubblici”, sostenendo che i dati dei verbali originali sarebbero stati alterati. Nonostante le pesanti accuse, Nasralla ha escluso il ricorso a mobilitazioni di piazza, invitando i suoi sostenitori alla calma.

Anche osservatori internazionali, come le missioni dell’Unione Europea e dell’Organizzazione degli Stati Americani (Osa), avevano segnalato irregolarità durante lo svolgimento delle elezioni. Il Cne, da parte sua, ha difeso la regolarità del processo, assicurando il rispetto della legge elettorale e annunciando la pubblicazione imminente dei risultati definitivi sulla Gazzetta Ufficiale.

L’ombra dell’ingerenza esterna e il ruolo degli USA

A complicare ulteriormente il quadro politico, vi è stata la percepita ingerenza degli Stati Uniti, in particolare dell’ex presidente Donald Trump. Quest’ultimo ha appoggiato apertamente la candidatura di Asfura, definendolo l’unico con cui la sua amministrazione sarebbe stata disposta a collaborare e minacciando di tagliare gli aiuti al paese in caso di sua sconfitta. Trump ha inoltre etichettato gli altri candidati come “comunisti” o alleati del Venezuela. Questa presa di posizione ha avvelenato il clima politico, trasformando l’elezione in una sorta di scelta geopolitica.

Dopo la proclamazione, il Dipartimento di Stato americano si è congratulato con Asfura per la sua “chiara vittoria elettorale”, affermando di voler collaborare con la nuova amministrazione per promuovere la cooperazione bilaterale e porre fine all’immigrazione illegale. Un segnale dell’interesse di Washington a consolidare i rapporti con Tegucigalpa in una fase delicata per la regione.

Chi è Nasry “Tito” Asfura, il nuovo presidente

Nato a Tegucigalpa nel 1958 da una famiglia di origini palestinesi, Nasry Asfura è un politico di lungo corso e un imprenditore nel settore delle costruzioni. Conosciuto popolarmente con il soprannome di “Papi a la orden” (Papà al vostro servizio), è stato sindaco della capitale Tegucigalpa dal 2014 al 2022. La sua carriera politica include anche un mandato come deputato al Congresso Nazionale. Nel 2025 è diventato presidente del suo partito, il Partito Nazionale. Durante la campagna elettorale, il suo programma si è incentrato su tre assi principali: lavoro, salute ed educazione, promettendo di promuovere la riattivazione economica attraverso investimenti pubblico-privati, rafforzare il sistema sanitario e migliorare le infrastrutture scolastiche.

Le sfide del nuovo governo

Asfura eredita un paese con sfide enormi. L’Honduras è afflitto da una profonda crisi istituzionale, alti tassi di violenza, corruzione e povertà. Il nuovo presidente dovrà navigare in un panorama politico frammentato e riconquistare la fiducia dei cittadini in un sistema spesso percepito come opaco. La sua capacità di unire un paese spaccato a metà e di affrontare i problemi strutturali sarà la vera misura del suo successo. La comunità internazionale, e in particolare gli Stati Uniti, osserveranno attentamente le sue prime mosse, soprattutto in materia di lotta al narcotraffico e gestione dei flussi migratori.

Di atlante

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