ROMA – Un segnale forte e chiaro al governo e agli alleati, che rischia di creare nuove tensioni nella maggioranza sulla linea da tenere nel conflitto ucraino. Il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, ha chiesto un netto “cambio di passo” riguardo ai nuovi decreti per la fornitura di armi a Kiev. Intervenendo nella trasmissione “5 minuti” di Bruno Vespa, il ministro ha posto condizioni precise per il futuro sostegno del suo partito: la Lega voterà i prossimi provvedimenti solo “se ci sono delle novità rispetto agli anni passati”, sottolineando la necessità di concentrarsi su armamenti con finalità difensive.

La Svolta: “Parlare di Difesa, non di Attacco”

Il cuore del messaggio di Salvini risiede in una distinzione cruciale: “Bisognerà parlare di difesa e non di attacco”. Una presa di posizione che modifica la prospettiva fin qui adottata dall’Italia, in linea con gli alleati NATO. Il leader leghista ha espresso scetticismo sulla possibilità di una risoluzione militare del conflitto a favore di Kiev. “Qualcuno pensa veramente che l’Ucraina possa vincere la guerra? Prima la finiamo è meglio è”, ha affermato senza mezzi termini, ribadendo la sua convinzione che la via maestra sia quella diplomatica e negoziale per raggiungere la pace.

Questa posizione si inserisce in un solco tracciato da tempo dalla Lega, che ha più volte manifestato perplessità sull’efficacia di un continuo invio di armamenti come unica soluzione. Già in precedenza, esponenti del Carroccio come il senatore Claudio Borghi avevano anticipato che il partito non avrebbe votato “una semplice ennesima riproposizione del vecchio decreto Armi”, chiedendo una “discontinuità che tenga conto della situazione attuale e dei negoziati in corso”.

Il Fattore Corruzione e la Cautela Necessaria

A complicare ulteriormente il quadro, Salvini ha introdotto un elemento di forte criticità, legato alla governance interna dell’Ucraina. “Con la postilla che le inchieste sulla corruzione in Ucraina di uomini vicinissimi a Zelensky ci deve far essere ancora più cauti”, ha dichiarato. Questo riferimento alle indagini per corruzione che hanno toccato ambienti vicini alla presidenza ucraina è un tema su cui il leader leghista insiste da tempo, sollevando dubbi sulla trasparenza nella gestione degli aiuti internazionali. Una preoccupazione che, secondo Salvini, impone una riflessione approfondita sulle modalità e l’entità del sostegno italiano.

Questa posizione aveva già creato in passato frizioni con altri esponenti del governo, come il Ministro della Difesa Guido Crosetto, che pur riconoscendo la necessità di combattere la corruzione, aveva sostenuto che “due corrotti non possono fermare la necessità di supportare l’Ucraina”.

Tra Pace e Responsabilità: la Posizione della Lega

Nonostante la richiesta di un cambio di rotta, Salvini ha tenuto a precisare il riconoscimento della dinamica del conflitto: “Assolutamente, c’è un aggressore e c’è un aggredito”. Tuttavia, ha voluto marcare la sua priorità politica e personale: “Io lavoro per la pace e non voglio che i nostri figli parlino di guerra o siano mandati in guerra, questo no”. Una dichiarazione che mira a rassicurare il proprio elettorato e a sottolineare una linea pacifista, in contrasto con quelle che vengono definite “idee belliciste della UE”.

La posizione della Lega si allinea a quella di altre forze politiche europee e internazionali che spingono per una de-escalation e per l’avvio di trattative concrete. Salvini ha più volte citato l’approccio dell’ex presidente statunitense Donald Trump come modello da seguire per porre fine alle ostilità.

Le Implicazioni Politiche nella Maggioranza

Le dichiarazioni di Salvini aprono inevitabilmente un fronte di discussione all’interno della maggioranza di governo. Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno finora mantenuto una linea di pieno e convinto sostegno a Kiev, in continuità con il governo Draghi. La frenata della Lega sul rinnovo dei decreti per l’invio di armi potrebbe rappresentare un serio problema politico, come paventato in passato da esponenti di Forza Italia. Resta da vedere quale sarà la mediazione possibile per ottenere il via libera del Carroccio e se il governo di Giorgia Meloni sarà disposto a concedere le “novità” richieste da Salvini, modificando la natura degli aiuti militari destinati all’Ucraina.

La questione non è di poco conto, poiché i decreti finora approvati hanno permesso al governo di inviare pacchetti di aiuti secretati per tutto l’anno, con il solo passaggio informativo presso il Copasir. Un cambio di questo meccanismo, come richiesto dalla Lega, segnerebbe una svolta significativa nella politica estera e di difesa del governo italiano.

Di veritas

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