Il mercato del lavoro italiano mostra segnali di robusta vitalità nei primi nove mesi del 2025. Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio sul precariato dell’INPS, il saldo tra assunzioni e cessazioni si attesta a un valore positivo di 621.114 unità. Un risultato frutto della differenza tra 6.162.207 rapporti di lavoro attivati e 5.541.093 cessazioni. Questi numeri, seppur indicando un leggero calo delle assunzioni rispetto allo stesso periodo del 2024 (-1,8%), delineano un quadro di consolidamento e stabilizzazione, soprattutto per quanto riguarda i contratti a tempo indeterminato.

La Crescita dei Contratti a Tempo Indeterminato

Un elemento chiave che emerge dall’analisi dell’INPS è la solida performance dei contratti a tempo indeterminato. Nei primi tre trimestri del 2025, il saldo per questa tipologia contrattuale è stato positivo per 297.918 unità, confermando una tendenza verso una maggiore stabilità occupazionale. Questo dato assume un rilievo ancora maggiore se si considera l’orizzonte temporale più ampio: tra settembre 2021 e settembre 2025, il saldo positivo per i contratti stabili ha raggiunto la notevole cifra di 1.330.927 unità. Tale dinamica suggerisce una propensione crescente da parte delle aziende a investire su rapporti di lavoro duraturi, un segnale di fiducia nel contesto economico.

A sostenere questa crescita contribuisce in modo significativo l’aumento delle trasformazioni da contratti a tempo determinato a indeterminato. Tra gennaio e settembre 2025, queste sono state 576.000, segnando un incremento del 2,7% rispetto all’anno precedente. Anche le conferme degli apprendisti al termine del loro percorso formativo sono aumentate, passando da 82mila a 86mila (+5,6%).

Analisi delle Diverse Tipologie Contrattuali

Nonostante un calo generale delle assunzioni che ha interessato diverse forme contrattuali come l’apprendistato (-7,3%), il tempo indeterminato (-4,8%), la somministrazione (-4,1%) e il tempo determinato (-1,9%), si registrano segnali in controtendenza. In particolare, i contratti di lavoro intermittente e quelli stagionali mostrano una crescita, rispettivamente del +4,6% e del +1%. Questo indica una persistente esigenza di flessibilità da parte delle imprese, che si affianca però a una chiara volontà di stabilizzazione del personale chiave.

Il saldo annualizzato a settembre 2025, che misura la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro negli ultimi dodici mesi, si è attestato a +357.000 unità nel settore privato. È interessante notare come i contratti a tempo indeterminato costituiscano l’89% di questa crescita, con un saldo di +319.000 rapporti. Le altre tipologie contrattuali hanno contribuito con un saldo positivo di 38.000 unità, trainate soprattutto dal lavoro intermittente (+26.000) e stagionale (+18.000). In controtendenza, invece, i rapporti di apprendistato, che hanno registrato un calo di 12.000 unità.

Uno Sguardo al Contesto Generale

I dati forniti dall’INPS si inseriscono in un quadro macroeconomico complesso. Se da un lato la crescita occupazionale, soprattutto quella stabile, è un indicatore di salute per l’economia, dall’altro persistono elementi di incertezza. La lieve flessione delle assunzioni totali potrebbe essere interpretata come un segnale di cautela da parte delle imprese di fronte a uno scenario internazionale ancora volatile. Tuttavia, la diminuzione delle cessazioni (-1,9% nei primi nove mesi) suggerisce una maggiore tenuta del tessuto occupazionale.

Il consolidamento del lavoro stabile rappresenta un fattore cruciale per la sostenibilità della crescita economica, in quanto favorisce la fiducia dei consumatori e la programmazione a lungo termine sia per le famiglie che per le imprese. L’analisi di lungo periodo, che mostra un saldo positivo complessivo di 1.790.610 unità negli ultimi quattro anni, rafforza l’idea di un mercato del lavoro che, pur tra alti e bassi, sta progressivamente rafforzando le sue fondamenta.

Di atlante

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