Come una fenice che risorge dalle ceneri di un panorama editoriale a lungo orfano di un simile progetto, sorge un nuovo astro nel firmamento della cultura italiana. Si chiama “La fine del mondo” ed è molto più di una semplice rivista: è un manifesto programmatico, un atto di fede nella potenza del racconto disegnato. A partire dal 18 dicembre, tutte le edicole italiane accoglieranno il numero zero di questo audace mensile a fumetti, edito dal quotidiano Il Manifesto, che si prefigge l’obiettivo di “ricostruire un luogo” per appassionati e neofiti della nona arte.

In un’epoca dominata dalla frammentazione digitale, l’idea di una rivista antologica, un contenitore fisico di storie e stili diversi, suona come una coraggiosa dichiarazione d’intenti. L’operazione, ideata e curata dal genio surreale di Maicol & Mirco (al secolo Michael Rocchetti), non è una semplice incursione nel mondo delle nuvole parlanti, ma una vera e propria chiamata alle arti che ha radunato un pantheon di autori a dir poco stellare.

Un parterre de rois per un progetto epocale

Sfogliando le 72 pagine a colori del numero inaugurale, il lettore si imbarca in un viaggio attraverso la creatività contemporanea, guidato da tredici storie completamente inedite. La copertina stessa è un’opera d’arte, firmata da Gipi, maestro indiscusso del graphic novel italiano, la cui sensibilità pittorica e narrativa promette di essere il perfetto biglietto da visita. All’interno, il nome che forse più di tutti ha saputo catalizzare l’attenzione del grande pubblico negli ultimi anni: Zerocalcare. L’autore di Rebibbia inaugura qui la sua prima storia a puntate, spiazzando i suoi fan con una narrazione che, per la prima volta, non lo vedrà protagonista, lasciando invece la scena a personaggi inediti come l’enigmatico signor Gattini.

Ma la grandezza del progetto risiede nella sua polifonia. Accanto a questi due colossi, troviamo una selezione eccezionale di talenti che rappresentano il meglio del fumetto italiano e internazionale:

  • Il surrealismo caustico dello stesso curatore Maicol & Mirco.
  • La delicatezza e la potenza espressiva di Zuzu.
  • Il tratto grottesco e visionario del maestro giapponese dell’horror Shintaro Kago.
  • La leggenda dell’animazione italiana, Bruno Bozzetto.
  • L’umorismo lisergico del Dottor Pira.
  • La potenza visiva dello street artist Blu.
  • E ancora, una schiera di autrici e autori che definiscono il presente e il futuro del fumetto d’autore: Eliana Albertini, Martina Sarritzu, Kalina Muhova, Lise e Talami e Alice Socal.

Questa eterogeneità non è solo un punto di forza, ma l’essenza stessa della rivista: offrire uno spaccato plurale e inclusivo dell’espressione disegnata, un dialogo tra maestri affermati e voci emergenti, tra stili e sensibilità differenti.

Il trionfo di Lucca e il futuro in edicola

Prima ancora di approdare nelle edicole di tutta la nazione, “La fine del mondo” ha avuto il suo battesimo del fuoco, e il risultato è stato a dir poco trionfale. Presentata in anteprima assoluta al Lucca Comics & Games 2025, la più importante kermesse del settore in Europa, la rivista ha scatenato un entusiasmo travolgente. Le quasi 4.000 copie vendute in soli cinque giorni presso lo stand dedicato nel Padiglione Napoleone non sono un mero dato statistico, ma la prova tangibile di un bisogno inespresso, di un pubblico vasto e affamato di fumetto d’autore proposto in una formula accessibile e curata. Questo successo ha confermato la bontà di un’intuizione editoriale che si pone in continuità con la storica attenzione del quotidiano Il Manifesto verso il linguaggio del fumetto, come già dimostrato in passato da iniziative come Alias Comics.

Il percorso de “La fine del mondo” è già tracciato. Dopo l’uscita del numero zero il 18 dicembre, la pubblicazione diventerà un appuntamento fisso. A partire da gennaio, la rivista sarà in allegato a Il Manifesto ogni ultimo mercoledì del mese. Il numero 1, previsto per il 28 gennaio, vedrà un passaggio di testimone per la copertina, che sarà realizzata da Zerocalcare. Il tutto a un “prezzo politico”, come sottolineato dalla redazione, di 4 euro più il costo del quotidiano, una scelta che mira a rendere la cultura un bene accessibile e condiviso.

Con “La fine del mondo”, non assistiamo semplicemente alla nascita di una nuova testata, ma a un evento culturale di primaria importanza. È la scommessa, già in parte vinta, che la carta stampata, se veicolo di qualità, visione e passione, possa non solo sopravvivere ma prosperare, diventando un punto di riferimento imprescindibile per un’intera comunità di lettori.

Di euterpe

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