L’Italia dei pendolari si trova a un bivio critico, stretta tra un sottofinanziamento cronico del trasporto pubblico locale e scelte infrastrutturali che privilegiano le grandi opere a scapito della mobilità quotidiana. È quanto emerge in modo allarmante dalla ventesima edizione del rapporto Pendolaria di Legambiente, presentato a Roma presso la Stazione Termini. Il quadro dipinto è quello di un sistema in sofferenza, dove a farne le spese sono oltre due milioni e mezzo di cittadini che ogni giorno si affidano a treni, metro e bus per lavoro, studio e necessità.
Un Fondo Trasporti in caduta libera
Il cuore del problema risiede nel progressivo indebolimento del Fondo Nazionale Trasporti (FNT), la principale fonte di finanziamento per il settore. Secondo l’analisi di Legambiente, nel 2026 il fondo varrà, tenendo conto dell’inflazione, il 38% in meno rispetto al 2009. In valori assoluti, si è passati dai 6,2 miliardi di euro del 2009 ai 5,18 miliardi del 2024, ma la perdita reale è ben più grave. Per tornare ai livelli di spesa di quindici anni fa, sarebbero necessari almeno 3 miliardi di euro in più. La Legge di Bilancio 2026, anziché invertire la rotta, aggrava la situazione definanziando tre interventi cruciali per le aree metropolitane: vengono sottratti 425 milioni di euro alla Metro C di Roma (per la tratta Piazzale Clodio–Farnesina), si blocca il prolungamento della M4 di Milano fino a Segrate e si ferma il collegamento ferroviario Afragola–Napoli.
Meno treni, più disagi: la classifica delle linee peggiori
Le conseguenze di questi tagli sono tangibili. Nel 2024, hanno circolato 185 treni regionali in meno rispetto all’anno precedente, a causa della dismissione di convogli vecchi non adeguatamente sostituita da nuovi acquisti. Questo, nonostante un lieve miglioramento dell’età media dei treni, scesa a 14,7 anni.
Il rapporto, come ogni anno, stila la classifica delle linee peggiori d’Italia, basata sulle segnalazioni dei comitati pendolari. Ecco le situazioni più critiche:
- Ex Circumvesuviana (Campania): Si conferma maglia nera per il servizio offerto. In dieci anni ha perso 13 milioni di passeggeri, offrendo convogli spesso senza climatizzazione, stazioni non presidiate e un orario ancora definito “provvisorio”.
- Roma Nord-Viterbo (Lazio): Un vero e proprio record negativo con 8.038 corse soppresse nei primi dieci mesi del 2025. Anche la Roma-Lido continua a essere afflitta da guasti e interruzioni.
- Sassari-Alghero (Sardegna): New entry nella classifica negativa, con quattro coppie di treni soppresse e un servizio giornaliero inadeguato.
- Altre criticità: Problemi persistono anche sulla Milano-Mortara-Alessandria, sul sistema ferroviario piemontese, sulla Vicenza-Schio e sulle Ferrovie del Sud Est in Puglia. In Sicilia, inoltre, rimangono “ferite storiche” come la Caltagirone-Gela (interrotta dal 2011) e la Palermo-Trapani via Milo (chiusa dal 2013).
Il paradosso del Ponte sullo Stretto
Mentre la mobilità locale soffre, le risorse si concentrano su grandi opere. Il caso più emblematico è il Ponte sullo Stretto di Messina, che assorbe circa 15 miliardi di euro per poco più di 3 chilometri di infrastruttura. Legambiente sottolinea il paradosso: con un terzo di quella cifra (5,4 miliardi) si stanno realizzando 250 chilometri di 29 nuove tranvie in undici città italiane. Questa scelta politica drena risorse dalle aree urbane, dove la domanda di mobilità è più alta, per privilegiare un’opera dall’impatto mediatico forte ma dai benefici per la collettività ancora discussi.
Crisi climatica e “Transport Poverty”
A complicare ulteriormente il quadro ci sono gli impatti degli eventi meteorologici estremi. Solo nel 2025, si sono registrati 26 eventi (229 dal 2010) che hanno causato interruzioni del servizio ferroviario tra allagamenti, frane e ondate di calore. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti stima che i danni potrebbero raggiungere i 5 miliardi di euro all’anno entro il 2050.
In questo contesto, emerge con forza il fenomeno della “transport poverty”, o povertà di trasporto. La mobilità si trasforma da diritto a fattore di esclusione sociale ed economica. In Italia, la spesa media per i trasporti arriva al 10,8% del budget mensile delle famiglie, ben oltre la soglia del 6% indicata dall’Unione Europea come indice di vulnerabilità. Questo significa che per una fetta crescente della popolazione, muoversi diventa un lusso insostenibile, limitando l’accesso a lavoro, istruzione e servizi sanitari.
Le buone notizie e le proposte per il futuro
Nonostante il quadro a tinte fosche, non mancano segnali positivi. L’età media dei treni regionali è in calo e il numero di viaggiatori giornalieri è salito a 2,538 milioni. Si registrano anche progressi nelle elettrificazioni di alcune linee, come la Isernia-Guardiaregia, la Montebelluna-Feltre-Belluno e la Treviso-Montebelluna, che miglioreranno l’efficienza e ridurranno l’impatto ambientale.
Legambiente lancia un appello al Governo per un “salto di qualità”, chiedendo di recuperare le risorse necessarie dai sussidi alle fonti fossili e ripensando i progetti stradali dannosi. La richiesta è chiara: aumentare il Fondo Nazionale Trasporti di almeno 3 miliardi per riportarlo ai livelli reali del 2009 e investire in più treni e corse, soprattutto nelle aree urbane, per fare del trasporto pubblico una vera scelta di equità e sostenibilità.
