ROMA – Una frenata decisa, motivata dalla necessità di proteggere un settore strategico per l’economia nazionale. Durante le comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio Europeo, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha messo in chiaro la posizione del governo italiano sull’accordo commerciale tra l’Unione Europea e i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay): la firma, ipotizzata a breve, è “ancora prematura”. Una presa di posizione che allontana la ratifica di un trattato negoziato per oltre 25 anni e che mira a creare una delle più grandi aree di libero scambio al mondo.

Le ragioni della cautela: tutele per il settore agricolo

Il cuore della questione, come ribadito dalla Premier, risiede nella necessità di finalizzare un robusto pacchetto di misure a salvaguardia del settore agricolo italiano. “È necessario attendere che il pacchetto di misure aggiuntive a tutela del settore agricolo sia perfezionato e, allo stesso tempo, illustrarlo e discuterlo con i nostri agricoltori”, ha dichiarato Meloni. Questo non significa, ha precisato, un’opposizione preconcetta o un blocco totale all’intesa. L’Italia, infatti, guarda con interesse all’accordo per le positive ricadute attese sull’export, sia industriale che agroalimentare, e per la tutela di oltre 50 denominazioni di origine geografica. Tuttavia, il via libera è condizionato all’inclusione di “adeguate garanzie di reciprocità”.

Le preoccupazioni del mondo agricolo sono concrete e condivise da diverse associazioni di categoria come Coldiretti e Cia-Agricoltori Italiani. I timori principali riguardano la concorrenza sleale da parte dei produttori sudamericani, che non sono soggetti agli stessi standard ambientali, sanitari e sociali imposti in Europa. Si punta il dito, ad esempio, sull’utilizzo in Sud America di decine di fitofarmaci vietati da anni nell’UE e sulla mancanza in Brasile di un sistema di tracciabilità per milioni di capi di bestiame. L’apertura del mercato a prodotti come carne bovina, pollo, zucchero e miele a dazi ridotti o nulli potrebbe mettere in ginocchio numerose aziende italiane.

Un fronte europeo diviso e le prossime tappe

La posizione italiana si allinea a quella di altri Paesi membri, in primis la Francia, da sempre molto critica sull’accordo. Anche Polonia, Austria, Irlanda, Belgio e Ungheria hanno espresso forti riserve, creando una potenziale minoranza di blocco in seno al Consiglio UE. Al contrario, nazioni come Germania e Spagna spingono per una rapida conclusione. In questo contesto, il ruolo dell’Italia diventa cruciale.

Nelle scorse settimane, il governo ha lavorato intensamente con la Commissione Europea ottenendo, secondo quanto riferito da Meloni, “passi in avanti significativi”. Tra questi, l’introduzione di un meccanismo di salvaguardia, un fondo di compensazione e un rafforzamento dei controlli fitosanitari. Anche il Parlamento Europeo ha recentemente approvato la sua posizione negoziale, chiedendo l’introduzione di una clausola di salvaguardia per i prodotti agricoli più sensibili. Tuttavia, queste misure non sono ancora state finalizzate e, per l’esecutivo italiano, non sono sufficienti a dare il via libera definitivo.

La premier si è detta “molto fiduciosa che con l’inizio del prossimo anno tutte queste condizioni possano verificarsi”, lasciando intendere che il rinvio potrebbe non essere sine die. La palla passa ora ai negoziati a Bruxelles, dove si cercherà di trovare una quadra che possa soddisfare le esigenze di tutti i 27 Stati membri, bilanciando gli interessi commerciali e industriali con la sacrosanta tutela del comparto agricolo europeo.

Il contesto: un accordo da 722 milioni di consumatori

L’accordo UE-Mercosur, se ratificato, creerebbe un mercato comune di oltre 722 milioni di consumatori. Per l’Unione Europea, il Mercosur rappresenta un partner commerciale di rilievo, con esportazioni di beni che nel 2024 hanno raggiunto i 57 miliardi di euro. L’Italia, in particolare, esporta verso l’area sudamericana soprattutto macchinari, veicoli, elettronica e prodotti farmaceutici. D’altra parte, l’UE importa dal Mercosur principalmente materie prime come greggio, soia, caffè e prodotti agricoli. La bilancia agroalimentare italiana con il blocco sudamericano è in forte deficit: nel 2018, a fronte di 268 milioni di euro di esportazioni, le importazioni hanno raggiunto 1,93 miliardi. Questi dati spiegano l’estrema cautela del governo e la ferma richiesta di garanzie reali prima di apporre la firma su un accordo dalle enormi potenzialità, ma anche dai rischi non trascurabili.

Di veritas

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