Una sentenza destinata a segnare un punto di svolta nella lotta alla criminalità organizzata nel mondo del calcio. La giudice per l’udienza preliminare di Milano, Rossana Mongiardo, ha condannato a 10 anni di reclusione ciascuno Andrea Beretta e Luca Lucci, ex capi storici rispettivamente della Curva Nord dell’Inter e della Curva Sud del Milan. Le motivazioni della sentenza, depositate recentemente, dipingono un quadro allarmante di “sistematica violenza” che non solo ha minato la percezione di sicurezza all’interno dello stadio San Siro, ma ha anche causato un grave danno d’immagine, onorabilità e reputazione ai club di Inter e Milan, oltre che alla Lega Serie A, costituitisi parti civili nel processo.

LE MOTIVAZIONI DELLA GUP: “VIOLENZA SISTEMATICA”

Nelle quasi 300 pagine di motivazioni, la gup Mongiardo non usa mezzi termini. Si parla di una “sistematica violenza che ha animato l’attività” dei leader delle due tifoserie, un modus operandi che ha “minato la percezione di sicurezza all’interno dello stadio”. Questa situazione ha inevitabilmente pregiudicato l’immagine dei due club milanesi, i cui valori fondanti sono in netta contrapposizione con le condotte emerse durante le indagini. La sentenza riconosce che la vicenda ha causato “danni non patrimoniali sotto il profilo della lesione dei diritti immateriali della personalità, tra cui immagine, onorabilità e reputazione”.

Il processo, svoltosi con rito abbreviato e scaturito dall’inchiesta “Doppia Curva” coordinata dai pm della Dda Paolo Storari e Sara Ombra, ha portato a galla un sistema di potere fondato su intimidazioni e affari illeciti. Complessivamente, sono state inflitte pene per quasi 90 anni di carcere a 16 imputati.

IL SISTEMA DELLE CURVE: AFFARI ILLECITI E CONNIVENZE MAFIOSE

Le indagini hanno svelato due associazioni per delinquere distinte, una per ciascuna curva, che secondo gli inquirenti avevano stretto un “patto” per la gestione degli affari.

  • Curva Nord (Inter): Le motivazioni evidenziano un quadro particolarmente inquietante. La curva interista viene descritta come un “mero contesto materiale di copertura” per business illegali, con un “rapporto di protezione di matrice mafiosa” che aveva l’avallo del clan della ‘ndrangheta dei Bellocco. La giudice parla di una vera e propria “sudditanza” della società interista nei confronti degli esponenti della curva, finendo di fatto per “agevolarli, seppur ‘obtorto collo'”.
  • Curva Sud (Milan): Per la tifoseria rossonera, la sentenza parla della “volontà di non spartire con nessuno la gestione e gli introiti”, volontà che ha “motivato le azioni di intimidazione e di violenza”. Questo controllo garantiva guadagni illeciti superiori a “100mila euro all’anno”, derivanti principalmente dalla rivendita di biglietti.

LE ACCUSE E LE CONDANNE INDIVIDUALI

Le pene più severe, 10 anni di reclusione, sono state inflitte ai due leader principali:

  1. Andrea Beretta (ex capo Curva Nord): Imputato per l’omicidio di Antonio Bellocco, rampollo dell’omonima cosca, e per associazione a delinquere con l’aggravante mafiosa. Beretta ha poi deciso di collaborare con la giustizia, un percorso che gli ha consentito di ottenere le attenuanti.
  2. Luca Lucci (capo Curva Sud): Condannato come mandante del tentato omicidio dell’ultrà Enzo Anghinelli e per associazione per delinquere. A differenza di Beretta, Lucci ha sempre negato le accuse, definendosi un “vero tifoso”, un atteggiamento che secondo la giudice non gli ha permesso di ottenere le attenuanti.

Il processo ha riconosciuto la fondatezza di tutte le imputazioni, che spaziano da reati gravissimi come omicidio e tentato omicidio, fino all’associazione per delinquere e al traffico d’armi.

IL RISARCIMENTO PER I DANNI D’IMMAGINE

In conseguenza del danno accertato, la gup Mongiardo ha stabilito il diritto al risarcimento per le parti civili. È stata riconosciuta una provvisionale immediatamente esecutiva di:

  • 50 mila euro per il Milan.
  • 50 mila euro per l’Inter.
  • 20 mila euro per la Lega Serie A.

La sentenza sottolinea come la “strategia di violenza” abbia leso gli interessi specifici delle parti civili, cagionando loro danni sia patrimoniali che non patrimoniali. Per il Milan, ad esempio, i danni derivano dal sistema delle “doppiette” per l’ingresso abusivo allo stadio e dal clima di timore che avrebbe dissuaso molti tifosi dal partecipare alle partite. Per l’Inter, si riconosce il danno reputazionale e di immagine, con valori fondanti in netta controtendenza rispetto a quanto emerso dagli atti.

Questa sentenza rappresenta un precedente importante, che non solo sanziona penalmente i responsabili di gravi reati, ma riconosce formalmente il danno che tali comportamenti arrecano all’intero sistema calcio, minandone la credibilità e la sicurezza.

Di veritas

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