Roma – Un appello accorato e una richiesta di azione immediata a tutti i livelli, a partire da quello europeo. Sono queste le istanze emerse con forza dall’assemblea privata di Confitarma, la Confederazione Italiana Armatori, tenutasi oggi a Roma. Il presidente Mario Zanetti ha tracciato un quadro complesso per l’armamento nazionale, sottolineando come le sfide attuali, in primis la transizione energetica, richiedano un approccio più globale e meno penalizzante per le imprese italiane.
Al centro del dibattito, le normative europee che, secondo Zanetti, “così come oggi configurate, penalizzano le imprese del settore nella competizione internazionale, esponendo gli armatori italiani anche a concreti rischi di doppia imposizione”. Un grido d’allarme che riecheggia in un settore strategico per l’economia italiana, che si trova a navigare in acque sempre più agitate da regolamentazioni stringenti e da una concorrenza globale agguerrita.
La transizione energetica: da costo a opportunità di investimento
Il fulcro dell’intervento di Zanetti ha riguardato la gestione della transizione ecologica nel settore marittimo. La proposta chiave di Confitarma è quella di destinare le risorse provenienti dal sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (ETS) direttamente alla decarbonizzazione dello shipping. “Trasformare un costo in un investimento per la competitività del sistema” è il mantra ripetuto dal presidente, che vede in questa mossa una leva strategica fondamentale per sostenere l’innovazione e l’ammodernamento tecnologico delle flotte.
Il sistema ETS, esteso al settore marittimo dal 1° gennaio 2024, impone alle compagnie di navigazione di acquistare quote per le loro emissioni di gas serra. Sebbene l’obiettivo sia nobile – ridurre l’impatto ambientale del trasporto via mare – Confitarma lamenta che, nella sua forma attuale, si traduca in una tassa che “grava sulle imprese e sui consumatori italiani senza ritornare alle aziende che generano questi fondi”. Questo, secondo Zanetti, finisce per assorbire risorse preziose anziché generare valore, mettendo a repentaglio la competitività del sistema Italia.
Un fondo pluriennale per il rinnovo della flotta
Strettamente legata alla questione ETS è la richiesta di istituire un fondo pluriennale dedicato al rinnovo e al refitting della flotta. L’obiettivo è superare le criticità emerse con gli strumenti precedenti, che si sono rivelati inadeguati a sostenere in modo efficace l’ammodernamento delle navi. Una flotta più moderna non significa solo maggiore efficienza e competitività, ma anche un minore impatto ambientale, in linea con gli obiettivi di sostenibilità globali.
Confitarma evidenzia come alcuni vincoli, come quello geografico che lega l’utilizzo delle navi incentivate a rotte che toccano porti italiani, abbiano di fatto escluso una parte importante della flotta, limitando l’efficacia degli incentivi. La flotta mercantile italiana, pur essendo un’eccellenza in diversi settori, ha mostrato negli ultimi anni un trend di decrescita, rendendo urgenti interventi strutturali per invertire la rotta.
Semplificazione, competitività e riforma dei porti: le altre priorità
Oltre alla transizione energetica, l’agenda di Confitarma per il 2026 include altre priorità strategiche, considerate indispensabili per il rilancio del settore.
- Semplificazione normativa: Un quadro di regole più snello e chiaro è fondamentale per ridurre gli oneri burocratici che gravano sulle imprese e per attrarre investimenti.
- Rafforzamento della bandiera italiana: Rendere più competitivo il registro navale italiano è un obiettivo storico, essenziale per mantenere e accrescere la flotta nazionale.
- Riforma della governance portuale: È urgente l’avvio di una riforma che garantisca regole uniformi e certezza nella programmazione. Una “super Authority” pubblica, la “Porti d’Italia Spa”, è al centro del disegno di legge che dovrebbe essere esaminato a breve dal Consiglio dei Ministri, con l’obiettivo di coordinare gli investimenti e modernizzare il sistema portuale nazionale.
L’appello di Zanetti, dunque, non è solo una critica, ma una proposta costruttiva per un “lavoro di squadra” che coinvolga istituzioni e imprese. L’obiettivo è comune: rafforzare la posizione dell’Italia nel Mediterraneo e sui mercati mondiali, guidando il cambiamento anziché subirlo. La rotta è tracciata, ora si attende una risposta concreta dalla politica, sia a livello nazionale che europeo, per garantire che il settore marittimo italiano possa navigare verso un futuro di crescita sostenibile e competitiva.
