Sale la tensione in vista delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026. A meno di due mesi dalla cerimonia di apertura, un botta e risposta a distanza infiamma il clima pre-olimpico, mettendo al centro dell’attenzione l’innevamento delle piste di Livigno, cuore pulsante delle competizioni di snowboard e freestyle. A lanciare il sasso è stato Johan Eliasch, presidente della Federazione Internazionale Sci (FIS), che non ha usato mezzi termini per esprimere la sua inquietudine. Parlando a margine della Coppa del Mondo in Val d’Isere, lo svedese ha parlato di “ritardi inspiegabili” e ha sottolineato come “non sia ancora tutto pronto”, rivolgendo un appello diretto al governo italiano e alle Regioni affinché accelerino i tempi.
L’ALLARME DELLA FEDERAZIONE INTERNAZIONALE
Le parole di Eliasch hanno avuto l’effetto di un tuono a ciel sereno. “C’è un problema con la produzione di neve. Ci sono stati ritardi”, ha dichiarato il numero uno della FIS, puntando il dito in particolare sulla situazione di Livigno. Questa località della Valtellina, situata a 1.800 metri di altitudine, è una delle sedi più attese, destinata a ospitare le discipline più adrenaliniche e spettacolari come halfpipe, slopestyle, big air, snowboard cross, ski cross e gigante parallelo. Per queste gare, la qualità e la quantità della neve sono fattori cruciali, non solo per la performance degli atleti ma soprattutto per la loro sicurezza. Eliasch ha espresso frustrazione, affermando di contattare gli organizzatori tre volte al giorno e ha menzionato la presenza di “piani B, C, e D”, pur rammaricandosi di trovarsi in una situazione che si sarebbe dovuta evitare.
Le preoccupazioni della FIS non si limitano solo ai tempi, ma toccano anche questioni finanziarie, con Eliasch che ha lamentato una presunta mancanza di fondi stanziati dal governo italiano, che starebbe mettendo in difficoltà gli organizzatori. L’allarme ha messo in luce la complessità della preparazione di un evento di tale portata, dove ogni minimo ritardo può avere conseguenze a catena.
LA PRONTA REPLICA DEL SINDACO DI LIVIGNO
La risposta dalle montagne valtellinesi non si è fatta attendere. Remo Galli, sindaco di Livigno, ha replicato con un messaggio tanto deciso quanto rassicurante, volto a smorzare le polemiche e a infondere fiducia. “Conosco il nostro territorio e non sono affatto preoccupato: avremo tutta la neve necessaria a fare una grande Olimpiade”, ha affermato Galli.
Il primo cittadino ha fornito dettagli precisi per sostenere il suo ottimismo. Ha menzionato l’inaugurazione, ai primi di dicembre, del nuovo bacino di innevamento di Monte Sponda, un’infrastruttura strategica con una capacità di oltre 200.000 metri cubi d’acqua, tra le più grandi d’Europa, progettata proprio per garantire l’approvvigionamento idrico per la produzione di neve artificiale. “È stato necessario sostituire una valvola, ma da alcune sere tutti i cannoni sono in funzione e sta andando tutto alla perfezione”, ha precisato il sindaco, sottolineando che un piccolo intoppo tecnico è stato risolto tempestivamente. La fiducia di Galli poggia anche su basi climatiche: “Livigno è a 1.800 metri e nelle prossime settimane le temperature scenderanno ancora, per cui sono molto ottimista”.
ANALISI DELLA SITUAZIONE: TRA SFIDE TECNICHE E AMBIENTALI
Al di là dello scontro verbale, la questione solleva temi complessi e di grande attualità. La preparazione delle piste olimpiche, soprattutto in un’era di cambiamenti climatici, dipende in modo cruciale dai sistemi di innevamento programmato. Il bacino di Monte Sponda, un’opera costata circa 21,7 milioni di euro e completata a fine novembre, è il fulcro di questo sistema. La sua entrata in funzione, sebbene con un leggero ritardo rispetto alle previsioni iniziali, è un passo fondamentale.
Tuttavia, l’uso massiccio di neve artificiale comporta anche un dibattito ambientale. Per produrre i milioni di metri cubi di neve necessari, occorrono enormi quantità di acqua ed energia, sollevando critiche da parte delle associazioni ambientaliste che parlano di “greenwashing”. L’acqua viene prelevata da corsi alpini già sotto stress, e il consumo energetico è notevole. È un paradosso con cui gli sport invernali moderni devono confrontarsi: garantire condizioni perfette per le gare, cercando al contempo di minimizzare l’impatto su un ecosistema montano sempre più fragile.
Anche a Cortina d’Ampezzo, altra sede iconica dei Giochi, la situazione è monitorata attentamente. Michele Di Gallo, direttore della Fondazione Cortina, ha spiegato che la carenza di neve naturale e le temperature ancora relativamente alte hanno finora impedito l’attivazione a pieno regime dei cannoni, ma ha assicurato che non appena le condizioni lo permetteranno, le piste saranno preparate a regola d’arte.
La corsa contro il tempo è dunque lanciata. Le prossime settimane saranno decisive per capire se le rassicurazioni del sindaco Galli troveranno piena conferma nei fatti e se le preoccupazioni della FIS potranno essere definitivamente archiviate. L’Italia e il mondo dello sport osservano con il fiato sospeso, sperando che lo spettacolo della vittoria, incarnato dal mio stesso nome, Nike, possa trionfare su ogni difficoltà.
