La Procura di Milano ha impresso una svolta decisiva in una delle più vaste e complesse inchieste sulla gestione urbanistica della città, chiedendo il rinvio a giudizio per 26 persone. Le accuse, a vario titolo, sono gravi e spaziano dalla lottizzazione abusiva all’abuso edilizio, fino al falso ideologico e alla corruzione. Al centro di questo specifico filone, che ha di fatto innescato una serie di indagini a catena dal 2022, vi è il controverso progetto immobiliare “Hidden Garden”, un palazzo di sette piani sorto, secondo l’accusa, abusivamente all’interno di un cortile in zona piazza Aspromonte.
Questa richiesta di processo rappresenta un punto di arrivo per un’indagine partita oltre tre anni fa, originata da un esposto presentato da alcuni residenti della zona. Questi ultimi denunciavano la demolizione di un preesistente edificio di tre piani e di una villetta per far posto a una nuova costruzione di 27 metri, ritenuta sproporzionata e illegittima in quel contesto. La Procura, guidata in questo filone dalla pm Marina Petruzzella e coordinata dall’aggiunta Tiziana Siciliano, sostiene che l’intervento sia stato illecitamente qualificato come “ristrutturazione edilizia” anziché come “nuova costruzione”, eludendo così normative più stringenti e il pagamento di oneri di urbanizzazione adeguati.
I NOMI COINVOLTI E LE ACCUSE SPECIFICHE
L’elenco degli indagati, salito a 26 dopo un secondo avviso di conclusione indagini che ha introdotto anche l’ipotesi di corruzione, include figure di spicco del panorama tecnico, imprenditoriale e amministrativo. Tra i nomi più noti figurano:
- Paolo Mazzoleni: Architetto e attuale assessore all’Urbanistica del Comune di Torino, considerato dagli inquirenti il “dominus dell’intera operazione” progettuale. Mazzoleni è coinvolto anche in altre inchieste sull’urbanistica milanese.
- Andrea Bezziccheri: Noto costruttore a capo dell’impresa edile che ha realizzato il palazzo.
- Giovanni Oggioni: Ex vicepresidente della Commissione per il Paesaggio del Comune di Milano ed ex dirigente dello Sportello Unico per l’Edilizia, già arrestato nel marzo scorso per altre vicende legate alla gestione urbanistica.
- Carla Barone: Ex dirigente comunale.
- Giuseppe Marinoni e Alessandro Scandurra: Rispettivamente ex presidente ed ex componente della Commissione Paesaggio, anch’essi coinvolti in altre tranche dell’inchiesta.
L’ipotesi di corruzione si concentra su un presunto scambio di favori: incarichi e consulenze in cambio di pareri favorevoli all’interno della Commissione Paesaggio, organo cruciale per l’approvazione dei progetti edilizi. Secondo gli inquirenti, questo “sistema” avrebbe permesso di aggirare le normative e favorire specifici interessi privati a discapito dell’interesse pubblico e della corretta pianificazione territoriale.
IL “VASO DI PANDORA” DELL’URBANISTICA MILANESE
Il caso “Hidden Garden” è considerato emblematico e ha agito da catalizzatore, scoperchiando quello che è stato definito un vero e proprio “vaso di Pandora” nell’urbanistica milanese. L’inchiesta di piazza Aspromonte ha infatti aperto la strada a oltre una dozzina di altri fascicoli su progetti di rigenerazione urbana che hanno trasformato il volto di Milano negli ultimi anni. Sotto la lente della magistratura sono finiti numerosi altri cantieri, dalla Torre Milano in via Stresa al Bosconavigli, fino al recente sequestro della torre Unico-Brera.
Il modus operandi contestato dalla Procura appare ricorrente: interventi di nuova costruzione mascherati da ristrutturazioni attraverso l’uso di procedure accelerate come la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), senza passare per i necessari “piani attuativi”. Questi ultimi sono strumenti urbanistici fondamentali che garantiscono standard di servizi per i cittadini, come aree verdi, parcheggi e asili, proporzionati all’aumento del carico urbanistico generato dalle nuove costruzioni. La loro elusione, secondo l’accusa, avrebbe portato a una sottostima degli oneri dovuti al Comune e a un illecito profitto per gli operatori immobiliari.
LE PROSSIME TAPPE E LE CONSEGUENZE
Con la richiesta di rinvio a giudizio che sarà presto depositata sul tavolo di un Giudice per l’Udienza Preliminare (GUP), si apre una nuova fase processuale. Sarà il GUP a dover fissare un’udienza preliminare per decidere se accogliere la richiesta della Procura e mandare a processo i 26 imputati, oppure proscioglierli. Nel frattempo, alcuni dibattimenti relativi ad altri filoni dell’inchiesta sull’urbanistica sono già in corso, delineando un quadro giudiziario complesso e di vasta portata che potrebbe ridisegnare le regole e le prassi della pianificazione urbana a Milano.
La vicenda ha sollevato un acceso dibattito pubblico e politico, mettendo in discussione le politiche di sviluppo della città e le responsabilità amministrative. I residenti, che per primi hanno sollevato il caso, lamentano non solo la perdita di luce e aria, ma anche la snaturazione del tessuto urbano e architettonico dei loro quartieri. L’inchiesta, nel suo complesso, pone interrogativi cruciali sulla trasparenza dei processi decisionali e sulla necessità di un equilibrio tra sviluppo immobiliare e tutela del bene comune.
