Caracas – La già precaria situazione della libertà di espressione in Venezuela subisce un nuovo, duro colpo. Il noto politologo e comunicatore Nicmer Evans, una delle figure più rappresentative della corrente del “chavismo critico” verso il governo di Nicolás Maduro, è stato arrestato nella sua abitazione da agenti del Servizio Bolivariano di Intelligence Nazionale (Sebin). La famiglia ha denunciato l’arresto come “arbitrario”, sottolineando che i funzionari non hanno presentato alcun mandato giudiziario, limitandosi a giustificare il prelievo come una semplice “convocazione” per un colloquio. Da oltre 48 ore, i familiari non hanno più sue notizie, alimentando gravi preoccupazioni sulla sua sorte e sulle sue condizioni di salute.

L’episodio riaccende i riflettori sulle pratiche repressive adottate dal governo venezuelano contro le voci dissidenti, una strategia che, secondo numerose organizzazioni per i diritti umani, si è intensificata negli ultimi anni. L’arresto di Evans, infatti, non è un caso isolato ma si inserisce in un contesto di sistematica persecuzione di giornalisti, attivisti e oppositori politici.

Una “convocazione” senza mandato: la cronaca dell’arresto

Secondo le testimonianze dei parenti e quanto riportato da diverse fonti, agenti del Sebin si sono presentati presso la residenza di Evans a Caracas. Senza esibire alcun documento legale che giustificasse l’azione, lo hanno invitato a seguirli per una presunta “intervista”. Questa modalità, definita una “prassi” dalle organizzazioni per i diritti umani, è stata più volte contestata in quanto maschera veri e propri arresti arbitrari, spesso preludio di detenzioni prolungate e, in alcuni casi, di sparizioni forzate.

Poco prima di essere portato via, Nicmer Evans ha avuto modo di registrare e diffondere un video attraverso i suoi canali social. Nel filmato, con grande lucidità e coraggio, confermava la “convocazione” e ribadiva la sua intenzione di collaborare, affermando: “Ci metterò la faccia, non ho nulla da temere. La libertà di espressione è così e chi la difende è sempre disposto a esporsi”. Queste parole, oggi, suonano come un testamento della sua coerenza e del suo impegno civile.

La famiglia, dopo oltre 48 ore di silenzio da parte delle autorità, ha presentato un ricorso di habeas corpus presso i tribunali di Caracas. Questo strumento legale mira a obbligare lo Stato a rivelare il luogo di detenzione del cittadino, a verificarne l’integrità fisica e a garantirne i diritti fondamentali, come previsto dalla Costituzione venezuelana. La moglie, Martha Cambero, ha espresso profonda preoccupazione anche per le condizioni di salute di Evans, che soffre di ipertensione ed è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico all’apparato digestivo lo scorso anno.

Chi è Nicmer Evans: dal chavismo alla critica aperta

La figura di Nicmer Evans è particolarmente significativa nel panorama politico venezuelano. In passato vicino al progetto politico di Hugo Chávez, dopo la morte del leader nel 2013, Evans si è progressivamente allontanato dalla linea del suo successore, Nicolás Maduro. Insieme ad altri intellettuali e politici, ha dato vita a quella che è conosciuta come la corrente del “chavismo critico” o “chavismo dissidente”. Questo movimento, pur richiamandosi agli ideali originari della “Rivoluzione Bolivariana”, contesta la deriva autoritaria, la corruzione e la cattiva gestione economica del governo Maduro.

Evans è anche il direttore del portale di informazione digitale Punto de Corte, una testata indipendente che si è distinta per le sue analisi critiche e le sue inchieste. Proprio a causa della sua attività giornalistica e delle sue opinioni, non è la prima volta che finisce nel mirino delle autorità. Già nel luglio del 2020 era stato arrestato con l’accusa di “istigazione all’odio” e detenuto per 51 giorni, prima di essere rilasciato senza accuse formali a seguito di un indulto presidenziale. Negli anni ha inoltre denunciato ripetute minacce e detenzioni arbitrarie anche nei confronti dei membri della sua redazione.

Un contesto di repressione sistematica

L’arresto di Nicmer Evans si inserisce in un quadro allarmante di violazione dei diritti umani in Venezuela, documentato da numerose organizzazioni internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch. La repressione contro il dissenso si manifesta attraverso diverse forme:

  • Detenzioni arbitrarie: Migliaia di persone, tra cui oppositori politici, attivisti, giornalisti e manifestanti, sono state arrestate senza un giusto processo.
  • Violenza e torture: Sono state riportate numerose testimonianze di torture e maltrattamenti durante la detenzione.
  • Restrizione della libertà di stampa: Decine di media indipendenti sono stati chiusi e molti giornalisti sono stati incarcerati o costretti all’esilio. Attualmente, si stima che almeno 20 giornalisti e operatori dei media siano detenuti nel paese.
  • Criminalizzazione della protesta: Le manifestazioni pacifiche vengono spesso represse con un uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza.

La Missione Internazionale Indipendente di Accertamento dei Fatti delle Nazioni Unite sul Venezuela ha concluso in diversi rapporti che le autorità venezuelane sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, alcune delle quali potrebbero costituire crimini contro l’umanità. L’arresto di Evans è l’ennesima conferma di una politica volta a silenziare ogni forma di critica e a consolidare un potere sempre più autoritario. La comunità internazionale e le organizzazioni per la difesa della libertà di stampa seguono con apprensione l’evolversi della situazione, chiedendo l’immediato rilascio di Nicmer Evans e il rispetto dei diritti fondamentali per tutti i cittadini venezuelani.

Di atlante

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