ROMA – Un atto di una gravità inaudita, che travalica i confini della cronaca per colpire al cuore la passione sportiva e la sicurezza di chi la pratica. Un gruppo di giovani ciclisti della S.C. Padovani Polo Cherry Bank è stato oggetto di un vero e proprio agguato mentre si allenava sulle strade della Val d’Adige. Un’automobile scura ha affiancato i corridori e dal finestrino sono stati esplosi due colpi di pistola, fortunatamente a salve, che hanno seminato il panico tra gli atleti. Un gesto folle e inspiegabile che ha suscitato un’ondata di sdegno e paura, portando a una presa di posizione ferma e immediata da parte dei massimi organi sportivi nazionali.
LA FERMA CONDANNA DELLA FEDERCICLISMO
La Federazione Ciclistica Italiana (FCI), guidata dal presidente Cordiano Dagnoni, non ha esitato un istante a schierarsi al fianco dei suoi tesserati. Con un comunicato ufficiale, ha annunciato due decisioni di fondamentale importanza: mettere a disposizione dei corridori e della società S.C. Padovani Polo Cherry Bank l’assistenza dei propri legali per qualsiasi azione vogliano intraprendere e, soprattutto, costituirsi parte civile nell’eventuale procedimento penale che verrà instaurato. Una scelta, quest’ultima, che sottolinea come la Federazione consideri l’episodio non un semplice atto isolato, ma “un gesto che, allo stato, appare diretto a colpire l’intero movimento ciclistico”.
Questa mossa strategica non solo offre un supporto concreto e tangibile ai giovani atleti traumatizzati, ma lancia un messaggio potente: la violenza contro i ciclisti non sarà tollerata e verrà perseguita con la massima determinazione. L’obiettivo è tutelare non solo le vittime dirette di questo attacco, ma chiunque pedali sulle strade italiane, siano essi professionisti, dilettanti o semplici amatori.
LA CRONACA DI UN POMERIGGIO DI TERRORE
L’episodio si è verificato nel primo pomeriggio del 21 dicembre, lungo la Strada Statale 12 in Val d’Adige, nei pressi di Dolcè. I ragazzi della S.C. Padovani, team gestito dall’ex campione Alessandro Petacchi, erano impegnati in una sessione di allenamento in preparazione della stagione 2026, quando un’auto scura li ha affiancati. Il conducente ha abbassato il finestrino e ha esploso due colpi, che sebbene si siano rivelati a salve, hanno generato attimi di puro terrore. Fortunatamente, nessuno è rimasto ferito, ma lo shock per gli atleti e per tutto lo staff è stato immenso.
Una volta rientrati al quartier generale, la società ha immediatamente raccolto testimonianze e immagini per sporgere denuncia alle autorità competenti, che ora indagano per identificare i responsabili di questo gesto scellerato.
UN FENOMENO PREOCCUPANTE: NON UN CASO ISOLATO
Le parole del presidente della società, Galdino Peruzzo, e del direttore sportivo Dimitri Konychev, gettano un’ombra ancora più cupa sulla vicenda. Entrambi hanno sottolineato come questo non sia, purtroppo, un episodio isolato di aggressione nei confronti dei loro atleti. Già a settembre, un altro corridore della squadra, Marco Palomba, era stato investito da un pirata della strada. Questi eventi ripetuti evidenziano una crescente cultura di intolleranza e mancanza di rispetto verso i ciclisti, percepiti troppo spesso come un intralcio alla circolazione anziché come utenti vulnerabili della strada.
Il DS Konychev ha inoltre precisato come la squadra adotti ogni precauzione possibile per garantire la sicurezza dei propri ragazzi: percorsi studiati per evitare le strade più trafficate, abbigliamento ad alta visibilità e luci sulle biciclette. Misure che, tuttavia, si rivelano impotenti di fronte alla “follia di certi soggetti”, come amaramente constatato dal presidente Peruzzo.
L’IMPEGNO PER LA SICUREZZA: UN APPELLO ALLA CULTURA DEL RISPETTO
L’intervento della Federazione Ciclistica Italiana, che si affianca a iniziative come la collaborazione con l’associazione ZEROSBATTI per la tutela legale gratuita dei tesserati, rappresenta un passo cruciale. Tuttavia, la repressione legale da sola non basta. È necessario un cambiamento culturale profondo, una campagna di sensibilizzazione che promuova la convivenza pacifica e il rispetto reciproco sulla strada. Lo sport, e il ciclismo in particolare, è un veicolo di valori positivi, di crescita e di benessere. È inaccettabile che la “palestra” a cielo aperto dei ciclisti si trasformi in un teatro di violenza e intimidazione. L’auspicio è che questo grave episodio possa scuotere le coscienze e accelerare un percorso, non più rimandabile, verso una maggiore sicurezza e rispetto per chiunque scelga la bicicletta, per passione o per necessità.
