Un fulmine a ciel sereno per il tessuto produttivo del Friuli Venezia Giulia, arrivato alla vigilia delle festività natalizie. La Snaidero, marchio storico e simbolo del Made in Italy nel mondo delle cucine, ha comunicato la decisione di chiudere il reparto di verniciatura del suo stabilimento principale a Majano, in provincia di Udine. La chiusura, prevista per febbraio 2026, comporterà l’esternalizzazione del servizio e, soprattutto, la messa in esubero di 28 lavoratori. Una notizia che ha scosso il territorio e innescato l’immediata mobilitazione delle organizzazioni sindacali, che hanno prontamente proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori.

L’annuncio dell’azienda e la dura reazione dei sindacati

La comunicazione ufficiale è arrivata durante un incontro con le rappresentanze sindacali lo scorso 17 dicembre. A renderla nota alla stampa sono stati Massimo Minen della FenealUil, Sonia Quatrida della Filca Cisl e Carlo Cimenti della Fillea Cgil. Le tre sigle hanno espresso profonda preoccupazione per una scelta definita “unilaterale, inaccettabile nel metodo e nel merito”, annunciata senza alcun confronto preventivo. Particolarmente criticata la tempistica, a ridosso della scadenza del contratto di solidarietà che attualmente interessa tutti i 260 dipendenti dello stabilimento e che terminerà a inizio febbraio.

I sindacati non hanno esitato a definire il reparto di verniciatura come “strategico”, un cuore pulsante della produzione che garantisce qualità e flessibilità, da sempre un valore aggiunto per il marchio. L’esternalizzazione, secondo loro, rappresenta un passo indietro che potrebbe compromettere il know-how interno e la capacità competitiva dell’azienda nel lungo periodo. “Non si tratta solo di salvare posti di lavoro,” hanno dichiarato congiuntamente, “ma di difendere il futuro industriale di un’impresa che ha fatto la storia di questo territorio.”

La richiesta di un tavolo di crisi e il ruolo dei soci pubblici

Di fronte a questa situazione, la richiesta dei sindacati è stata chiara e perentoria: la convocazione urgente di un tavolo di crisi che veda la partecipazione non solo dell’azienda, ma anche della Regione Friuli Venezia Giulia e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’obiettivo non è semplicemente gestire gli esuberi, ma scongiurare la chiusura stessa del reparto, spingendo per un’alternativa che passi attraverso un serio e credibile piano di rilancio industriale. Un appello è stato rivolto direttamente anche ai soci pubblici dell’azienda, Invitalia (agenzia del Ministero dell’Economia) e la finanziaria regionale Friulia, che insieme detengono una quota significativa del capitale (42%), affinché esercitino il loro ruolo per un ripensamento della strategia aziendale.

Le organizzazioni sindacali lamentano una crisi che si protrae dal 2018, anno dell’ingresso del socio di maggioranza Dea Capital, e la mancanza di investimenti concreti nonostante l’iniezione di liquidità da parte di Invitalia a fine 2023 per supportare un piano industriale mai decollato.

Il contesto: Snaidero tra storia e sfide future

Fondata nel 1946 da Rino Snaidero, l’azienda è cresciuta fino a diventare un’icona del design italiano, esportando le sue cucine in tutto il mondo. Tuttavia, come molte realtà industriali, ha dovuto affrontare le sfide di un mercato sempre più globalizzato e competitivo. Recentemente si è profilato anche un cambio di proprietà, con il passaggio della quota di controllo da Dea Capital al fondo Green Arrow Capital. La decisione di esternalizzare una fase così importante della produzione si inserisce probabilmente in una strategia di contenimento dei costi, ma solleva interrogativi sulla visione a lungo termine della proprietà.

Il territorio friulano, e in particolare l’area di Majano, ha un legame profondo con l’azienda. Per decenni, la Snaidero ha rappresentato non solo un datore di lavoro, ma un vero e proprio motore di sviluppo e di identità locale. La preoccupazione, quindi, non è solo economica ma anche sociale, e coinvolge l’intera comunità.

Le prospettive e i prossimi passi

Le prossime settimane saranno decisive. L’attenzione è ora puntata sulla risposta delle istituzioni alla richiesta di un tavolo di confronto. La speranza dei lavoratori e dei loro rappresentanti è che si possa aprire un dialogo costruttivo con l’azienda per esplorare tutte le possibili alternative alla chiusura. Si cercherà di capire se esistono margini per un ripensamento da parte del management e quali strumenti, anche pubblici, possano essere messi in campo per sostenere un piano di investimenti e innovazione che rilanci la competitività dello stabilimento di Majano, salvaguardando occupazione e competenze.

Di atlante

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