Nelle Valli del Natisone, al confine orientale del Friuli Venezia Giulia, una storia emblematica dei dilemmi che affliggono le piccole comunità montane italiane si è consumata nei giorni scorsi. I comuni di Drenchia e Grimacco, che insieme contano meno di 400 abitanti, hanno respinto la proposta di fusione avanzata dai rispettivi sindaci. Una decisione che ha il sapore amaro della sconfitta per chi vedeva nell’unione l’unica via per garantire un futuro a territori segnati da un inarrestabile spopolamento e da croniche difficoltà gestionali.
Due Comuni allo specchio: i numeri di una crisi
Per comprendere la portata della questione, è necessario partire dai numeri. Drenchia, secondo i dati Istat, conta ufficialmente 89 residenti, ma quelli effettivi sono appena una sessantina, con un’età media che supera i 65 anni. Si tratta del comune meno popolato dell’intera regione. Grimacco presenta una situazione leggermente migliore, con 301 abitanti, tra cui una decina di bambini sotto i dieci anni. Tuttavia, entrambi i municipi condividono le medesime, gravi problematiche: bilanci esigui, carenza cronica di personale e la crescente fatica a erogare i servizi essenziali ai cittadini. Problematiche che rendono la gestione quotidiana un’impresa sempre più ardua.
Il “No” dei Consigli Comunali e la delusione dei Sindaci
L’iter per la fusione, fortemente voluto dai sindaci Francesco Romanut di Drenchia e David Iurman di Grimacco, si è arenato sui tavoli dei consigli comunali. A Drenchia, la proposta è passata a fatica, con soli tre voti favorevoli e quattro astensioni su sette presenti. A Grimacco, invece, il voto contrario ha definitivamente affossato il progetto. La reazione dei primi cittadini è stata di profonda delusione. Entrambi hanno espresso con fermezza la convinzione che “così non si può continuare”, sottolineando come l’unione avrebbe rappresentato una boccata d’ossigeno indispensabile. Il sindaco di Grimacco, David Iurman, e il collega di Drenchia, Francesco Romanut, non hanno nascosto l’amarezza, arrivando a ipotizzare le proprie dimissioni di fronte a quella che percepiscono come una “miopia” politica dei loro consiglieri.
Il Contesto Regionale: un Friuli di Piccoli Comuni
La vicenda di Drenchia e Grimacco non è un caso isolato, ma si inserisce in un contesto regionale e nazionale ben più ampio. In Friuli Venezia Giulia, i comuni con meno di 5.000 residenti costituiscono il 71% del totale (153 su 215), ospitando il 22,5% della popolazione regionale, circa 269.000 persone. Nonostante questa frammentazione, la regione si colloca tra quelle con il più basso numero di fusioni in Italia. Dal 2009 ad oggi, sono state approvate solo cinque fusioni, che hanno portato alla soppressione di dieci comuni. Altri tentativi, come quello tra Monfalcone, Ronchi e Staranzano nel 2016, sono falliti, a dimostrazione di una resistenza radicata al cambiamento.
Le Ragioni del Rifiuto: tra Campanilismo e Incertezze
Ma quali sono le motivazioni dietro a questi “no”? Spesso, a prevalere sono logiche di campanilismo, l’attaccamento alla propria identità municipale che oscura la visione dei benefici a lungo termine. A ciò si aggiungono le incertezze sui reali vantaggi della fusione e la paura di perdere specificità culturali e rappresentanza politica. Eppure, la realtà parla di servizi in affanno, spopolamento progressivo e un futuro incerto. Le Valli del Natisone, come altre aree montane della regione, stanno vivendo un vero e proprio esodo demografico, con un calo che in alcuni comuni, come Savogna, ha raggiunto il -27,2% tra il 2011 e il 2021. Un’emorragia di abitanti che riguarda soprattutto le fasce più giovani della popolazione.
Alternative alla Fusione: il Modello “Comunità di Montagna”
Di fronte alla bocciatura della fusione, si riapre il dibattito sulle possibili alternative. L’Uncem FVG (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) ha sottolineato come le fusioni non siano l’unica soluzione possibile. Un’alternativa è rappresentata dal potenziamento delle Comunità di Montagna, enti che possono supportare i piccoli comuni attraverso la gestione associata di servizi e funzioni fondamentali. Secondo Ivan Buzzi, presidente di Uncem FVG, questo strumento, già previsto dalla legislazione regionale, permette di “unire le forze condividendo risorse umane e, soprattutto, competenze”, nel rispetto delle singole identità locali.
La sfida per il futuro di questi territori rimane aperta. La scelta di Drenchia e Grimacco di proseguire su strade separate è un segnale che non può essere ignorato. Rappresenta il conflitto tra la difesa di un’identità storica e la necessità pragmatica di adattarsi a un mondo che cambia, dove la sopravvivenza, soprattutto nelle aree più fragili, passa inevitabilmente attraverso la cooperazione e la condivisione.
