Trieste – Un’affermazione dal sapore anacronistico e dal chiaro contenuto discriminatorio scuote l’aula del Consiglio comunale di Trieste, proiettando un’ombra sul dibattito politico cittadino. Durante una seduta particolarmente tesa, dedicata alla discussione sul controverso progetto dell’ovovia, il sindaco Roberto Dipiazza, esponente di Forza Italia, si è rivolto alla consigliera del Movimento 5 Stelle, Alessandra Richetti, con parole che hanno immediatamente innescato la polemica: “Non mi sono mai fatto comandare da una donna, tanto meno da te”. Una frase che ha fatto esplodere l’indignazione delle opposizioni e ha acceso un faro sulla cultura politica e il rispetto istituzionale.

Il contesto: un dibattito acceso sull’ovovia

Il clima in aula era già surriscaldato. Al centro del contendere, il progetto per una cabinovia urbana, nota come “Ovovia”, fortemente voluta dal primo cittadino ma aspramente criticata dalle opposizioni per i costi, stimati intorno ai 30 milioni di euro, e per i dubbi sulla sua effettiva utilità. La consigliera Richetti stava illustrando le sue perplessità sul progetto, utilizzando anche una rappresentazione visiva con due scatole etichettate “Problemi” e “Ovovia”, quando il sindaco l’ha interrotta. In un intervento precedente, Dipiazza si era già riferito a lei come “quell’altra arrivata con le scatole”, un commento che la consigliera ha poi definito un tentativo di “delegittimazione del nostro modo di fare politica”. La tensione è culminata quando, dopo che il microfono della consigliera è stato spento, il sindaco si è alzato in piedi e, a microfoni spenti ma con voce udibile, ha pronunciato la frase incriminata.

Le reazioni immediate e la condanna trasversale

La reazione all’interno dell’aula è stata immediata, con le opposizioni che hanno bloccato la seduta per diversi minuti in segno di protesta. La stessa consigliera Richetti ha definito l’uscita del sindaco uno “scivolone sessista”, sottolineando come simili affermazioni non dovrebbero più ripetersi né nei confronti delle donne dell’opposizione né di quelle della maggioranza.

L’eco della polemica ha rapidamente superato i confini del municipio, provocando una ferma condanna da parte di numerosi esponenti politici, non solo locali.

  • Movimento 5 Stelle: La consigliera regionale del M5s, Rosaria Capozzi, ha parlato di parole “inaccettabili” che “meritano una decisa, immediata e categorica stigmatizzazione”.
  • Partito Democratico: Dura la presa di posizione del PD. La segretaria dei dem di Trieste, Maria Luisa Paglia, ha sottolineato che non si tratta di “una battuta né di una scivolata”, ma di “un’affermazione che rivela una cultura politica arretrata, discriminatoria e profondamente maschilista”. Le fa eco la segretaria regionale, Caterina Conti, che ha aggiunto: “Siamo ben oltre il cattivo gusto e non possiamo continuare a giustificare come goliardia espressioni sessiste e offensive”. L’europarlamentare Annalisa Corrado ha definito l’episodio “un atto di violenza verbale che umilia le donne e avvelena il confronto democratico”.
  • Alleanza Verdi e Sinistra: Elisa Moro e Tiziana Cimolino hanno parlato di “maschilismo tossico, messo in scena con l’arroganza di chi crede che il proprio ruolo autorizzi tutto, anche l’umiliazione pubblica”.

Dalle opposizioni è arrivata anche la richiesta di una “decisa presa di distanza da parte di tutta la maggioranza”, per evitare di essere associata in blocco alle parole del sindaco.

La difesa del sindaco e le mancate scuse

Nonostante la bufera politica e mediatica, il sindaco Roberto Dipiazza non ha fatto passi indietro. Intervistato da “Repubblica”, ha affermato di non vedere per cosa dovrebbe scusarsi. “Non vedo l’offesa nei confronti di Alessandra Richetti, nulla di drammatico né di sessista”, ha dichiarato, aggiungendo di essere “uno che ama le donne” e che “le donne sono il più bel regalo che il buon Dio ci ha dato”. Ha poi ribadito il concetto alla base della sua affermazione: “È vero che io non mi sono mai fatto comandare da una donna”. Questa posizione ha ulteriormente alimentato le critiche, con molti che hanno sottolineato come il problema non sia l’intenzione di offendere, ma il significato culturale e simbolico veicolato da tali parole, specialmente se pronunciate da una figura istituzionale.

Un problema culturale oltre la politica

L’episodio di Trieste va oltre lo scontro politico contingente. Come evidenziato dalla stessa consigliera Richetti, emerge “un problema ancora più profondo: il venir meno delle garanzie istituzionali che dovrebbero tutelare il confronto democratico in Aula”. Le parole del sindaco sono state interpretate non come un semplice incidente, ma come il sintomo di una cultura radicata che fatica ad accettare la piena parità di genere, soprattutto in contesti di potere e rappresentanza. L’accaduto ha riacceso il dibattito sull’importanza del linguaggio nelle istituzioni e sulla necessità di contrastare ogni forma di sessismo, che non può essere liquidato come “goliardia” o “cattivo gusto”. La vicenda dimostra, ancora una volta, come il percorso verso una reale parità passi anche e soprattutto attraverso le parole e l’esempio che le figure pubbliche sono chiamate a dare.

Di veritas

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