Un’ombra cupa si allunga sulla sanità palermitana. La Procura della Repubblica di Palermo, sotto la guida del procuratore Maurizio de Lucia, ha portato alla luce un presunto e radicato sistema criminale che speculava sul dolore dei familiari dei defunti. Al centro dell’inchiesta, denominata “il business del caro estinto”, vi è la camera mortuaria del Policlinico “Paolo Giaccone”, dove il rilascio delle salme sarebbe diventato merce di scambio per un giro di mazzette. La magistratura ha richiesto l’arresto per 15 persone, accusate a vario titolo di associazione a delinquere, corruzione e concussione.
L’inchiesta: un sistema ben collaudato
Secondo quanto emerso dalle indagini, condotte dalla Squadra Mobile, quattro operatori della camera mortuaria del Policlinico avrebbero costituito un’associazione a delinquere. Questi, abusando della loro pubblica funzione, avrebbero preteso somme di denaro da titolari e dipendenti di diverse agenzie di onoranze funebri per “oliare” e accelerare le pratiche burocratiche necessarie al rilascio delle salme, alla loro vestizione e al disbrigo degli aspetti burocratici. Un vero e proprio sistema, con tanto di tariffario illecito che variava a seconda della “prestazione” richiesta, con somme che andavano da 50 a 400 euro. Dalle intercettazioni è emerso che persino per concedere a un marito l’ultimo saluto alla moglie defunta sarebbero stati chiesti 50 euro, mentre per l’espianto di un pacemaker la cifra poteva salire a 200 euro.
L’indagine, che complessivamente vede 52 indagati, è scaturita quasi per caso da un’intercettazione effettuata dalla Squadra Mobile di Milano. Durante una conversazione tra due impresari funebri, uno milanese e uno palermitano, quest’ultimo spiegava la necessità di versare 100 euro a un addetto dell’obitorio per il trasferimento di una salma, affermando candidamente: “perché qui funziona così“. Questa frase ha dato il via all’approfondimento investigativo a Palermo, svelando una “rete di anomali e patologici rapporti” e un “mercimonio della propria pubblica funzione”, come definito dalla Procura.
Gli indagati e le accuse
La richiesta di arresto riguarda quattro dipendenti della camera mortuaria, considerati i promotori del sistema, e undici tra titolari e dipendenti di agenzie funebri che avrebbero alimentato il giro di corruzione. I quattro operatori ospedalieri, Salvatore Lo Bianco, Marcello Gargano, Antonio Di Donna e Giuseppe Anselmo, sono accusati di associazione a delinquere. Gli altri indagati, legati a diverse imprese funebri, rispondono di corruzione. Tra gli episodi finiti nell’inchiesta vi sarebbe anche la gestione della salma di Francesco Bacchi, il giovane ucciso a gennaio 2024 fuori da una discoteca a Balestrate.
Gli imprenditori del settore che si rifiutavano di sottostare a questo sistema criminale, secondo gli inquirenti, venivano minacciati e la loro attività lavorativa ostacolata.
Le reazioni e i provvedimenti
La direzione del Policlinico di Palermo, appresa la notizia dell’indagine, ha inizialmente disposto il trasferimento dei quattro dipendenti coinvolti ad altri incarichi. Successivamente, alla luce della gravità dei fatti contestati e del danno d’immagine arrecato all’azienda ospedaliera, ha optato per la sospensione cautelativa dal servizio. Ora spetterà al Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) fissare gli interrogatori preventivi, al termine dei quali deciderà se accogliere o meno la richiesta di applicazione delle misure cautelari avanzata dalla Procura.
Questa vicenda getta una luce sinistra su un settore delicato, dove la fragilità e il dolore delle persone vengono sfruttati per un profitto illecito, tradendo la fiducia dei cittadini nelle istituzioni pubbliche e sanitarie.
