Washington D.C. – In una decisione che sta già scatenando un acceso dibattito politico e culturale, il Consiglio di Amministrazione del Kennedy Center ha approvato una risoluzione per modificare il nome del celebre centro per le arti performative. La nuova denominazione sarà “The Donald J. Trump and The John F. Kennedy Memorial Center for the Performing Arts”, abbreviato in “Trump-Kennedy Center”. L’annuncio è stato dato dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, la quale ha sottolineato come la decisione sia un riconoscimento per “l’incredibile lavoro svolto dal Presidente Trump nell’ultimo anno per salvare l’edificio”.
Secondo Leavitt, il contributo del Presidente non si sarebbe limitato alla sola “ricostruzione”, ma avrebbe riguardato anche il risanamento finanziario e il ripristino della “reputazione” dell’istituzione. La notizia è stata confermata da Roma Daravi, vicepresidente delle pubbliche relazioni del Kennedy Center, che ha parlato di un “voto unanime” che riconosce come l’attuale Presidente abbia salvato l’istituzione “dalla rovina finanziaria e dalla distruzione fisica”. Il sito web del centro culturale ha già aggiornato il proprio logo con la nuova dicitura.
Le motivazioni dietro una scelta controversa
La portavoce della Casa Bianca ha diffuso la notizia tramite un post sulla piattaforma social X, affermando di essere stata informata che “il rispettato Consiglio del Kennedy Center, composto da alcune delle persone di maggior successo da ogni parte del mondo, ha appena votato all’unanimità per rinominare il Kennedy Center in Trump-Kennedy Center”. Le parole di Leavitt mirano a legittimare una decisione che, di fatto, associa in modo permanente il nome di Donald Trump a uno dei simboli culturali più importanti degli Stati Uniti, storicamente legato alla memoria del Presidente John F. Kennedy.
Il Presidente Trump, commentando la notizia alla Casa Bianca, si è detto “onorato” e “sorpreso” dal voto, elogiando il consiglio come “molto distinto”. “Stiamo salvando l’edificio. Abbiamo salvato l’edificio”, ha dichiarato. “Ora è molto solido, molto forte”. Questi commenti fanno probabilmente riferimento a un pacchetto di finanziamenti congressuali da circa 257 milioni di dollari che il presidente ha assicurato per importanti lavori di ristrutturazione e per coprire altri costi.
Dubbi sulla legittimità e le prime reazioni
Nonostante le dichiarazioni ufficiali parlino di unanimità, sono emersi immediatamente dubbi e contestazioni. La deputata democratica dell’Ohio Joyce Beatty, membro ex officio del consiglio, ha smentito la versione del voto unanime. In un post su X, ha dichiarato: “Per la cronaca. Non è stato unanime. Sono stata silenziata durante la chiamata e non mi è stato permesso di parlare o di esprimere la mia opposizione a questa mossa”. Beatty ha inoltre sottolineato che la questione non era nemmeno all’ordine del giorno, definendo l’accaduto un atto di “censura” e un “tentativo di eludere la legge”.
La questione della legalità della ridenominazione è un punto cruciale. Il Kennedy Center è stato istituito come memoriale vivente del presidente assassinato tramite una legge federale. Pertanto, come sottolineato da Joe Kennedy III, pronipote dell’ex presidente, il nome non può essere cambiato con un semplice voto del consiglio, ma richiederebbe un’azione del Congresso. “Il Kennedy Center è un memoriale vivente di un presidente caduto e nominato per il presidente Kennedy da una legge federale. Non può essere rinominato più di quanto qualcuno possa rinominare il Lincoln Memorial, non importa cosa dica chiunque”, ha affermato.
Anche Maria Shriver, nipote di JFK, ha espresso la sua indignazione, definendo la mossa “oltre ogni comprensione” e “selvaggia”, un tentativo di macchiare l’eredità di suo zio.
Un contesto di forte politicizzazione
Questa mossa si inserisce in un contesto più ampio di forte politicizzazione delle istituzioni culturali da parte dell’amministrazione Trump. Già in passato, erano state avanzate proposte per rinominare parti del centro, come l’Opera House in onore di Melania Trump. Inoltre, poco dopo il suo insediamento, Trump ha sostituito tutti i membri del consiglio del centro con suoi alleati, che lo hanno poi eletto presidente del consiglio stesso. Lo stesso Trump aveva più volte alluso al suo desiderio di vedere il proprio nome associato al centro, riferendosi ad esso come “TRUMP/KENNEDY CENTER” in un post sui social media.
La decisione ha già provocato reazioni nel mondo dell’arte. Lin-Manuel Miranda, creatore del celebre musical “Hamilton”, ha dichiarato di non volere che il suo spettacolo venga rappresentato in quello che ha definito il “Trump Kennedy Center”. La vicenda solleva interrogativi profondi sul rapporto tra politica e cultura, sulla memoria storica e sul futuro di una delle istituzioni artistiche più amate d’America, ora al centro di una tempesta mediatica e legale.
