Un fronte compatto di sindacati e docenti si schiera contro l’avanzata dell’intelligenza artificiale nel sistema scolastico italiano. A seguito del recente varo delle linee guida per l’introduzione dell’IA a scuola da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito, Cub Scuola Università e Ricerca (Piemonte), insieme a Cobas Sicilia, Cobas Veneto e Cobas Umbria, hanno aderito con forza all’appello lanciato da un gruppo di insegnanti, dando vita alla campagna “I.A. BASTA!”. La mobilitazione esprime una profonda preoccupazione per quella che viene definita una “adozione frettolosa ed acritica” di tecnologie imposte dalle grandi multinazionali tecnologiche, le cosiddette Big Tech.
Le critiche alle linee guida ministeriali
Il cuore della protesta risiede nella critica radicale alle nuove disposizioni ministeriali, che promuovono l’uso di software di intelligenza artificiale come ChatGPT e Gemini in qualità di “tutor per l’apprendimento personalizzato”. Secondo i promotori dell’appello, il Ministero trascurerebbe un aspetto fondamentale: questi strumenti, pur essendo in grado di generare risposte verosimili, spesso forniscono informazioni false o inaffidabili. Viene citato a supporto di questa tesi un presunto studio del MIT (Massachusetts Institute of Technology) del 2025, secondo il quale il 95% dei progetti pilota che hanno impiegato tali software sarebbe fallito, evidenziandone l’immaturità per un’applicazione concreta in contesti delicati come quello educativo.
L’accusa mossa è che l’insistenza sull’adozione di queste tecnologie non risponda alle reali necessità pedagogiche e didattiche della scuola, ma piuttosto agli interessi economici dei loro produttori. Si teme una deriva verso un modello di istruzione spersonalizzato, dove gli studenti vengono trasformati in “prodotti di filiera” attraverso un addestramento automatizzato.
Il primato della relazione umana e l’alternativa del software libero
L’appello ribadisce con forza un principio cardine della pedagogia: “la relazione umana è l’unico ingrediente indispensabile per l’insegnamento e l’apprendimento”. In opposizione ai sistemi di IA centralizzati e proprietari, i docenti e i sindacati invitano a esplorare e sperimentare “tecnologie conviviali, situate e basate su software libero”. La convinzione è che solo partendo dalle esigenze concrete di studenti, docenti e famiglie si possa realizzare un vero rinnovamento della scuola.
A sostenere questa visione vi sono anche figure di spicco del movimento per il software libero, come il professor A. R. Meo, presidente di Assoli (ASsociazione per il SOftware LIbero). L’associazione da lui presieduta si batte da anni per promuovere l’adozione di software open source nelle istituzioni, come alternativa etica e trasparente ai prodotti delle grandi corporation tecnologiche.
La mobilitazione: una conferenza per definire la strategia
Per illustrare nel dettaglio gli obiettivi e le prossime tappe della campagna “I.A. BASTA!”, è stata indetta una conferenza stampa. L’evento si terrà il 16 dicembre alle ore 14:30 presso la sede CUB SUR in corso Marconi 34 a Torino. Sarà inoltre possibile seguire l’incontro online, a testimonianza della volontà di raggiungere un pubblico ampio e variegato su tutto il territorio nazionale. Ulteriori dettagli e una rassegna stampa dedicata sono disponibili sul sito ufficiale della campagna.
Questa iniziativa si inserisce in un dibattito più ampio e complesso sull’integrazione dell’IA nel mondo del lavoro e della società, come dimostrano anche precedenti convegni organizzati dalla CUB. La preoccupazione non è solo legata alla qualità dell’insegnamento, ma anche alle implicazioni etiche, sociali ed economiche di una digitalizzazione pervasiva e non governata democraticamente. La scuola, secondo i promotori, non deve diventare terreno di conquista per interessi privati, ma rimanere un baluardo di pensiero critico e di formazione umana integrale.
