Roma – Il mondo della lettura digitale si affaccia su un nuovo orizzonte, tanto affascinante quanto controverso. Amazon ha ufficialmente lanciato negli Stati Uniti una nuova funzionalità basata sull’intelligenza artificiale, denominata “Ask this Book” (“Chiedi a questo libro”), che promette di trasformare l’esperienza di lettura su Kindle. Tuttavia, questa innovazione tecnologica ha immediatamente acceso un acceso dibattito, sollevando un polverone di perplessità e preoccupazioni tra autori, editori e addetti ai lavori del settore editoriale.

Un assistente di lettura personale e intelligente

La nuova funzione, al momento disponibile in fase di accesso anticipato per migliaia di ebook in lingua inglese sull’app Kindle per dispositivi iOS, è concepita come un “assistente esperto di lettura”. Il suo scopo è quello di permettere agli utenti di rimanere completamente immersi nella narrazione, offrendo risposte immediate a domande su personaggi, dettagli della trama, relazioni o elementi tematici. Se un lettore, ad esempio, non ricorda chi sia un personaggio secondario o vuole un chiarimento su un evento passato della storia, può semplicemente evidenziare un passaggio e porre la domanda. L’intelligenza artificiale fornirà una risposta contestuale e, soprattutto, spoiler-free, basandosi unicamente sulle informazioni contenute nelle pagine già lette dall’utente. Amazon ha confermato che l’estensione della funzione ai dispositivi e-reader Kindle e all’app per Android è prevista per il 2026.

Per utilizzare “Ask this Book”, è sufficiente selezionare una porzione di testo per far apparire un menu contestuale da cui scegliere l’opzione “Ask”. A quel punto, si può digitare la propria domanda o scegliere tra quelle suggerite dall’intelligenza artificiale, dando vita a una vera e propria conversazione con il libro, con la possibilità di porre anche domande di approfondimento. L’obiettivo dichiarato da Amazon è quello di “rendere più semplice rimanere immerso nei tuoi libri”, evitando al lettore di dover interrompere la lettura per cercare informazioni altrove, col rischio di incappare in anticipazioni indesiderate.

Il nodo del contendere: copyright e assenza di “opt-out”

Se da un lato la funzionalità si presenta come un utile strumento per i lettori, dall’altro tocca un nervo scoperto per il mondo editoriale. La principale fonte di preoccupazione risiede nel fatto che “Ask this Book” è una funzione “always on”, ovvero sempre attiva, senza che autori o editori abbiano la possibilità di escludere le proprie opere (opt-out). Un portavoce di Amazon ha giustificato questa scelta con la necessità di “garantire un’esperienza di lettura coerente”. Questa imposizione unilaterale ha scatenato un’ondata di critiche, poiché di fatto il sistema di Amazon accede ed elabora contenuti protetti da copyright senza un consenso esplicito da parte dei detentori dei diritti.

La questione si inserisce in un contesto legale già surriscaldato, caratterizzato da crescenti tensioni sull’uso di opere protette per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale generativa. Diverse azioni legali sono già in corso a livello internazionale, con testate giornalistiche come il New York Times e il Chicago Tribune che hanno citato in giudizio piattaforme di IA come Perplexity per presunte violazioni del copyright. Molti autori ed editori temono che i loro libri vengano utilizzati per addestrare gli algoritmi di Amazon senza autorizzazione né compenso, alimentando un dibattito sempre più acceso sul ruolo e i limiti dell’IA nell’industria creativa e culturale.

Un futuro incerto tra innovazione e tutela

La vicenda di “Ask this Book” rappresenta un punto di svolta emblematico nel dialogo, spesso conflittuale, tra progresso tecnologico e protezione della proprietà intellettuale. Mentre i lettori potrebbero beneficiare di un’esperienza di lettura arricchita e più interattiva, la comunità autoriale ed editoriale chiede a gran voce maggiore trasparenza e controllo sull’utilizzo delle proprie creazioni. La decisione di Amazon di non prevedere un meccanismo di esclusione potrebbe aprire la strada a nuove battaglie legali, definendo precedenti importanti per il futuro dell’editoria digitale.

Al di là delle questioni legali, emergono anche interrogativi sulla natura stessa della lettura. Se da un lato un’assistenza intelligente può aiutare nella comprensione di testi complessi, dall’altro c’è chi teme che possa disincentivare lo sforzo interpretativo personale, sostituendo la riflessione del lettore con riassunti e spiegazioni generate da un algoritmo. Il dibattito è aperto e le sue implicazioni sono profonde, toccando non solo gli equilibri economici del settore, ma anche il valore culturale e l’esperienza intima e personale che da secoli definisce l’atto del leggere.

Di euterpe

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