Roma – La tensione politica sulla gestione del servizio pubblico radiotelevisivo raggiunge un nuovo picco. Al centro della bufera si trovano due eventi concatenati che, secondo il Partito Democratico, rivelano una precisa strategia del governo: da un lato, un emendamento alla manovra finanziaria che prevede un taglio di 10 milioni di euro ai fondi destinati alla Rai per il solo anno 2026; dall’altro, la decisione del Tg1 di dare ampio risalto a un sondaggio, commissionato dalla testata privata Affaritaliani.it, che attesta un alto gradimento della manovra da parte dei cittadini.
La duplice accusa del Partito Democratico
I parlamentari del Partito Democratico, membri della Commissione di Vigilanza Rai, non hanno usato mezzi termini, definendo i due episodi come “due facce della stessa strategia: indebolire il servizio pubblico e piegarlo alla propaganda”. Secondo i dem, sottrarre risorse economiche alla Rai in un momento cruciale, e al contempo utilizzare il suo principale telegiornale per veicolare messaggi a sostegno dell’azione di governo, rappresenta una “deriva pericolosa che compromette autonomia, credibilità e funzione democratica del servizio pubblico”.
La critica si articola su due livelli:
- L’indebolimento economico: Il taglio, sebbene ridotto rispetto ai 30 milioni inizialmente prospettati per il triennio 2026-2028, viene giudicato “irresponsabile”. I rappresentanti del PD sottolineano come questa riduzione di fondi arrivi dopo anni di vincoli e tagli, proprio mentre la Rai si appresta a coprire eventi di portata internazionale come le Olimpiadi e le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, per le quali ha acquisito i diritti media in esclusiva. Questa mossa, secondo l’opposizione, mette a rischio la capacità del servizio pubblico di operare con risorse certe e programmabili.
- La strumentalizzazione mediatica: Ancor più grave, per il PD, è il comportamento del Tg1. Rilanciare come notizia di primo piano un sondaggio commissionato da un sito di informazione privato, che peraltro indica un gradimento del 58,9% per la manovra, viene visto come un atto di “legittimazione politica”. L’accusa è che il telegiornale si stia trasformando in un “megafono del governo”, abdicando al suo ruolo di informazione plurale e imparziale.
Il contrasto con le normative europee
I parlamentari democratici evidenziano come la scelta di tagliare i fondi alla Rai sia in aperto contrasto con i principi sanciti dall’European Media Freedom Act (EMFA). Questo regolamento europeo, entrato in vigore per la maggior parte delle sue disposizioni nell’agosto 2025, è stato concepito per proteggere il pluralismo e l’indipendenza dei media all’interno dell’Unione. Uno dei suoi pilastri è proprio la garanzia di finanziamenti “adeguati, stabili e prevedibili” per i servizi pubblici radiotelevisivi, al fine di salvaguardarne l’indipendenza editoriale da ingerenze politiche. L’EMFA impone inoltre trasparenza nell’allocazione della pubblicità statale e mira a proteggere i giornalisti da pressioni indebite.
Il contesto: un rapporto teso tra governo e servizio pubblico
La polemica si inserisce in un clima di crescente preoccupazione per l’indipendenza della Rai, spesso definita dall’opposizione “TeleMeloni”. Le accuse di un’eccessiva ingerenza governativa e di una narrazione sbilanciata a favore della maggioranza si sono moltiplicate negli ultimi mesi. Dati di osservatori indipendenti, come quelli dell’Osservatorio di Pavia citati in passato dal PD, hanno evidenziato una sproporzione nel tempo di parola concesso a governo e opposizione nei telegiornali Rai. Anche recenti sondaggi, come quello di Eumetra, indicano che oltre la metà dei cittadini percepisce un peggioramento della qualità dell’informazione Rai nell’ultimo anno.
La vicenda del sondaggio di Affaritaliani.it, realizzato dall’istituto demoscopico Lab21, ha visto la stessa Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, commentare positivamente i risultati, definendoli un dato che “incoraggia e responsabilizza ancora di più”. Questo ha ulteriormente alimentato le critiche di chi vede una saldatura tra l’agenda del governo e la linea editoriale del principale telegiornale del servizio pubblico.
Le reazioni e le prospettive future
La denuncia del Partito Democratico ha riacceso il dibattito sul ruolo e sul futuro della Rai. Mentre l’opposizione chiede un passo indietro del governo e il rispetto dell’autonomia del servizio pubblico, esponenti della maggioranza difendono la legittimità della manovra e respingono le accuse, sostenendo che il Tg1 abbia semplicemente riportato una notizia di pubblico interesse. La questione, tuttavia, va oltre lo scontro politico contingente, toccando i nervi scoperti del sistema mediatico italiano e il suo rapporto con il potere, in un quadro europeo che spinge verso una maggiore tutela della libertà di stampa e del pluralismo informativo.
