Un velo di silenzio è stato squarciato all’interno delle mura di un istituto scolastico del Riminese, dove una ragazzina di appena 15 anni ha trovato il coraggio di raccontare un incubo che, secondo le sue parole, si consumava tra le pareti domestiche. Si è rivolta allo sportello di ascolto psicologico della sua scuola, un luogo che si è rivelato un porto sicuro per confidare attenzioni a sfondo sessuale che sarebbero arrivate dalla figura più impensabile: suo padre.

La vicenda, delicata e complessa, ha immediatamente messo in moto la macchina della tutela dei minori. Dalla scuola, la segnalazione è passata ai servizi competenti dell’Ausl Romagna, dove l’adolescente ha ribadito il suo racconto, aggiungendo dettagli ancora più inquietanti. Avrebbe parlato di atteggiamenti sessualmente espliciti subiti dal genitore da circa un anno, con un episodio specifico di molestia avvenuto verso la fine del 2024 che avrebbe segnato un punto di non ritorno.

L’inchiesta della Procura e la difesa del padre

Di fronte a un quadro così grave, l’Ausl ha trasmesso la denuncia alla Questura di Rimini e, di conseguenza, alla Procura della Repubblica. I magistrati hanno aperto un fascicolo per violenza sessuale a carico del padre, un uomo di 40 anni di origine straniera. L’uomo, difeso dall’avvocato Marco Ditroia, ha fin da subito respinto categoricamente ogni accusa, dichiarandosi completamente estraneo ai fatti contestati.

Secondo la linea difensiva, le accuse della figlia non sarebbero veritiere, ma scaturirebbero da un profondo sentimento di gelosia. Il padre imputa il racconto della quindicenne alla difficile accettazione della nascita del fratellino, un evento che avrebbe alterato gli equilibri familiari e scatenato nella ragazza una reazione distruttiva. La difesa ha inoltre depositato delle chat WhatsApp intercorse tra padre e figlia, dalle quali emergerebbe una relazione in cui sarebbe spesso l’adolescente a cercare il contatto con il genitore, anche con richieste di denaro.

L’incidente probatorio: la conferma della ragazza

Un momento cruciale dell’indagine si è svolto recentemente in tribunale, con l’audizione protetta della quindicenne in sede di incidente probatorio. Si tratta di una procedura speciale che permette di “cristallizzare” una testimonianza, specialmente quella di soggetti vulnerabili come i minori, rendendola una prova a tutti gli effetti in vista di un eventuale processo. Assistita da una psicoterapeuta, la ragazza ha confermato punto per punto la sua versione dei fatti, ripercorrendo nel dettaglio i diversi episodi di presunti abusi. La sua testimonianza, resa in un ambiente protetto per garantirne la serenità, sarà ora un elemento fondamentale per le valutazioni della magistratura.

Il compito degli inquirenti sarà ora quello di vagliare attentamente tutti gli elementi raccolti: da una parte la testimonianza dettagliata e costante della presunta vittima, dall’altra la ferma negazione del padre e la sua ipotesi legata a dinamiche di gelosia familiare. La giustizia dovrà fare il suo corso per accertare la verità in una vicenda che scuote le fondamenta di un nucleo familiare e accende i riflettori sulla necessità di ascolto e protezione per i più giovani.

Di veritas

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