Torino – Un’assenza che pesa come un macigno, un silenzio che urla più di mille parole. Alla cerimonia di commemorazione per il quarto anniversario del tragico crollo della gru in via Genova, tenutasi questa mattina, i familiari di Filippo Falotico, Roberto Peretto e Marco Pozzetti non erano presenti. Una scelta sofferta, comunicata attraverso un messaggio toccante letto da Massimiliano Quirico, direttore di “Sicurezza e Lavoro”, che ha reso ancora più palpabile il dolore incancellabile per una tragedia che il 18 dicembre 2021 spezzò tre vite e segnò per sempre le loro famiglie e l’intera comunità torinese.
Filippo, di soli 20 anni, Roberto di 52 e Marco di 54, persero la vita precipitando da quaranta metri mentre erano impegnati nelle operazioni di montaggio di una gru edile. Un evento drammatico che fin da subito sollevò interrogativi e polemiche sulla sicurezza nei cantieri, un tema tragicamente sempre attuale nel nostro Paese.
Il messaggio dei familiari: “Il nostro dolore non passa”
Le parole affidate alla lettura pubblica dai familiari delle vittime sono un pugno nello stomaco. “Quest’anno non ce la sentiamo proprio di venire a parlare. Non c’è più nulla da dire“, hanno scritto. Il loro messaggio rivela la profonda stanchezza e l’amarezza per un iter processuale che li sta mettendo a dura prova. “È stato un lungo anno, le udienze ci hanno provato davvero tanto e ascoltare le varie testimonianze e le svariate teorie sull’accaduto stanno quasi facendo dubitare che sono morti per colpa di loro stessi e questo, anche se gli avvocati fanno il loro dovere, fa veramente male!“.
Una ferita che si riapre ad ogni udienza, un dolore che non trova pace di fronte a una giustizia che stenta ad arrivare. Il processo, che vede cinque persone imputate per accuse gravissime come disastro, lesioni personali colpose e omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche, ha visto la sua ripresa a maggio 2025 con l’audizione dei primi testimoni. “Restiamo in silenzio nel nostro dolore che purtroppo non passa“, concludono, ringraziando per la commemorazione e assicurando la loro presenza “con il pensiero come tutti i giorni ormai da 4 anni“.
L’impegno delle istituzioni e dei sindacati: “La sicurezza non è un costo”
Alla cerimonia, svoltasi davanti alla targa commemorativa in via Genova 118, erano presenti rappresentanti sindacali e istituzionali, uniti nel ricordo e nella richiesta di un cambiamento radicale. Le voci si sono levate unanimi per chiedere maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro, una vera e propria “cultura della sicurezza” da diffondere a partire dalle scuole.
“Siamo qui per rendere omaggio a Filippo, Roberto e Marco e a tutti i caduti sul lavoro che, purtroppo, continuano a esserci e sono la piaga del nostro Paese“, ha dichiarato Massimiliano Miano, presidente della Circoscrizione 8, sottolineando come la memoria debba essere un motore per il cambiamento. Un concetto ribadito con forza dalla consigliera regionale Valentina Cera: “Ognuno di noi deve fare la propria parte, le istituzioni devono fare di più e meglio perché non può venir considerata una cosa normale morire sul lavoro e perché si deve capire che la sicurezza non è un costo ma la condizione necessaria per poter lavorare“.
L’appello è a investire in prevenzione e controlli, come ha sottolineato anche Luca Pidello, presidente della Commissione Legalità della Città di Torino, affermando che “ogni investimento porta a una commemorazione in meno“.
Una strage silenziosa: i dati sulle morti bianche in Italia
La tragedia di via Genova non è un caso isolato, ma la punta di un iceberg di una strage continua e inaccettabile. I dati sulla sicurezza sul lavoro in Italia restano allarmanti. Nei primi nove mesi del 2025, si sono registrate 784 vittime sul lavoro, un numero in aumento rispetto all’anno precedente. Il settore delle costruzioni si conferma uno dei più a rischio, con 99 decessi. Questi numeri evidenziano una falla sistemica che richiede interventi urgenti e concreti.
Il Piemonte, come altre regioni, è profondamente segnato da questa piaga. Le commemorazioni, come la Giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro promossa dall’ANMIL, sono momenti cruciali per non dimenticare e per spingere le istituzioni ad agire. Ma, come ha affermato la vicepresidente della Regione Piemonte, Elena Chiorino, “ricordare non è sufficiente“, è necessario “trasformare il cordoglio in azione concreta“.
Mentre il processo per il crollo della gru di Torino prosegue, la speranza è che possa fare piena luce sulle responsabilità e che tragedie come questa non debbano più ripetersi. Lo si deve a Filippo, Roberto, Marco e a tutte le vittime di una guerra silenziosa che si combatte ogni giorno nei luoghi di lavoro.
