Roma – In un’assemblea nazionale del Partito Democratico dai toni accesi e dalle dinamiche complesse, la segretaria Elly Schlein ottiene un risultato cruciale per la sua leadership. La sua relazione programmatica è stata approvata con 225 voti a favore, nessun contrario e 36 astenuti. Un voto che, al di là dei numeri, ridisegna gli equilibri interni al partito, segnando una nuova fase caratterizzata da un’inedita alleanza e da una minoranza sempre più definita e critica.

L’Asse Schlein-Bonaccini: Una Maggioranza Allargata

Il dato politico più rilevante emerso dall’assemblea è senza dubbio l’ingresso formale dell’area che fa capo al presidente del partito, Stefano Bonaccini, nella maggioranza che sostiene la segretaria. Proprio Bonaccini, principale sfidante di Schlein alle scorse primarie e punto di riferimento dell’ala riformista, ha annunciato il suo pieno appoggio, motivandolo con la necessità di superare le divisioni interne per un obiettivo comune: “Visto che l’obiettivo da oggi è vincere le prossime elezioni, diamo una mano”. Con questa mossa, Bonaccini ha di fatto sancito la fusione della sua corrente, “Energia Popolare”, con la maggioranza, portando con sé figure di peso come Piero De Luca, Antonio De Caro, Eugenio Giani e molti altri amministratori locali.

Nel suo intervento, Schlein ha rivendicato con forza i risultati ottenuti, parlando di un “partito più unito e compatto” che ha saputo smentire chi ne prefigurava la fine. “È finito il tempo delle divisioni e dei litigi. Continuerò ad essere la segretaria di tutti”, ha dichiarato la leader dem, tendendo la mano anche ai critici e sottolineando come il confronto interno sia una ricchezza e non un ostacolo. Un ringraziamento diretto è andato proprio a Bonaccini, riconoscendone il ruolo fondamentale nel processo unitario.

La Minoranza Riformista: Astensione come “Apertura di Credito”

Se da un lato la maggioranza si allarga, dall’altro si definisce con maggiore nettezza una nuova minoranza interna. I 36 astenuti provengono infatti dall’ala più “ultra-riformista”, che ha preso le distanze dalla linea di Bonaccini dopo l’evento del 24 ottobre a Milano. Questo gruppo, che annovera tra le sue fila esponenti di spicco come Lorenzo Guerini, Paolo Gentiloni, Graziano Delrio, Pina Picierno, Giorgio Gori e Piero Fassino, ha scelto di non votare contro la relazione, ma di astenersi.

È stato proprio Fassino a esplicitare il significato di questa scelta: “Non è una sfiducia, è una messa alla prova, un’apertura di credito”. Una posizione che cela, ma non troppo, le profonde critiche verso la leadership di Schlein. Le principali obiezioni riguardano la carenza di confronto interno, sollevata da diverse voci come quelle di Simona Malpezzi e Lia Quartapelle, e l’incertezza su nodi politici cruciali. “Il pluralismo si pratica, non si dichiara e basta”, ha punzecchiato Pina Picierno, che ha anche messo nel mirino l’alleato potenziale Giuseppe Conte, sostenendo che “non c’è spazio per il trumpismo e il putinismo mascherati da pacifismo”.

I Nodi Irrisolti: Alleanze, Politica Estera e il “Caso Delrio”

L’assemblea ha deliberatamente evitato di affrontare di petto le questioni più divisive, come la strategia delle alleanze e la linea sulla politica estera, che avrebbero potuto trasformare le astensioni in voti contrari. La minoranza, tuttavia, continua a chiedere chiarezza, in particolare sul rapporto con il Movimento 5 Stelle e sulle posizioni internazionali del partito.

Un altro tema di frizione è stato il disegno di legge contro l’antisemitismo presentato da Graziano Delrio e successivamente sconfessato dal partito. Silvia Costa ha criticato la richiesta di ritirare le firme, ricevendo la pronta replica di Francesco Boccia, capogruppo al Senato, che ha difeso la necessità di rappresentare una linea condivisa dal gruppo parlamentare e non posizioni individuali. Boccia ha anche lanciato una frecciata alle correnti, affermando: “Quando il pluralismo smette di riprodurre idee e riproduce assetti non è una risorsa, ma un freno per il Pd”.

Prospettive Future: Verso le Elezioni Politiche

Nonostante le tensioni, l’obiettivo dichiarato da tutte le componenti del partito è quello di costruire un’alternativa credibile alla destra di governo. Dario Franceschini ha parlato di “un percorso lungo e difficile” che richiede di concentrare tutte le energie sull’obiettivo comune, superando le vicende interne. Elly Schlein, dal canto suo, ha ribadito la sua ambizione di guidare un partito capace di fare “sintesi senza perdere la nettezza della proposta politica” e ha rivendicato i consensi in crescita, affermando che “la partita per le Politiche è apertissima”.

La nuova geografia interna del PD vede quindi una segretaria rafforzata dal sostegno del suo ex principale avversario, ma con il fiato sul collo di una minoranza agguerrita che, pur concedendo un’apertura di credito, è pronta a dare battaglia sui contenuti e sulla linea politica in vista delle prossime, decisive, scadenze elettorali.

Di veritas

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