Brasilia – Una mossa strategica che scuote il panorama politico ed economico del Brasile. Il Ministro delle Finanze, Fernando Haddad, figura chiave del governo di Luiz Inácio Lula da Silva, ha confermato la sua decisione di lasciare l’incarico nel febbraio 2026. L’annuncio, fatto durante una conferenza stampa a Brasilia, non è un fulmine a ciel sereno per gli addetti ai lavori, ma ufficializza un’intenzione che circolava da tempo e che ora assume contorni definiti, con implicazioni significative per il futuro del paese.
Una scelta politica per la continuità
La motivazione principale dietro questa decisione, come spiegato dallo stesso Haddad, è di natura prettamente politica: dedicarsi anima e corpo al coordinamento della campagna per la rielezione del presidente Lula. Un ruolo, ha sottolineato il ministro, incompatibile con la gestione quotidiana e delicata dei conti pubblici di una delle maggiori economie mondiali. “Ho manifestato il desiderio di collaborare con la campagna del presidente Lula. E questo è incompatibile con i requisiti del Ministero delle Finanze”, ha dichiarato Haddad, evidenziando la necessità di una figura a tempo pieno per orchestrare la complessa macchina elettorale.
Questa scelta, concordata con il Planalto, il palazzo presidenziale, non è casuale. Haddad, ex sindaco di San Paolo e candidato del Partito dei Lavoratori (PT) alle presidenziali del 2018, è considerato uno degli uomini più fidati e influenti della cerchia di Lula. La sua presenza al vertice della campagna elettorale è vista come un segnale di forte continuità e un tentativo di consolidare il progetto politico del presidente in vista di una possibile riconferma.
Transizione ordinata e scadenze economiche
La tempistica delle dimissioni, fissata per febbraio 2026, è stata studiata per garantire una transizione fluida e non traumatica al Ministero delle Finanze. Haddad ha anticipato di circa due mesi la scadenza legale, fissata ad aprile per i ministri che intendono candidarsi alle elezioni. Sebbene abbia negato l’intenzione di candidarsi personalmente, ha voluto assicurare che il suo successore abbia il tempo necessario per affrontare due appuntamenti cruciali per l’economia brasiliana.
Il primo è la preparazione del Rapporto Bimestrale sulle Entrate e le Spese di marzo, un documento fondamentale per monitorare l’andamento del bilancio e orientare le politiche fiscali. Il secondo, ancora più strategico, è la definizione della Legge di Direttive di Bilancio (LDO) per il 2027, che deve essere presentata al Congresso entro il 15 aprile. La LDO stabilisce le principali linee guida per la finanziaria dell’anno successivo, e la volontà di Haddad è che sia il nuovo ministro a impostarla, garantendo così coerenza e piena responsabilità nella gestione futura.
Il contesto politico ed economico
La decisione di Haddad si inserisce in un contesto politico brasiliano in fermento. Il 2026 sarà un anno elettorale chiave, non solo per la presidenza, ma anche per il rinnovo di importanti cariche a livello statale e federale. La campagna elettorale si preannuncia intensa e la mossa di Haddad è un chiaro segnale che il PT e Lula non intendono lasciare nulla al caso. Il suo ruolo sarà quello di unire le forze della coalizione di governo e di contrastare un’opposizione che, secondo le sue stesse parole, appare “confusa”.
Dal punto di vista economico, il Brasile naviga in acque complesse. Il governo Lula ha affrontato sfide significative, tra cui la gestione di un deficit di bilancio e la necessità di promuovere una crescita sostenibile. L’approvazione della Legge di Bilancio per il 2026 ha evidenziato le tensioni con il Parlamento, con un aumento record delle risorse destinate agli emendamenti parlamentari, una pratica che solleva interrogativi sulla disciplina fiscale. In questo scenario, la stabilità e la credibilità della politica economica sono fondamentali, e la scelta del successore di Haddad sarà un momento cruciale per i mercati e gli investitori internazionali.
Chi dopo Haddad? Le speculazioni sul successore
Con l’annuncio delle dimissioni, si è immediatamente aperta la corsa al toto-nomi per la successione. Sebbene non ci siano ancora indicazioni ufficiali, le speculazioni si concentrano su figure che possano garantire continuità con l’attuale linea economica, ma anche una buona capacità di dialogo con il Congresso e i mercati finanziari. La scelta del nuovo Ministro delle Finanze sarà un test importante per il presidente Lula, che dovrà bilanciare le esigenze politiche della sua coalizione con la necessità di mantenere la fiducia degli operatori economici nazionali e internazionali.
La mossa di Fernando Haddad, dunque, è molto più di un semplice cambio di poltrona. È un tassello fondamentale nel complesso puzzle della politica brasiliana, un’anticipazione delle strategie per le elezioni del 2026 e una decisione che avrà ripercussioni dirette sulla gestione economica del gigante sudamericano nei prossimi anni.
