Un’opera che si sdoppia per poi ricongiungersi in un unico, intenso racconto. È questa l’essenza di “Madre” e “Padre”, il nuovo progetto del cantautore Luciano D’Abbruzzo, un’esplorazione artistica che si muove con grazia sul confine sottile tra letteratura e musica. Pubblicato dalla casa editrice indipendente ‘Edizioni Underground’ per la collana Perseidi – brevi apparizioni poetiche, il lavoro si presenta come un’entità bicefala: un libro di poesie, “Madre”, che custodisce al suo interno un album di canzoni inedite, “Padre”. Un dialogo a due voci che affronta temi universali come la discendenza, la memoria e il passaggio del testimone tra generazioni.

Un Viaggio Speculare tra Versi e Note

Il cuore del progetto risiede in questa dualità speculare. “Madre” è una raccolta di 52 poesie più una, a cui si aggiungono i testi delle canzoni contenute nell’album allegato. Come suggerisce il titolo, l’opera è un omaggio e una preghiera all’archetipo femminile, alla figura della Donna come custode e origine della vita. I versi di D’Abbruzzo, descritti da Michele Monina nella prefazione come capaci di raccontare “scene intime, casalinghe, e in quanto intime e casalinghe a loro modo epiche”, si muovono attraverso immagini brevi e dense, cercando la precisione della parola piuttosto che l’effetto retorico. Monina definisce l’artista una “faccia d’angelo dolente e indolente”, cogliendo la delicatezza e la profondità della sua scrittura.

Dall’altra parte dello specchio troviamo “Padre”, un album di otto tracce inedite che rappresenta il complemento musicale e tematico della raccolta poetica. La musica e le parole si intrecciano per esplorare la meraviglia di una storia che è al tempo stesso personale e universale: quella del “succedersi”, dell’acquisire un’eredità per poi trasmetterla, migliorata, a chi verrà dopo. Un racconto sulla cura, sulla responsabilità e sulla continuità del ciclo della vita.

Una Produzione d’Eccellenza

La realizzazione musicale di “Padre” vanta collaborazioni di altissimo profilo nel panorama italiano. L’album è stato registrato presso le storiche Officine Meccaniche di Mauro Pagani, un luogo iconico per la musica d’autore italiana. La produzione artistica è stata affidata a due nomi di grande spessore: Taketo Gohara, sound engineer e produttore di fama, noto per il suo lavoro con artisti del calibro di Vinicio Capossela, Elisa e Brunori Sas, e Niccolò Fornabaio. Il risultato è un suono asciutto ed essenziale, costruito attorno a pianoforte, chitarre e arrangiamenti misurati, che avvolgono i testi intimi e riflessivi senza mai prevaricarli.

Il mixaggio è stato curato dallo stesso Taketo Gohara, mentre il mastering è stato affidato a Giovanni Versari presso il suo rinomato La Maestà Mastering Studio, un nome che è una garanzia di qualità e che ha lavorato con i più grandi artisti della scena musicale italiana e internazionale.

Il Secondo Capitolo di un Percorso Artistico

“Madre” non è la prima incursione di Luciano D’Abbruzzo in un progetto che lega poesia e musica. Questa nuova opera segue infatti il precedente “Suoni e rumori del guardiano del bosco”, che includeva l’album “Il guardiano del bosco”, pubblicato nel 2020. Con questo secondo lavoro, l’artista prosegue e approfondisce la sua ricerca di un linguaggio capace di tenere in equilibrio due forme espressive distinte ma complementari, creando un percorso unico dove la poesia e la canzone si sostengono e si illuminano a vicenda.

La presentazione ufficiale del progetto è avvenuta il 20 dicembre a Milano, presso lo spazio Detune, con un evento che ha unito la lettura delle poesie all’esecuzione dal vivo dei brani, restituendo al pubblico la natura intrinsecamente doppia e interconnessa dell’opera.

Un’Opera che Invita alla Riflessione

In un panorama culturale spesso frammentato, il lavoro di Luciano D’Abbruzzo si distingue per la sua coerenza e profondità. “Madre” e “Padre” non sono semplicemente un libro e un disco, ma le due metà di un’unica anima artistica. Un invito a rallentare, a mettersi in ascolto di “quelle piccole cose” – un odore di caffè, il fruscio di un giornale – che, attraverso la lente della poesia e della musica, assurgono a un significato universale, parlandoci di chi eravamo, di chi siamo e di chi saremo.

Di euterpe

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