MONZA – Un dialogo serrato tra passato e futuro, tra la solennità della pietra duecentesca e l’audacia dell’ingegneria contemporanea. Si è consumato un momento storico per la città di Monza nella sala conferenze dei Musei Civici, dove il sindaco Paolo Pilotto e l’archistar di fama mondiale Stefano Boeri hanno alzato il velo sulle due soluzioni progettuali destinate a porre fine all’annosa questione dell’inaccessibilità dell’Arengario. Chiuso da anni, questo simbolo indiscusso dell’identità monzese si appresta a riaprire le sue porte, promettendo di tornare a essere un fulcro culturale vivo e inclusivo per tutti i cittadini.
La presentazione, avvenuta durante un’assemblea pubblica molto partecipata, ha segnato il culmine di un percorso di studio e confronto durato oltre un anno. Un percorso che ha visto lo studio Stefano Boeri Architetti impegnato in una sfida tanto complessa quanto affascinante: rendere accessibile il piano nobile dell’antico palazzo comunale senza snaturarne l’essenza storica e monumentale. “Siamo felici di aver avuto l’occasione di un dialogo attivo con la cittadinanza, utile ad allargare la riflessione su un luogo radicato nella memoria di tutti i monzesi”, hanno commentato i progettisti, sottolineando l’importanza di un approccio condiviso per un intervento così delicato.
Un Monumento Sospeso nel Tempo: La Genesi di una Sfida
L’Arengario, edificato alla fine del XIII secolo, non è solo un edificio, ma un testimone silenzioso di secoli di storia monzese. La sua chiusura, imposta dalla presenza di insormontabili barriere architettoniche, ha rappresentato una ferita nel tessuto sociale e culturale della città, privando cittadini e visitatori di uno spazio espositivo di grande pregio. La necessità di un intervento si è fatta sempre più pressante, spingendo l’amministrazione comunale ad affidare l’incarico a una delle firme più prestigiose dell’architettura internazionale, Stefano Boeri, già impegnato in città nel piano di riqualificazione delle case Aler di via Baradello.
Il lavoro dello studio Boeri si è sviluppato in stretta sinergia con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e con il Comando dei Vigili del Fuoco, per garantire che ogni soluzione proposta fosse non solo funzionale e sicura, ma anche pienamente rispettosa dei vincoli storici e paesaggistici. Un punto fermo, condiviso da entrambe le proposte, è la demolizione dell’attuale scala esterna in ferro, un’aggiunta del 1965 ritenuta non più a norma e incongrua rispetto all’impianto originale.
Le Due Vie per il Futuro: Ascensore Interno o Esterno?
Le due ipotesi presentate rappresentano approcci filosoficamente diversi al problema, ciascuno con i propri punti di forza e le proprie implicazioni estetiche e funzionali. Vediamole nel dettaglio:
- Ipotesi 1: L’Integrazione Discreta
La prima soluzione prevede l’inserimento di un ascensore all’interno dell’edificio. Questo verrebbe collocato nella campata immediatamente adiacente a quella che ospita la scala elicoidale del 1902. Il pregio di questa proposta risiede nel suo impatto visivo contenuto dall’esterno, concentrando i nuovi elementi tecnologici in un’area già parzialmente modificata da interventi novecenteschi. Tuttavia, questa scelta comporterebbe un “sacrificio” in termini di spazialità del suggestivo porticato al piano terra, riducendone parzialmente la permeabilità. - Ipotesi 2: Il Dialogo Audace
La seconda proposta è decisamente più scenografica e punta su un ascensore esterno e completamente distaccato dal corpo principale dell’Arengario. L’accesso al piano nobile avverrebbe tramite una passerella sospesa in vetro, che si collegherebbe all’edificio rievocando l’antico accesso dal portale sulla facciata est. Questa soluzione permette una chiara e onesta lettura dell’intervento contemporaneo, lasciando intatta la struttura storica e preservando integralmente lo spazio del porticato. Si tratterebbe di un vero e proprio dialogo tra antico e nuovo, un segno architettonico forte che non nasconde la sua natura.
Il Percorso Verso la Realizzazione
La presentazione pubblica apre ora una fase di riflessione e dibattito cittadino, fondamentale per orientare la scelta finale dell’amministrazione. Il sindaco Pilotto ha confermato che l’obiettivo è avviare i cantieri nel corso del 2026. Prima di qualsiasi intervento, verranno effettuati dei saggi archeologici per indagare un’area di altissimo valore storico. L’investimento previsto per l’opera ammonta a circa 500.000 euro, finanziati con risorse proprie del bilancio comunale.
La riapertura dell’Arengario non rappresenta solo la soluzione a un problema di accessibilità, ma un’opportunità strategica per Monza. Restituire alla città uno spazio espositivo di tale prestigio, pienamente accessibile, significa potenziare l’offerta culturale, attrarre nuovo turismo e, soprattutto, riannodare un legame profondo tra i monzesi e uno dei luoghi simbolo della loro storia. La sfida, ora, è scegliere quale futuro architettonico scrivere per questo eterno testimone del tempo.
