Milano si scopre palcoscenico di un incontro tanto inatteso quanto emblematico, un dialogo silenzioso tra la satira più graffiante e la fede più sincera. Al TAM Teatro Arcimboldi, dove è in scena per la prima volta in Italia il pluripremiato e controverso musical “The Book of Mormon”, gli spettatori vengono accolti da una presenza singolare: giovani missionari della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni che, con sorriso e cortesia, offrono copie gratuite del testo sacro che dà il titolo allo spettacolo. Un gesto che ricalca una tradizione ormai consolidata a Broadway e nel West End londinese, dove la Chiesa ha scelto di rispondere all’irriverenza con l’apertura, trasformando la provocazione in un’opportunità.
UN MUSICAL RIVOLUZIONARIO E POLITICAMENTE SCORRETTO
“The Book of Mormon” non è uno spettacolo per i deboli di cuore. Nato dalle menti geniali e dissacranti di Trey Parker e Matt Stone, i creatori della celebre serie animata “South Park”, insieme a Robert Lopez, co-autore di successi come “Avenue Q” e delle musiche di film Disney come “Frozen” e “Coco”, il musical è un trionfo di umorismo tagliente e riflessioni profonde sulla fede, la religione e la cultura. Dal suo debutto a Broadway nel 2011, ha collezionato un successo planetario, vincendo nove Tony Awards (incluso quello per il Miglior Musical), un Grammy e numerosi altri riconoscimenti internazionali.
La trama segue le peripezie di due giovani e ingenui missionari mormoni, l’ambizioso Elder Price e il goffo ma di buon cuore Elder Cunningham. I due vengono inviati in missione in un remoto villaggio dell’Uganda, un luogo flagellato da povertà, AIDS e dalla violenza di un brutale signore della guerra. Il loro ottimismo e le loro certezze dottrinali si scontrano duramente con una realtà che mette a nudo l’inadeguatezza del loro messaggio di fronte a problemi tanto soverchianti. Lo spettacolo, pur deridendo alcuni aspetti del mormonismo e della religione organizzata, si rivela essere una riflessione più ampia sul valore della fede, sulla speranza e sulla capacità dell’uomo di trovare conforto e solidarietà anche attraverso narrazioni imperfette e reinventate.
LA RISPOSTA DELLA CHIESA: UN’AZIONE DI DIALOGO
L’iniziativa dei missionari presenti fuori dal Teatro Arcimboldi è la manifestazione di una strategia comunicativa intelligente e pacifica, adottata dalla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni fin dagli esordi dello show a New York. Invece di opporsi frontalmente alla satira, la Chiesa ha scelto di sfruttare la visibilità offerta dal musical per invitare alla conoscenza diretta del Libro di Mormon. Questa tattica si è rivelata vincente: negli Stati Uniti, la Chiesa acquista addirittura spazi pubblicitari nei programmi di sala dello spettacolo, con frasi ironiche come “Il libro è sempre meglio”.
Questa risposta dimostra una notevole apertura e autoironia, riconoscendo che lo spettacolo, pur nella sua esagerazione comica, può stimolare la curiosità del pubblico. Offrendo il testo originale, i missionari invitano a un confronto diretto, lasciando allo spettatore la libertà di formarsi un’opinione personale, distinguendo la finzione teatrale dal contenuto del testo sacro. Il Libro di Mormon, pubblicato per la prima volta nel 1830, è considerato dai fedeli un altro testamento di Gesù Cristo e racconta la storia di antiche civiltà nelle Americhe, inclusa una visita di Gesù risorto in quel continente.
IL SUCCESSO A MILANO E LA REAZIONE DEL PUBBLICO
L’arrivo di “The Book of Mormon” a Milano, in lingua originale inglese, rappresenta una scommessa vinta per il TAM, che prosegue nella sua volontà di offrire al pubblico italiano grandi musical contemporanei. La prima milanese ha registrato uno straordinario successo, con il pubblico che ha accolto calorosamente l’energia del cast, le musiche contagiose e la comicità irriverente dello spettacolo. La presenza dei missionari all’esterno ha aggiunto un ulteriore livello di interesse e discussione, un “fuori scena” che arricchisce l’esperienza teatrale e la proietta nella realtà cittadina.
La scelta di Milano come unica tappa italiana conferma il ruolo della città come capitale culturale aperta e cosmopolita, capace di accogliere anche le proposte più provocatorie e complesse del panorama internazionale. La reazione composta e dialogante della comunità mormone locale, in linea con quella delle sue controparti internazionali, offre un esempio di come il confronto tra visioni del mondo apparentemente inconciliabili possa generare non conflitto, ma un arricchimento reciproco e una più profonda riflessione sui temi universali della fede, del dubbio e della ricerca di significato.
