Torino si è svegliata oggi con i segni di un’azione dimostrativa notturna che ha preso di mira il cuore simbolico del potere regionale. Il Comitato “Remigrazione e Riconquista” ha infatti compiuto un blitz davanti al grattacielo della Regione Piemonte, in piazza Piemonte. L’azione, definita dagli stessi organizzatori un “primo segnale forte alle istituzioni locali”, mira a portare all’attenzione pubblica i temi della sicurezza, del degrado urbano e della gestione dei flussi migratori.

Il “Biglietto da Visita” di un Nuovo Comitato

Attraverso una nota diffusa alla stampa, il comitato ha rivendicato l’azione come un “biglietto da visita” per presentarsi sulla scena torinese. L’obiettivo dichiarato è lanciare un progetto definito “importante e ambizioso come la Remigrazione”. La scelta del luogo non è stata casuale: il grattacielo della Regione è stato identificato come “la vera stanza dei bottoni” del Piemonte, il luogo dove vengono prese le decisioni più importanti che influenzano la vita dei cittadini.

Le motivazioni alla base del blitz sono state esplicitate con toni duri e diretti. Gli organizzatori denunciano una situazione di abbandono in molte aree cittadine, non solo a Torino ma anche in altre città piemontesi, attribuendola a fenomeni come “lo spaccio, il sovraffollamento di immigrazione clandestina e l’illegalità diffusa”. Nella loro comunicazione, fanno anche riferimento a “notizie di stupri e violenze perpetrate da criminali che non dovrebbero stare sul suolo italiano”, collegando direttamente la criminalità alla presenza di immigrati irregolari.

Dalla Protesta alla Proposta di Legge: la “Remigrazione”

L’azione dimostrativa non è un episodio isolato, ma si inserisce in una strategia più ampia. Il Comitato ha annunciato l’intenzione di avviare nei prossimi mesi una raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare sulla “remigrazione”. Questo termine, centrale nel lessico del gruppo, indica una politica di rimpatrio sistematico degli immigrati irregolari e di coloro che delinquono. “Chiunque sia irregolare sul suolo italiano non ha diritto a rimanere, tantomeno chi delinque”, si legge nella nota. La loro visione è riassunta nello slogan: “Non è più tempo di essere in ostaggio a casa nostra, torniamo ad essere padroni delle nostre città”.

Il concetto di “remigrazione”, sebbene non presente nell’ordinamento giuridico italiano, è da tempo al centro del dibattito di movimenti identitari e della destra radicale in Italia e in Europa. La proposta di legge elaborata da questi gruppi, presentata in diverse occasioni, si articola in vari punti, tra cui un maggiore controllo dei flussi migratori, l’espulsione immediata degli irregolari, l’istituzione di un “Patto di Remigrazione Volontaria” e lo stop alle attività delle ONG.

Chi c’è dietro “Remigrazione e Riconquista”

Il Comitato “Remigrazione e Riconquista” non è un soggetto politico tradizionale, ma piuttosto una rete che aggrega diverse sigle della destra identitaria e radicale. Tra le realtà fondatrici figurano nomi noti come CasaPound Italia, Rete dei Patrioti, Veneto Fronte Skinheads e Brescia ai Bresciani. Queste organizzazioni, storicamente a volte divise da rivalità, hanno trovato un punto di convergenza nella volontà di tradurre in azione concreta la loro agenda politica sull’immigrazione, fenomeno che a loro dire “minaccia la coesione sociale e la sopravvivenza stessa dei popoli europei”.

L’iniziativa si inserisce in una strategia nazionale che ha visto la comparsa di striscioni e l’organizzazione di eventi in diverse città italiane, da Nord a Sud, con l’obiettivo di raccogliere le 50.000 firme necessarie per presentare la proposta di legge in Parlamento. L’azione di Torino rappresenta quindi una nuova tappa di questo percorso, con cui il comitato cerca di radicarsi e guadagnare visibilità anche nel capoluogo piemontese.

Di veritas

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