A quasi quattro anni dalla devastante notte dell’11 dicembre 2021, quando un’intera via di Ravanusa fu spazzata via da una terribile esplosione, arriva una svolta giudiziaria significativa. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Alberto Lippini, ha disposto l’archiviazione dell’inchiesta a carico dei dieci dirigenti di Italgas indagati per la strage che provocò la morte di nove persone, tra cui una giovane donna in attesa di un bambino. La decisione, contenuta in un’ordinanza di 23 pagine, accoglie la richiesta avanzata dalla Procura di Agrigento, sostenendo l’assenza di elementi di responsabilità penale a carico dei vertici della società.

Le cause della tragedia: una saldatura difettosa del 1988

Il cuore dell’indagine e della conseguente decisione del gip risiede nell’individuazione della causa scatenante della catastrofe: una saldatura difettosa in un raccordo della tubazione del gas. Le complesse perizie tecniche hanno stabilito con certezza che questa saldatura critica, da cui si originò la fatale fuga di metano, fu realizzata nel lontano 1988. Questo dato temporale è cruciale, poiché colloca l’intervento in un’epoca di molto anteriore alla gestione diretta della rete gas da parte di Italgas.

All’epoca dei fatti, la rete del gas del comune di Ravanusa era gestita dalla società Siciliana Gas, che fu incorporata da Italgas solo nel 2008. I lavori di posa della tubazione furono invece eseguiti materialmente dalla ditta A.Mi.Ca. Srl. Nonostante gli sforzi investigativi, non è stato possibile accertare l’identità di chi eseguì materialmente quella saldatura risultata poi difettosa.

L’assenza di responsabilità per Italgas

Secondo il giudice Lippini, l’evento disastroso è da attribuire esclusivamente a “gravi carenze nel processo di posa in opera e saldatura” della condotta, senza il concorso di altri fattori. Le indagini hanno infatti escluso altre possibili cause, come difetti nei materiali utilizzati, problemi di natura geologica o carenze nelle attività di manutenzione ordinaria e straordinaria.

La Procura di Agrigento, che per ben due volte ha avanzato richiesta di archiviazione, ha sostenuto che Italgas ha eseguito correttamente le attività di manutenzione, le quali, tuttavia, non avrebbero potuto rilevare un difetto di installazione così datato e specifico. Di conseguenza, il gip ha concluso che non sussistono condotte, attive od omissive, imputabili ai dirigenti di Italgas che possano aver causato o contribuito a causare la strage.

Il processo continua per due tecnici

Se il capitolo giudiziario si chiude per i vertici di Italgas, la ricerca della verità prosegue per altre figure. Sono infatti stati rinviati a giudizio due tecnici:

  • Guido Catalano, 78 anni, all’epoca dei fatti ingegnere e direttore tecnico della Siciliana Gas, nonché firmatario del collaudo tecnico-amministrativo nel 1999.
  • Carmelo Burgarello, 89 anni, responsabile tecnico della A.Mi.Ca. Srl, l’impresa che eseguì materialmente i lavori di posa della tubazione. Il signor Burgarello è nel frattempo deceduto.

Per loro, le accuse vanno dall’omicidio colposo plurimo al disastro e lesioni colpose. Il processo cercherà di fare luce sulle responsabilità dirette nella realizzazione e nel collaudo di un’opera che, a distanza di decenni, ha causato una delle più gravi tragedie della storia recente siciliana.

Una ferita ancora aperta per Ravanusa

La decisione del gip di Agrigento è destinata a far discutere e riapre una ferita profonda per la comunità di Ravanusa. L’esplosione dell’11 dicembre 2021 ha raso al suolo un intero quartiere, in via Trilussa, causando il crollo di diverse palazzine e lasciando un centinaio di sfollati. Il bilancio di nove vite spezzate, tra cui quella di un’infermiera al nono mese di gravidanza, resta un peso insopportabile per i familiari delle vittime e per l’intera cittadinanza. Mentre la giustizia prosegue il suo corso, la memoria di quella notte e il dolore per chi non c’è più rimangono incancellabili.

Di veritas

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