ROMA – La data del 2035, a lungo cerchiata in rosso sui calendari dell’industria automobilistica europea come il termine ultimo per i motori a combustione, perde la sua perentorietà. Con una mossa politica di grande rilievo, la Commissione Europea ha presentato una revisione del regolamento che, di fatto, archivia il dogma del “tutto elettrico”. Una decisione che segna una vittoria significativa per il governo italiano, capofila, insieme alla Germania, di un’alleanza di Paesi che da mesi si batteva per un approccio più pragmatico e tecnologicamente neutro.

Il cuore della svolta risiede in un cambiamento numerico solo in apparenza modesto: l’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 per le auto di nuova immatricolazione dal 2035 non sarà più del 100%, ma del 90%. Quel 10% residuo rappresenta una vera e propria valvola di sfogo che consentirà di mantenere in vita una quota di mercato per i motori endotermici, inclusi i veicoli ibridi plug-in e quelli alimentati con carburanti alternativi.

La Battaglia Italiana per la Neutralità Tecnologica

“Un accordo equilibrato e pragmatico nel rispetto della competitività”. Con queste parole la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha commentato l’intesa durante le comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio Ue. La premier ha rivendicato il successo dell’approccio italiano, volto a “correggere politiche dannose” e a garantire una piena attuazione del principio di neutralità tecnologica. Questo concetto, fulcro della strategia negoziale di Roma, sostiene che la decarbonizzazione non debba passare obbligatoriamente per un’unica tecnologia (l’elettrico), ma debba essere aperta a un mix di soluzioni in grado di raggiungere gli stessi obiettivi ambientali.

Gli sforzi del governo si concentreranno ora, ha spiegato Meloni, per assicurare che i biocarburanti “possano rappresentare una concreta prospettiva industriale anche oltre il 2035, e non soltanto un piccolo correttivo”. Si tratta di una presa di posizione forte a difesa di una filiera in cui l’Italia vanta competenze e investimenti, considerata strategica per una transizione energetica che non si traduca in una “desertificazione industriale”. L’Italia, insieme a Polonia, Repubblica Ceca e altri Paesi, aveva formalizzato questa posizione in una lettera inviata ai vertici UE, chiedendo di mantenere sul mercato ibride e biocarburanti.

L’Impatto sull’Occupazione e l’Industria

A dare la dimensione economica e sociale della posta in gioco è stato il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani. “Fortunatamente abbiamo vinto una battaglia importante”, ha dichiarato, ricordando come la decisione originaria di bloccare la produzione di auto non elettriche avrebbe messo a rischio, solo in Italia, circa 70.000 posti di lavoro. Una cifra che evidenzia il peso della filiera automotive nazionale e le preoccupazioni legate a una transizione troppo rapida e ideologica, che avrebbe potuto favorire competitor internazionali, in primis la Cina, già dominante nella catena del valore delle batterie.

La revisione della normativa è stata accolta con un misto di sollievo e cautela dal settore. Se da un lato si apprezza la fine di un approccio dogmatico, dall’altro si sottolinea l’urgenza di definire politiche industriali chiare per non perdere competitività. L’apertura ai carburanti sintetici (e-fuels) e ai biocarburanti avanzati è vista come una tecnologia “ponte” fondamentale per accompagnare il cambiamento senza traumi occupazionali e industriali.

Cosa Cambia Concretamente dal 2035?

La nuova impostazione apre a scenari tecnologici più variegati. Oltre ai veicoli 100% elettrici (BEV) e a idrogeno, potranno continuare a essere venduti:

  • Veicoli ibridi plug-in (PHEV)
  • Vetture con motori termici alimentati da biocarburanti e carburanti sintetici (e-fuels)
  • Veicoli dotati di range extender, ovvero un piccolo motore a combustione che funge da generatore per ricaricare la batteria

Le case automobilistiche potranno inoltre compensare una parte delle emissioni residue attraverso l’uso di “acciaio verde” prodotto nell’Unione Europea, un meccanismo pensato per incentivare la sostenibilità dell’intera filiera produttiva.

Tuttavia, il dibattito resta aperto. Associazioni ambientaliste e sostenitori della mobilità elettrica pura criticano la marcia indietro di Bruxelles, sostenendo che rallenterà la transizione ecologica e farà perdere all’Europa il treno dell’innovazione, avvantaggiando la concorrenza cinese. La sfida, ora, sarà tradurre i nuovi principi normativi in una strategia industriale coesa, capace di coniugare sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica e salvaguardia di un settore strategico per l’economia italiana ed europea.

Di davinci

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